Background del Barbaro Enorme – D&D 5e

Questo è il BG del Barbaro che sto giocando adesso. So che avevo già fatto un Barbaro (qui), ma per una serie di sfortunati eventi mi ritrovo a giocarlo di nuovo (serviva qualcuno da prima linea). I master purtroppo mi hanno vietato di parlare dell’ambientazione, quindi starò molto sul vago e cambierò alcuni dettagli importanti.
NB: come vedrete il personaggio è ha muscoli enormi, ma non è molto sveglio (e fin qua, è come il 99,9% dei barbari), quindi ha anche forti tendenze maschiliste, machiste e discriminatorie in generale. Quindi se le sue parole vi suonano offensive, sappiate che è perfettamente normale ed anzi, è proprio il senso del personaggio. Come sempre provo a scrivere in prima persona, immedesimandomi, per cui proverò a usare la sua padronanza linguistica (estremamente moderata) e la sua visione del mondo (per nulla moderata)
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Ultima nota: i master hanno creato una situazione particolare, incoraggiandoci a fare varie tipologie di reskin (se volete approfondire, link), per cui io ho preso le caratteristiche di un Elfo e come immagine del personaggio uso questa:

Non mi piace pensare al passato. Certo, a volte dico “anche io una volta ero un secco di merda come voi. Ora guardate qua” mentre flexo duro. Però una cosa è vantarsi di essere migliorati, una cosa è pensare davvero al passato.

Perchè ero davvero un secco di merda. Mi chiamavo Johnny Good. Mi ha cresciuto mio zio. Una vera femminuccia. Pensate che quando sono iniziati i primi scontri di confine vicino al nostro villaggio, invece di combattere ci ha fatto scappare nella grande città. Ero ancora un bambino, non potevo andare al fronte. Dovevo seguirlo.

Non mi ci trovavo per nulla. Ero abituato alla calma e alle tradizioni del villaggio. Qua invece era tutto strano. Veloce. Confuso.

Più diventavo adulto e più questo mondo mi andava stretto. Le donne ad esempio. Chi le capisce? Iniziarono a piacermi, però ormai non si possono più fare i complimenti a quelle che incontri per strada. Uno prova magari di notte a urlare a una ragazza che gira da sola che è bellissima per poi provare a baciarla he subito ti danno del maniaco. Del violento.

Avevo degli amici. Cioè, più che altro gente con cui passavo le ore libere tra un lavoretto e l’altro. Un gruppo di ragazzi secchi e un paio di ragazze betoniera. Dei veri boiler.
Secondo loro dovevo mostrare più rispetto per le donne. Secondo me le ragazze erano solo gelose, perchè loro non avrebbero mai avuto le attenzioni di nessuno e i ragazzi erano troppo fighette per provarci veramente con una donna vera con la D maiuscola.

Però finché il problema era solo quello potevo farcela. Pian piano iniziarono le richieste sempre più assurde. All’inizio mi si chiedeva di trattare le donne come fossero persone normali, senza dare della Betoniera e chi era effettivamente grassa e senza “molestare” quelle belle. Addirittura smettendo di dare della scoiattola a chi girava mezza nuda. Ok, potevo anche farlo, però non è colpa mia se il mondo funziona in questo modo: i maschi devono conquistare e le donne devono essere belle e fare un po’ le ritrose. Altrimenti dove andiamo a finire?

Poi iniziarono pure coi drow. Non potevo chiamarli carboncini, elfi sporchi e nemmeno orecchie a punta troppo abbronzati. Ormai difendere le proprie origini era considerato un crimine in questa città. Poi lo sappiamo che gli “Elfi Oscuri” vengono qua solo per rubare.

Poi pure i finocchi. Sì, non dovrei chiamarli così, appunto. Tutti continuavano a dirmi che dovevo rispettarli. Trattarli come se non fossero dei malati. Che loro volevano rimanere malati o qualcosa del genere.

Poi addirittura gli animali. Era meglio mangiare poca carne, sostituirla con la soya. Evitare anche le uova. La società stava diventando davvero malata, si parla di robe strane e ci si preoccupa della “sos-te-ni-bi-li-tà”. Ma se abbiamo sempre fatto così e non è mai successo nulla, perchè dobbiamo iniziare a preoccuparci proprio ora?

Poi perfino i trans e travestiti (che non ho capito, ma credo che sono la stessa cosa). Fare attenzione a usare il maschile, il femminile e il neutro, che non esiste.

Insomma, dovevamo fare tutti attenzione a parlare di tutta questa gente, usare bene le parole in modo da non far capire che in realtà facevano schifo a tutti.

Basta. Un giorno ho abbandonato la città. Ho accettato un lavoretto da fighetta in cui dovevo raccogliere certe piante curative nelle colline così potevo stare un po’ da solo, lontano da questi che mi facevano fare il doppio della fatica quando dovevo parlare.
Forse la mia scelta migliore, perchè ho finalmente incontrato lui.

Era un grosso ratto antropomorfo. Ma che dico. Non grosso: ENORME! Si chiama Arnoldo NeroNero, però è tutto bianco, con gli occhi rossi. Mi ha insegnato tutto quello che so ed è grazie a lui che ho smesso di essere un secco di merda. Ora mangio tanto petto di tacchino e soprattutto l’albume delle uova, sollevo ghisa, faccio flessioni sulle nocche e mi ha insegnato perfino a combattere e a dare la caccia ai ricercati. Ho cambiato il mio nome in Squoiattolo, per far capire subito a tutti che sono un tipo tosto, con cui è meglio non scherzare.

