Nuove Sottoclassi per il Ladro – D&D 5e

Ladri. L’astuto lestofante che scivola furtivo nell’ombra, l’agile e scattante esploratore di dungeon pronto a scoprire ogni trappola o pericolo, il manipolatore di persone e di poteri mistici trafugati con astuzia…da sempre il ladro in Dungeon & Dragons (non solo nella quinta edizione) ha coperto vasti ambiti archetipici. Davide Pastore (mod del gruppo Telegram “non solo d&d“) ha creato nuove sottoclassi per il Ladro di d&d 5e: l’Artigiano di Trappole, la Lama Invisibile e l’Ombra Mentale.

Ecco una piccola anteprima. Sì, sono un fan degli psionici da sempre.

Artigiano di Trappole

Molti avventurieri vedono nelle trappole una seccatura, un qualcosa da evitare il più possibile, ma c’è chi vede nelle trappole una vera e propria arte. Questi individui spesso divengono Artigiani di Trappole, maestri di ogni aspetto delle trappole, meccaniche o magiche che siano.

Un Artigiano di Trappole non è solo esperto e rapido nel disattivare questi congegni letali, ma è soprattuto abile nella loro creazione, usando le trappole a proprio vantaggio dentro e fuori dal combattimento.

Lama Invisibile

Chi è questo folle che osa sfidare il minotauro nell’arena? Il minotauro brandisce un’enorme ascia bipenne, e lui estrae un leggero pugnale. Il minotauro si prepara alla carica, e lui si libera della corazza. Il minotauro avanza a corna basse, e quello sorride: un grande ghigno maniacale. È matto? Desidera forse morire?

No, è una Lama Invisibile, e il minotauro ha fatto il più grande, e ultimo, errore della sua vita: sottovalutare un simile avversario.

Ombra Mentale

Uno spettro nei pensieri degli incauti, un sussuro nei brutti sogni dei potenti, un’immagine appena intravista dietro un angolo prima di sentire una fitta alla testa. I ladri che scelgono di adottare l’archetipo dell’Ombra Mentale sono più che semplici spie o assassini in grado di penetrare nelle menti delle creature ed alterarle: considerano invece il loro addestramento e i propri poteri psichici quali estensioni di un profondo processo di introspezione che richiede la conoscenza dei più interiori scopi e motivazioni altrui.

La disciplina delle ombre mentali viene trasmessa in gran segreto da maestro a discepolo per conto di organizzazioni segrete, gilde e governi, oppure in isolati e segreti monasteri dove questa arte è unita all’ascetismo e alla piena comprensione di sé, abbandonando qualsiasi interesse mondano in favore dell’illuminazione. Quale che siano le loro origini, tutte le ombre mentali sanno come muoversi, impercettibili, nei dedali del pensiero con la stessa facilità con cui altri ladri sgusciano in vicoli bui e cunicoli segreti.

Link per download gratuito

Ciancio alle bande, ecco il link per scaricare queste sottoclassi del ladro create da Davide Pastore per d&d 5e: buon divertimento.

Se cercate altro materiale per la 5e di d&d, eccolo qua.

Se volete vedere le altre sottoclassi create da Davide Pastore, eccole.

Mi raccomando lasciate un commento per dire se le trovate bilanciate, se vi piacciono e cosa ne pensate.

Rapax – Ladro Folle – Background

Ecco il BG fatto per un ladro umano in D&D 3.5. Questo è forse il PG a cui ero più affezionato. Purtroppo ora è deceduto, anzi, è ridotto a un vegetale e io sto giocando un simpatico nano mago. Ad ogni modo è adattabile a qualsiasi personaggio che ami il sotterfugio, l’avventura e sia molto curioso, halfilng e kender sono candidati ottimali. ATTENZIONE: Background senza parti tragiche!

Ti aspetta un luminoso futuro. Così mi dissero i miei genitori, quando mi spedirono in convento. Ero molto piccolo, avrò avuto 8-9 anni, e non capii appieno quello che intendevano.