Poi mi ha insegnato che non devo rispettare l’opinione dei secchi e delle betoniere, perchè se erano davvero intelligenti allora avevano muscoli enormi. Invece non si rispettano e allora io posso non rispettare loro! Se qualcuno mi rompe le scatole io posso semplicemente flexare e avendo il bicipite più grosso ho per forza ragione.



Come sempre spero vi siate divertiti a leggerlo quanto mi sono divertito io a scriverlo.
Se cercate altri Background da cui prendere spunto per PG o PNG, ecco gli altri che ho scritto.
Altrimenti potreste curiosare la sezione D&D 5e con tanti approfondimenti, HR ecc.

Background per un Automa Mago

Sarebbe un personaggio di Shadow of the Demon Lord, un Clockwork, però è adattabile a qualsiasi gioco in cui ci siano razze tipo i Forgiati di D&D o gli Android di Pathfinder. Poi in realtà non è neanche un mago, visto che in SotDL si parte da livello 0. Però era per dare un’idea di cosa vorrà diventare “da grande”.

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Se un’anima umana viene posta in una macchina, cosa si ottiene? Come si definisce l’identità?

Chi siamo noi? Come definiamo il nostro essere? Molti direbbero un’unione di corpo e anima. Pare una definizione solida. Però cosa accade quando il nostro corpo cambia? Se ci tagliamo i capelli, siamo ancora noi? E i nostri capelli recisi sono ancora una parte di noi o solo spazzatura? In casi più estremi, come un’amputazione, che succede? Come consideriamo l’arto amputato e il corpo mutilato? Se poi ci viene messa una protesi?

Per non parlare di quando un’anima viene presa dall’oltretomba per essere vincolata a una struttura di metallo. Chi siamo noi in questo caso? L’anima precedente? Il nostro corpo? Un individuo totalmente nuovo? Difficile rispondere a domande come queste, sicuramente non sono io ad avere le risposte.
Una cosa però è certa: siamo esseri viventi e meritiamo, in quanto tali, dei diritti fondamentali. Inalienabili.

Non la pensavo in questo modo qualche anno fa. Anzi, non pensavo affatto a tutto questo. Cinque anni fa per la precisione. Però pare una vita fa. In effetti lo era. Potrei dire di non essere la stessa persona, da molti punti di vista.

Io ero, forse sono ancora, la macchina lavoratrice “qualificata SiderGeo 989”. Con la mia squadra, i miei fratelli, direi adesso, lavoravo alla miniera. Gli umani ci usavano per l’estrazione dei minerali. Noi Clockwork siamo molto comodi: non beviamo, non respiriamo, non mangiamo. Poi siamo resistenti, anche se a volte non abbastanza.

Il mio compito era quello di compiere le riparazioni alla strumentazione e di compiere analisi sui campioni, le strutture e l’aria, in modo da stilare i rapporti.
I miei fratelli avevano il compito più duro: usare i picconi e spingere i carrelli.
Per tutti era naturale, o almeno, si comportavano come se lo fosse.

Pur essendo senzienti eravamo trattati come fossimo macchine. Strumenti estremamente comodi e autosufficienti, ma nulla più.

La svolta accadde una sera. A fine turno. Ero sotto a controllare un binario parzialmente divelto. All’improvviso un tonfo. Un crollo. Nulla di troppo allarmante, era normale. Mi avvicinai per esaminare la situazione. Poi vidi uno sbuffo di gas sulla polvere che galleggiava in aria. Questo sì che era allarmante. Non feci in tempo a dire nulla. Luce. Boato. Poi buio.

Mi risvegliai nell’officina. Sentii gli umani che parlavano tra loro.
“Questo si è riattivato!”
“Oh, almeno uno. Però guarda: cade a pezzi ormai. Dovremmo buttarlo assieme agli altri e prenderne uno nuovo”
“No, dai, se uso i pezzi buoni delle altre carcasse, dovrei riuscire a rimetterlo in sesto”
“Bah, dici?”
“Sì, dai, almeno risparmiamo qualcosina e poi ci beviamo gli avanzi del fondo cassa riparazioni!”
Poi buio di nuovo.

Mi risvegliai.
Confuso. Mi sentivo strano.
“Hey, funziona! Herbert, questo funziona!”
“Lascia perdere: guarda qua!”, sentii un foglio che veniva sventolato, come fosse più pesante di uno spadone “I capi hanno deciso che qua si chiude tutto.”
“Ma come?!? C’è ancora molto da estrarre là sotto”
“Troppi crolli e troppi problemi. Che cavolo ne so. Hanno detto di chiudere tutto e andarsene”

Ancora non riuscivo a connettere bene. C’era qualcosa che non andava in me. Provai a muovermi, a dire qualcosa, ma non avevo il pieno controllo del mio corpo.

I due si alzarono e uscirono, chiudendo la porta. Poco dopo, sempre che la mia cognizione del tempo fosse affidabile, sentii il rumore della carovana che se ne andava.

Pian piano recuperai l’uso del corpo. Posso dire che era il MIO corpo? Non lo so. A volte lo faccio ugualmente, per comodità. Altre volte questa locuzione mi pare profondamente errata.
I miei arti erano spariti, sostituiti da quelli dei miei fratelli. Il mio tronco era tenuto insieme da varie bande metalliche, probabilmente anch’esse ricavate dei miei compagni morti.

Con la lentezza data dalla sensazione di estraneità che provavo, uscii dall’officina e iniziai a perlustrare la zona, in cerca di oggetti utili. Mi imbattei in una piastra levigata, così lucida da riflettere la mia immagine.
Fu decisamente bizzarro. Io non ero io. L’immagine che mi veniva riflessa non corrispondeva minimamente all’immagine mentale che avevo di me stesso.
Trovai dei vestiti e li indossai.
Ecco. Così almeno avrei dato meno l’impressione di essere quello che ero: un’accozzaglia di pezzi di creature diverse. Solo i viso era rimasto invariato. Qualche graffio, però i cambiamenti piccoli non contano, come dicevamo prima, no?

Mentre mi sistemavo la manica notai una piastra a scorrimento nel braccio. Il piccolo pannello poteva essere spostato da una leggera pressione. Lo feci, senza indugiare. D’altronde ormai il corpo era mio, no?

Dentro era incisa una scritta “Nolite Te Bastardes Carbondrorum”. Il braccio era di “operaio Geo 232”. Doveva essere lingua antica. Avevo già sentito quella locuzione, anni addietro. “Non lasciare che i bastardi ti calpestino”.

Rimassi alcuni minuti completamente immobile a fissare l’orizzonte fuori dalla finestra. “Nolite Te Bastardes Carbondrorum”. Chi sono i bastardi? Chi lo calpestava? La risposta era ovvia, ma per coglierla serviva, per così dire, una rivoluzione paradigmatica.

Dopo qualche minuto raggiunsi una nuova convinzione: non potevo lasciare che gli umani ci usassero come “carne” da macello. Non possiamo lavorare come schiavi per loro, per poi essere gettati via come spazzatura quando siamo feriti.

Ero vivo ed avevo uno scopo. Dovevo solo trovare un modo per raggiungerlo. Ero stato progettato per studiare. Forse avrei potuto studiare la magia, in modo da liberare dalle catene fisiche e mentali il maggior numero di fratelli.




Se il BG vi è piaciuto, potete trovarne altri QUI. Però anche se non vi è piaciuto potreste andare a leggere gli altri per vedere se qualcuno vi piace…no?

Come far incontrare i Personaggi? Non la solita taverna di D&D

Alla fine quando si inizia una campagna o un’avventura in un Gioco di Ruolo (che sia D&D, Pathfinder o altri), spesso tra master e giocatori si concorda in sessione zero che i PG si conoscono già, oppure si trovano insieme in taverna. Però magari vorreste cambiare e far interagire per la prima volta i personaggi in maniera diversa dal solito, per uscire dai cliché.

Ecco quindi una raccolta dei sistemi che ho visto, provato o di cui ho parlato con altri (specialmente nel gruppo Non Solo D&D e sulla mia pagina Instagram). Ovviamente non è un elenco esaustivo, quindi siete vivamente incoraggiati a lasciare un commento, se notate una mancanza o avete un’idea nuova.

Obiettivo Comune

Forse la scelta più spontanea per far agire insieme i vari personaggi, è fare in modo che tutti vogliano raggiungere la medesima meta. Per ottenere questo risultato, si può provare a forzare la mano oppure li si può tentare con ricompense di vario genere

  • Una persona che conoscono in comune è sparita. A questo punto la cosa più logica è che uniscano le forze per trovarla. L’approccio è interessante perchè offre già una missione di partenza. Però un pg molto menefreghista potrebbe fare spallucce e dire “che si arrangi”.

    Giocabile anche con qualche variante, come: rapimento, richiesta di aiuto non specificata o cose del genere.
  • I personaggi sono gli Eletti. Quindi devono assolutamente compiere la missione. Va bene se giocate con dei bambini o per partite in cui non volete mettere un grande sforzo di contestualizzazione.

    Però può diventare interessante, se invece i PG sono giunti allo stesso gruppo di ascolto per persone “dotate” in un’ambientazione in cui i poteri sono molto mal giudicati dalla maggior parte delle persone.
  • Un parente dei PG muore e alla lettura del testamento si scopre che sono stati nominati tutti co-eredi. Purtroppo vi è una clausola, per riscuotere l’eredità devono prima sbrigare una semplicissima incombenza. E così la prima missione è servita.

    Questa in realtà non l’ho mai provata e l’ho letta su internet, ma pare una figata!
    Magari su può variare come richiesta sul letto di morte o giù di lì.

Assoldati Insieme

Questo è il più classico degli appuntamenti. Solo un filo meno sbrigativo del classico “vi conoscete già”. Però si può declinare in varie sfumature. Cerchiamo di enumerarle per sommi capi.

  • I PG vengono chiamati da qualcuno che li conosceva che gli affida una missione. Ecco, si trovano e sanno cosa fare assieme. Fine dell’impegno.

    Si può anche usare nella versione “annuncio pubblico“, proclamato per tutto il regno, ma anche solo “volantinaggio in città“.