Fatto sta che mi recai nel monastero che si trovava nei pressi della città, e nel quale avrei dovuto trascorrere i successivi dieci anni, “dieci!”, uscendone solo una volta al mese, per recarmi a “rendere omaggio alla mia famiglia”.

Non che fosse sgradevole, intendiamoci, anzi, non mi dispiaceva studiare, anche se odiavo le lezioni impartite dai tutori, mi piaceva esplorare i tomi in autonomia, spesso trovandovi scoperte assai curiose. D’altro canto, il solo pensiero di rimaner chinato sui libri per 5 giorni la settimana (in quanto gli altri due erano dedicati, uno alla partecipazione alla giornata di preghiera, e l’altro a compiere lavoretti per la cura e il mantenimento del tempio), mi spingeva in uno stato di tristezza sconfinata. No, decisamente non faceva per me. Tre giorni di studio sarebbero stati più che sufficienti, pensai. Quindi decisi di autogestire i miei tempi, evadendo con discreta regolarità dalle mura del cenobio, per recarmi in città. A pensarci ora era grande, a confrontarla con le altre che ho incontrato nei miei spostamenti, anche se allora mi sembrava normale, era solo la mia città, Nerlash.

Il ritorno dalla mia prima fuga non fu gradevole: ero stato scoperto. Non fu tanto la ramanzina, e nemmeno il dover camminare inginocchiati sui ceci recitando le preghiere, per tutte le sere di una settimana intera. No, la cose peggiore furono i due mesi di stretta sorveglianza che seguirono. Non mi fu possibile deviare nemmeno per un istante dalle attività che erano state programmate, figuriamoci fare una capatina a Nerlash. Mentre io bramavo di poter tornare a calcare le sue strade, annusare i suoi odori, scoprire i suoi segreti, insomma: muovermi libero da costrizioni costanti. Tuttavia usai questo periodo per imparare, per scoprire chi era stato a riferire dei miei spostamenti al superiore, e per pianificare una nuova evasione. Nartil, era questo il nome dello spione. L’avrei tenuto a mente.

Allo scadere del termine fissato per la mia sorveglianza, venni condotto nuovamente dall’abate, e dovetti convincerlo che, sì, avevo colto la gravità del mio gesto, e che no, non avrei mai ripetuto più una simile infrazione, e di nuovo sì, avevo imparato la lezione ed ero cambiato. La condizione più facile per un bugiardo è quando la propria vittima desidera disperatamente credergli.

Feci passare ancora qualche settimana, durante le quali cercai di rigare il più dritto possibile, dopodiché decisi che era infine giunto il momento. Mi intrufolai nella camera di un fratello anziano, frugai un po’ tra le sue cose e rubai una catenella d’oro, impreziosita da un pendente ricco di gemme. A questo punto entrai di soppiatto nella cella di Nartil e nascosi la refurtiva nel suo letto. Ma non mi bastava farlo accusare, oh no. Attesi, e dopo poche ore il fratello anziano iniziò a sbraitare che gli era stato sottratto un oggetto. Dopo la furia e le minacce, subentrò la preoccupazione: infatti arrivò a promettere una lauta ricompensa a chiunque l’avesse trovato. Non persi tempo, la sera stessa, con leggerezza, accennai a un altro novizio di come fosse strano Nartil in questi giorni. Fingendomi totalmente ingenuo, lasciai cadere vari indizi che lasciassero supporre un suo coinvolgimento nella sottrazione del pendaglio: discorsi strani, nuovi acquisti, comportamenti furtivi. Il modo migliore di convincere qualcuno è far sì che si senta intelligente, inoltre bisbigliare è uno dei modi più efficaci per essere creduti.