    Una richiesta interessante per partire (perchè adatta a perfetti sconosciuti di livello 1 e perchè la si può sviluppare come si vuole) è quella di provare a mappare il territorio. In questo modo si possono anche affiancare PNG durante la missione.
  • I personaggi non si conoscevano proprio, ma facevano parte della medesima organizzazione. (io in una campagna semiseria ho usato una gilda chiamata “La Gilda”, anche voi l’avete fatto?) Magari erano parte di un gruppo di cacciatori di mostri della stessa accademia, affidati allo stesso gruppo di intervento, oppure erano al soldo del medesimo nobilotto che li manda a soddisfare un suo capriccio, e via dicendo.
    Qui le declinazioni sono infinite e non vi annoio oltre.
  • Invece che essere assoldati, i PG potrebbero essere “convocati”, nel senso più arcano possibile. Vale a dire che una qualche distorsione planare, un incantesimo andato storto, l’influenza di una potente entità del multiverso o l’apparizione di un magico portale potrebbero aver teletrasportato magicamente tutti i PG assieme.

    Il senso di forzatura rimane parecchio evidente, però può essere uno spunto interessante da cui partire, magari per indagare sulle cause, vendicarsi sul colpevole o almeno esplorare luoghi esotici.

Trauma Condiviso

Il senso è: buttiamo della (metaforica) cacca addosso ai pg. La situazione di pericolo li spingerà a collaborare per forza.

  • Sono prigionieri. Magari per crimini che hanno davvero commesso, magari ingiustamente. Oppure sono prigionieri di guerra, ostaggi o anche gladiatori, comunque qualcuno ha pensato bene di intrappolarli in qualche modo.

    A questo punto si può inserire uno spunto per consentire loro la fuga. Dopo la prima missione di evasione, risulta naturale meditare vendetta o indagare per capire le motivazioni dietro la loro cattura.
  • Sono tutti casualmente in un posto quando succede qualcosa di catastrofico. Quindi collaborano, se non altro per salvarsi la vita. Anche perchè loro saranno gli unici ad avere un minimo di addestramento utile.

    Tipo un attentato terroristico alla fiera che tutti stanno visitando. Arriva un mostro incredibile in città, ma vanno bene anche eventi atmosferici traumatici, come terremoti, inondazioni e maremoti. Oppure erano nella stessa locanda quando uno di loro è stato aggredito da alcuni assassini. Altrimenti potreste usare l’invasione da parte di un esercito nemico.

    Attenzione che se usate uno di questi due tipo di incontro, bisogna inserire qualche elemento per far in modo che la collaborazione continui anche in seguito. Quindi elementi di mistero, possibilità di ricompense o rischio continuativo. Vedete voi. Perchè se avete giocatori molesti, il rischio di “bene, è stata dura, ma siamo sopravvissuti, magari tra un anno troviamoci a bere per ricordare l’anniversario, ciao, vado che ho dimenticato la pozione di cura sul fuoco” è alto.
  • Altrimenti il trauma potrebbe essere un’amnesia. Nessuno dei membri del gruppo ricorda le cause e le modalità dell’incontro con gli altri.
    L’amnesia è spesso abusata nelle trame fantasy e non solo. Però questo non vuol dire che non si possa far saltare fuori qualcosa di originale e divertente, anche perchè la versione “di massa” io non l’ho mai provata, per esempio.

Incontrarsi in Viaggio

Il tema del viaggio è ricorrente, specialmente nei fantasy. Quindi perchè non far incontrare i PG per strada? Così potranno socializzare, affrontare assieme le sfide e magari scoprire qualcosa su cui vale la pena investigare maggiormente.

Si potrebbe usare una carovana, una nave, un treno, a seconda dell’ambientazione e delle preferenze ci potrebbero essere mezzi perfino più esotici.
Ovviamente tenete presente che con mezzi diversi avrete una minore o maggiore possibilità di “uscire dai binari” o perfino abbandonare il mezzo di locomozione! Quindi scegliete con cura a seconda di quanto spazio di manovra iniziale volete dare ai PG e ai giocatori.

Però in linea di massima possiamo inserire spunti di qualsiasi genere. Data la ristrettezza dell’ambientazione sarà naturale collaborare per approfondirli.

Pianificare come si conoscono

Magari però volete iniziare l’avventura senza dover ruolare l’incontro tra i PG, però non volete nemmeno liquidare il tutto con un “vi conoscete già”. Ecco allora che potreste strutturare il tutto in modo diverso.

  • Per cominciare, potreste diversificare un po’, usando scelte come “erano amici d’infanzia” o “si sono incontrati qualche tempo prima a un concerto”, ma sepreferite qualcosa di più strutturato e dettagliato, leggete le due opzioni successive.
  • Volendo, potreste far tirare su delle tabelle casuali le conoscenze fra i vari PG ed eventualmente anche PNG.
    Certo, se non avete molto tempo a disposizione, magari perchè la quarantena da Coronavirus è finita, oppure semplicemente non ne avete voglia, questo metodo non fa per voi.
  • Quindi vi suggerisco questo, che se non erro è ripreso da F.A.T.E.: a turno ogni giocatore decide come conosce uno degli altri personaggi. Entrambi i giocatori devono essere d’accordo (anche perchè altrimenti saremmo tutti lì a dire che abbiamo conosciuto il paladino mentre rubava, spacciava droga e picchiava i gattini, solo per farlo innervosire). Ovviamente se Alice dice che conosce Bob per il motivo x, questi non potrà dire che conosce Alice per il motivo x, ma dovrebbe selezionare un altro personaggio.
    Se i giocatori sono tanti (anche solo 5 o più), potreste fare due giri, così da essere sicuri di avere abbastanza collegamenti tra d i loro.

    Io l’ho provato per una brevissima campagna di Sine Requie e mi è parso funzionale e divertente al tempo stesso. Sia da fare sia per le conseguenze in gioco.

…E se non si conoscessero?

A volte mi è capitato di ruolare le parti prima dell’incontro tra i pg, però:
1) si forma un gruppo poco omogeneo, favorendo attriti tra i pg
2) ci vuole un sacco di tempo.

Voi ci avete provato? Com’è andata?



Questi sono a grandi linee i metodi che conosco, se ne avete altri, sparate pure, che sono sempre ben felice di confrontarmi e migliorare il servizio.
Dopo aver deciso come far incontrare i PG, serve forse uno spunto per una oneshot, o magari un metodo per trovare i giocatori (anche online).
Oppure volete pensare già all’ambientazione?

Rapax – Ladro Folle – Background

Ecco il BG fatto per un ladro umano in D&D 3.5. Questo è forse il PG a cui ero più affezionato. Purtroppo ora è deceduto, anzi, è ridotto a un vegetale e io sto giocando un simpatico nano mago. Ad ogni modo è adattabile a qualsiasi personaggio che ami il sotterfugio, l’avventura e sia molto curioso, halfilng e kender sono candidati ottimali. ATTENZIONE: Background senza parti tragiche!

Ti aspetta un luminoso futuro. Così mi dissero i miei genitori, quando mi spedirono in convento. Ero molto piccolo, avrò avuto 8-9 anni, e non capii appieno quello che intendevano.

Fatto sta che mi recai nel monastero che si trovava nei pressi della città, e nel quale avrei dovuto trascorrere i successivi dieci anni, “dieci!”, uscendone solo una volta al mese, per recarmi a “rendere omaggio alla mia famiglia”.

Non che fosse sgradevole, intendiamoci, anzi, non mi dispiaceva studiare, anche se odiavo le lezioni impartite dai tutori, mi piaceva esplorare i tomi in autonomia, spesso trovandovi scoperte assai curiose. D’altro canto, il solo pensiero di rimaner chinato sui libri per 5 giorni la settimana (in quanto gli altri due erano dedicati, uno alla partecipazione alla giornata di preghiera, e l’altro a compiere lavoretti per la cura e il mantenimento del tempio), mi spingeva in uno stato di tristezza sconfinata. No, decisamente non faceva per me. Tre giorni di studio sarebbero stati più che sufficienti, pensai. Quindi decisi di autogestire i miei tempi, evadendo con discreta regolarità dalle mura del cenobio, per recarmi in città. A pensarci ora era grande, a confrontarla con le altre che ho incontrato nei miei spostamenti, anche se allora mi sembrava normale, era solo la mia città, Nerlash.

Il ritorno dalla mia prima fuga non fu gradevole: ero stato scoperto. Non fu tanto la ramanzina, e nemmeno il dover camminare inginocchiati sui ceci recitando le preghiere, per tutte le sere di una settimana intera. No, la cose peggiore furono i due mesi di stretta sorveglianza che seguirono. Non mi fu possibile deviare nemmeno per un istante dalle attività che erano state programmate, figuriamoci fare una capatina a Nerlash. Mentre io bramavo di poter tornare a calcare le sue strade, annusare i suoi odori, scoprire i suoi segreti, insomma: muovermi libero da costrizioni costanti. Tuttavia usai questo periodo per imparare, per scoprire chi era stato a riferire dei miei spostamenti al superiore, e per pianificare una nuova evasione. Nartil, era questo il nome dello spione. L’avrei tenuto a mente.

Allo scadere del termine fissato per la mia sorveglianza, venni condotto nuovamente dall’abate, e dovetti convincerlo che, sì, avevo colto la gravità del mio gesto, e che no, non avrei mai ripetuto più una simile infrazione, e di nuovo sì, avevo imparato la lezione ed ero cambiato. La condizione più facile per un bugiardo è quando la propria vittima desidera disperatamente credergli.

Feci passare ancora qualche settimana, durante le quali cercai di rigare il più dritto possibile, dopodiché decisi che era infine giunto il momento. Mi intrufolai nella camera di un fratello anziano, frugai un po’ tra le sue cose e rubai una catenella d’oro, impreziosita da un pendente ricco di gemme. A questo punto entrai di soppiatto nella cella di Nartil e nascosi la refurtiva nel suo letto. Ma non mi bastava farlo accusare, oh no. Attesi, e dopo poche ore il fratello anziano iniziò a sbraitare che gli era stato sottratto un oggetto. Dopo la furia e le minacce, subentrò la preoccupazione: infatti arrivò a promettere una lauta ricompensa a chiunque l’avesse trovato. Non persi tempo, la sera stessa, con leggerezza, accennai a un altro novizio di come fosse strano Nartil in questi giorni. Fingendomi totalmente ingenuo, lasciai cadere vari indizi che lasciassero supporre un suo coinvolgimento nella sottrazione del pendaglio: discorsi strani, nuovi acquisti, comportamenti furtivi. Il modo migliore di convincere qualcuno è far sì che si senta intelligente, inoltre bisbigliare è uno dei modi più efficaci per essere creduti.