Quasi non finì nemmeno di mangiare. Nel giro di pochi istanti era già andato dalla vittima, a raccontarle che possedeva informazioni preziose sul furto e su come recuperare la refurtiva. La sera stessa la questione era davanti all’abate, che ordinò una perquisizione della stanza di Nartil. Il quale fu bandito dall’ordine e consegnato alla giustizia. Fortunatamente il mio collega, preoccupato di dover dividere la ricompensa con qualcun altro, evitò di coinvolgermi nella vicenda, e fu una fortuna, poiché sarebbe sembrato sospetto che io accusassi l’uomo che poco tempo prima aveva accusato me. Fortuna o no, andò a buon fine. Non mi restò che mettere in giro la voce che, casualmente, dopo che Nartil si era comportato da spia, era stato incastrato proprio da una soffiata. Questo mi assicurò un lungo periodo di calma, durante il quale ne approfittai per abbandonare il tempio un paio di volte a settimana, proprio come avevo intenzione di fare fin dall’inizio. Durante una delle tante escursioni, mi capitò di imbattermi in un gruppo di ragazzi di strada, forse furono gli abiti poveri che usavo durante le mie uscite clandestine, forse il mio vagabondare solitario, o chissà cos’altro. Fatto sta che mi presero in simpatia, e incominciammo a frequentarci abitualmente. Scoprii tutti i passatempi che ogni persona dovrebbe conoscere: alleggerire i passanti delle proprie borse, imbrogliare osti e mercanti, lanciare fango o uova alle guardie. La bella vita, insomma.

Non che mi servisse a qualcosa rubare questi oggetti, la mia famiglia era ricca e se avessi avuto bisogno di qualcosa, mi sarebbe bastato chiederlo. No, era il gusto dell’avventura che cercavo, quel fremito nella cassa toracica, il gusto di sfidare la sorte. Inoltre in queste avventure guadagnai un soprannome: Rapace. Divertente. L’avesse saputo mio padre, il capostipite della famiglia Aquilei; un rapace, un degno figlio per un’aquila.

Ciononostante non trascurai completamente i miei impegni al tempio, tutto sommato avevo scoperto che anche lì si trattava di possedere lingua svelta, mani rapide e mente acuta.

Sarebbe potuto continuare per sempre. Senonché, in una delle mie visite periodiche alla famiglia, sentii mio padre avere una strana discussione con mio fratello. Questi era da poco tornato dal fronte, dove aveva appena ricevuto una promozione come colonnello. Mio padre gongolava. E disse qualcosa come: ora ho un figlio a un passo dal diventare generale, e il secondogenito sarà presto vescovo. Rimasi interdetto. “oh, ti ringrazio per la fiducia, padre”, risposi dubbioso. “Fiducia?” Esclamò sorpreso, “Ma quale fiducia? Tuo zio, il cardinal Ferdenis Aquilei intercederà per farti avere la nomina, questione di un paio di anni, il tempo che tu diventi adulto”. Bofonchiai una risposta qualunque e smisi di interagire. Ero stordito. Passai l’intera serata, e poi tutta la notte a pensare. Mi aspettava un destino prefissato, una strada spianata dal potere della mia famiglia, in cui ogni ostacolo sarebbe stato rimosso, in cui non ci sarebbe stato il posto per il rischio, la sfida, l’azzardo. Bastava aspettare e ogni cosa sarebbe stata condotta me. Senza contare che, ricoprendo una carica del genere, mi sarebbe stata precluso qualunque tipo di svago nella città bassa. No, non faceva per me.

Il giorno dopo recandomi al tempio mi fermai lungo la strada, in un luogo appartato, lasciai impronte come a simulare una colluttazione, mi travestii, mi tagliai i capelli, che gettai all’ingresso del tempio, lasciando un biglietto in cui dicevo che avevo rapito Darval Aquilei, vale a dire me stesso. Provarono a inseguirmi, ma i monaci non sono rinomati per la loro abilità nella caccia. Mi tolsi il costume da rapitore e presi la prima diligenza diretta verso un luogo lontano. Abbandonai il mio vecchio nome, pensai inoltre che anche il mio soprannome poteva essere indicativo della mia identità, per cui lo tradussi alla bene e meglio nella lingua antica, di cui avevo appreso i rudimenti. Finalmente ripresi a fare ciò che preferivo: cacciarmi nei guai.