Quasi non finì nemmeno di mangiare. Nel giro di pochi istanti era già andato dalla vittima, a raccontarle che possedeva informazioni preziose sul furto e su come recuperare la refurtiva. La sera stessa la questione era davanti all’abate, che ordinò una perquisizione della stanza di Nartil. Il quale fu bandito dall’ordine e consegnato alla giustizia. Fortunatamente il mio collega, preoccupato di dover dividere la ricompensa con qualcun altro, evitò di coinvolgermi nella vicenda, e fu una fortuna, poiché sarebbe sembrato sospetto che io accusassi l’uomo che poco tempo prima aveva accusato me. Fortuna o no, andò a buon fine. Non mi restò che mettere in giro la voce che, casualmente, dopo che Nartil si era comportato da spia, era stato incastrato proprio da una soffiata. Questo mi assicurò un lungo periodo di calma, durante il quale ne approfittai per abbandonare il tempio un paio di volte a settimana, proprio come avevo intenzione di fare fin dall’inizio. Durante una delle tante escursioni, mi capitò di imbattermi in un gruppo di ragazzi di strada, forse furono gli abiti poveri che usavo durante le mie uscite clandestine, forse il mio vagabondare solitario, o chissà cos’altro. Fatto sta che mi presero in simpatia, e incominciammo a frequentarci abitualmente. Scoprii tutti i passatempi che ogni persona dovrebbe conoscere: alleggerire i passanti delle proprie borse, imbrogliare osti e mercanti, lanciare fango o uova alle guardie. La bella vita, insomma.

Non che mi servisse a qualcosa rubare questi oggetti, la mia famiglia era ricca e se avessi avuto bisogno di qualcosa, mi sarebbe bastato chiederlo. No, era il gusto dell’avventura che cercavo, quel fremito nella cassa toracica, il gusto di sfidare la sorte. Inoltre in queste avventure guadagnai un soprannome: Rapace. Divertente. L’avesse saputo mio padre, il capostipite della famiglia Aquilei; un rapace, un degno figlio per un’aquila.

Ciononostante non trascurai completamente i miei impegni al tempio, tutto sommato avevo scoperto che anche lì si trattava di possedere lingua svelta, mani rapide e mente acuta.

Sarebbe potuto continuare per sempre. Senonché, in una delle mie visite periodiche alla famiglia, sentii mio padre avere una strana discussione con mio fratello. Questi era da poco tornato dal fronte, dove aveva appena ricevuto una promozione come colonnello. Mio padre gongolava. E disse qualcosa come: ora ho un figlio a un passo dal diventare generale, e il secondogenito sarà presto vescovo. Rimasi interdetto. “oh, ti ringrazio per la fiducia, padre”, risposi dubbioso. “Fiducia?” Esclamò sorpreso, “Ma quale fiducia? Tuo zio, il cardinal Ferdenis Aquilei intercederà per farti avere la nomina, questione di un paio di anni, il tempo che tu diventi adulto”. Bofonchiai una risposta qualunque e smisi di interagire. Ero stordito. Passai l’intera serata, e poi tutta la notte a pensare. Mi aspettava un destino prefissato, una strada spianata dal potere della mia famiglia, in cui ogni ostacolo sarebbe stato rimosso, in cui non ci sarebbe stato il posto per il rischio, la sfida, l’azzardo. Bastava aspettare e ogni cosa sarebbe stata condotta me. Senza contare che, ricoprendo una carica del genere, mi sarebbe stata precluso qualunque tipo di svago nella città bassa. No, non faceva per me.

Il giorno dopo recandomi al tempio mi fermai lungo la strada, in un luogo appartato, lasciai impronte come a simulare una colluttazione, mi travestii, mi tagliai i capelli, che gettai all’ingresso del tempio, lasciando un biglietto in cui dicevo che avevo rapito Darval Aquilei, vale a dire me stesso. Provarono a inseguirmi, ma i monaci non sono rinomati per la loro abilità nella caccia. Mi tolsi il costume da rapitore e presi la prima diligenza diretta verso un luogo lontano. Abbandonai il mio vecchio nome, pensai inoltre che anche il mio soprannome poteva essere indicativo della mia identità, per cui lo tradussi alla bene e meglio nella lingua antica, di cui avevo appreso i rudimenti. Finalmente ripresi a fare ciò che preferivo: cacciarmi nei guai.

Desmodeus Descrobidor – Chierico Divinatore – Background

Ecco un BG che scrissi per un personaggio Chierico basato sulle divinazioni. Era D&D 3.5, ma tanto rimane la specialità degli incantatori divini anche in Pathfinder. Invece in D&D 5e forse sarebbe meglio usare il mago specializzato in divinazione. Spero vi piaccia e possa essere uno spunto per i vostri personaggi.

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Trovare un divinatore maschio è difficilissimo!

Sarei dovuto morire. Certo, lo riconosco, questa frase apparirà fortemente melodrammatica, tuttavia si tratta della verità. Nacqui in un piccolo paese, in realtà non era tanto piccolo, anzi, si trattava di un insediamento di dimensioni ragguardevoli, ma data la ristrettezza di vedute dei suoi abitanti, e dal loro attaccamento ad antiche superstizioni, pareva di essere nel più infimo dei miseri villaggi di montagna. La città di Veldasar, nella provincia di Amarant, questo era il nome con cui è tutt’ora nota. Ancor prima che avessi il tempo di emettere il mio primo vagito, fui valutato, soppesato, e fui trovato mancante: non fu tanto il mio pallore cadaverico a impressionare le levatrici, quanto la mancanza di vigore del mio corpo; ero, difatti, un piccolo scricciolo sottopeso, dagli arti rachitici.

La ferrea legge della città avrebbe imposto la mia immediata soppressione, al fine di conservare la purezza del sangue, e di evitare sprechi di risorse per alimentare una nullità simile. Ovviamente questo non accadde, ma se vi state immaginando il sollevarsi di una volontà, pronta a sfidare le tradizioni intrise di pregiudizi, in modo da salvare la mia vita, siete fuori strada. Furono proprio le superstizioni a salvarmi.

Caso volle che la mia nascita coincidesse con il verificarsi di un fenomeno celeste straordinario: una delle stelle di Plerdin, costellazione sacra a Kord, prese a brillare di un’innaturale e folgorante bagliore. Gli anziani, i cosiddetti “saggi” del villaggio, si riunirono, e decretarono, senza alcun motivo apparente, che, per l’intera durata del fenomeno, gli spargimenti di sangue, anche animale, sarebbero stati proibiti. La luminosità dell’astro durò per due mesi, due mesi terribili per le diete dei miei compaesani, ma non è questo il punto: la conseguenza più rimarchevole, dal mio punto di vista, fu che questa procrastinazione comportò l’applicarsi di una nuova norma, vale a dire quella che imponeva a cinque settimane il limite d’età per la selezione dei nascituri. Fui salvo. Forse sembrerà strano, ma non fui nemmeno emarginato. Non vi era stato, infatti, alcun desiderio di provocare la mia morte, se non quello derivante dall’applicazione delle sacre leggi, e una volta terminata la loro giurisdizione io ero divenuto a tutti gli effetti un membro della comunità, al pari di tutti gli altri. Risultato che, tuttavia, non si mostrò permanente.

Ricordo ancora numerosi dettagli di quel giorno, nonostante io avessi da poco compiuto i 17 anni. Resilash, un mio coetaneo, era a caccia. Molti dei nostri compaesani erano già in trepidazione, il ragazzo era uscito alle prime luci dell’alba, e malgrado fosse ormai l’imbrunire, non si avevano ancora sue notizie. Eppure il compito che doveva assolvere era abbastanza semplice: cacciare una preda qualunque, per dimostrare il suo valore con l’arco. Una delle tante prove di passaggio della nostra comunità. D’un tratto Resilash comparve, al limitar del bosco, sporco di sangue e urlante. Non si trattava, tuttavia, di grida di dolore, ma di gioia: <Venite presto! Rufus, Diertich! Non ci crederete mai! Ho ucciso un enorme cervo bianco! Presto, datemi una mano a riportarlo a casa!>

L’intero villaggio pareva in tumulto. L’emozione dei suoi amici, per essere stati scelti come aiutanti, la curiosità e il timore reverenziale di tutti gli altri ragazzi, l’eccitazione degli adulti di fronte a un auspicio così favorevole. Fu in quel momento che accadde, una travolgente consapevolezza mi assalì, frastornandomi. Il pericolo per Resilash e per tutti i ragazzi che si stavano accingendo a seguirlo, sarebbe stato tangibile, immediato e letale. Gridai. Gridai con tutto il fiato che i miei miseri polmoni riuscirono a incanalare. Attirai l’attenzione generale. <Non andate! È pericoloso!>. Non ottenni la reazione sperata. Alcuni scossero la testa, altri sorrisero beffardi. Sentii molti pronunciare frasi come <Probabilmente Desmodeus è geloso delle fantastica preda di Resilash>.

Non capivano. Eppure io vedevo. Era come se fossi presente. Potevo scorgere un branco di lupi sorprendere il gruppo di ragazzi, vedevo alcuni combattere, altri fuggire, ma tutti, prima o dopo, inesorabilmente braccati. Mi pareva quasi di sentire gli schizzi caldi del loro sangue inondare il mio corpo, l’odore delle loro interiore colpire le mie narici. <Non capite! …I lupi! Morirete tutti!>, gridai scosso da tremiti. I più intraprendenti tra i miei compaesani mi afferrarono, portandomi via di peso. Io mi dimenai e gridai, finché non mi infilarono uno straccio in bocca. Mi portarono in casa e mi chiusero a chiave nella mia camera. Lì rimasi a prendere a calci la porta, finché non persi i sensi.

Mi ridestai ore dopo, più calmo. Tuttavia mi sentivo intorpidito e con la testa leggera. Come in un sogno. Fu in questo stato che dalla finestra, vidi una piccola processione di uomini e donne, in lacrime, che trasportavano i resti dei ragazzi fatti a brandelli. Vomitai, e mi accasciai alla parete in attesa. Non fu una cosa lunga. Infatti poco dopo sentii un vociare animato fuori dalla mia stanza. La porta si aprì con uno schianto. Una calca urlante di gente inferocita invase la mia prigione improvvisata, che di colpo era diventata il mio inefficace rifugio. <Sei stato tu!> gridavano. <Con le tue parole hai attirato la sventura su tutti noi!>. A nulla valsero le mie parole, mi presero di forza e mi trascinarono fuori, sotto un cielo plumbeo e gravido di pioggia. Mi legarono a un palo su un palco. La pioggia che iniziò a scendere non impedì loro di appiccare un fuoco sotto di me. Bruciando chissà quale combustibile, le fiamme cominciarono a divampare lentamente, lambendomi i piedi. Paradossalmente non ero più agitato, anzi, sentii una calma pervadermi nel profondo. La pioggia aumentò di intensità, rallentando l’avanzata del fuoco, tuttavia questo non sarebbe stato sufficiente a farmi evitare la fine che stava incombendo su di me. Tutto accadde in un attimo. Un lampo di luce. Un rombo assordante. Mi sentii scuotere e con violenza. Quando, un istante dopo, aprii gli occhi mi trovavo a pochi metri dal palco. Un ronzio fragoroso mi risuonava nelle orecchie. Macchie di luce danzavano nel mio campo visivo. Ero stordito, frastornato, ma vivo.

Il fulmine aveva scalzato il palo dal palco, e gettato tutti gli astanti a terra. Non so come, ma mi rialzai, e, approfittando dello stupore e del timore dei miei compaesani, barcollando mi dileguai nella notte.

Non credo che sarei mai sopravvissuto nella foresta, se non avessi incontrato Leirmat, un anziano eremita. Egli mi accolse nella sua spartana dimora. Mi rasserenò, grazie alla sua calma saggezza. La cosa più importante, tuttavia, fu che mi insegnò a imbrigliare i miei poteri, a controllarli, in modo da non rimanerne più così sconvolto. Leirmat era un grande maestro delle arti divinatorie, alle quali fui iniziato, grazie alla sua guida. Tuttavia quella realtà non poteva essere la mia: così come io avevo bisogno del contatto con altre persone, il mio maestro aveva bisogno della sua solitudine. Per questo dopo un paio di anni decisi che avrei terminato il mio addestramento in una città, dove avrei trovato un mondo più vasto di quello costretto nella capanna dell’eremita. Ormai mi sentivo pronto a interagire nuovamente con l’umanità.

Spero vi sia piaciuto, se ne volete altri: eccoli.
Se dopo aver visto un divinatore vi volete cimentare coi tarocchi (anche se non siete appassionati di Sine Requie) date uno sguardo a questo estrattore casuale.

Ciompi – Il Popolano Picchialana – Background

Scrissi questo background per un appassionante torneo in cui dovevamo gestire in un’arena un Popolano di livello 20. Davvero spassoso. Ovviamente parliamo di D&D 3.5, attendo con ansia la classe ufficiale del Commoner anche in 5e, per poter rifare una roba del genere. Se a qualcuno interessasse, ho passato il primo turno del torneo, ma poi la campagna si è bloccata.

Curiosità: i ciompi erano i battitori della lana e qualcuno (di cui non farò il nome) ha storpiato il nome di Chopper (sì, quello di One Piece) in questo modo involontariamente. Quindi ho pensato fosse decisamente adatto per il personaggio in questione.

Ciompi, il popolano picchialana

in fondo si tratta sempre di battere”

La parte che preferivo del mio lavoro era zappare. Potevi colpire forte il terreno, anche per tutto il giorno e sfogare così i malumori e le preoccupazioni: il tetto da riparare e mancano i soldi? La mucca è ammalata e non sai come passare l’inverno? Basta picchiare la terra e passa tutto.

Fu zappando, ai margini della proprietà del mio padrone, per verificare la fertilità di quel terreno, che trovai l’apertura della grotta.

Scendendo trovai un muro che bloccava la via con un varco troppo piccolo perchè vi potessi passare. Oltre a questo stavano cumuli di monete d’oro impossibili da raggiungere, così come si rivelò impossibile allargare il pertugio: il muro era di un materiale troppo duro, inoltre temevo un crollo.

Di colpo l’idea: guadagnare abbastanza soldi per comprare una pozione magica in grado di rimpicciolirmi.

Consultando i prezzi del mago giù in città capii che non ce l’avrei mai fatta, a meno di non lavorare molto di più. Quindi come secondo lavoro mi feci reclutare tra i battitori di lana. Si trattava di picchiare forte le matasse non ancora tessute, per ripulirle dalle impurità. Respirare un sacco di sostanze fetide, usate per trattare la lana e non vedere quasi mai mia moglie e mio figlio.

In cinque anni, secondo le mie stime, avrei dovuto farcela. Si passava da picchiare la terra a picchiare la lana. Un po’ la terra e un po’ la lana. Il peggio era non poter spendere il denaro: dovevo risparmiarlo per la pozione, poi avrei avuto tutto l’oro che volevo, per me e la mia famiglia.

Quando mia moglie si ammalò, non potemmo permetterci di curarla. Si trattava di aspettare un solo anno. Vederla a letto, sofferente era un’agonia, ma decidemmo di tenere duro.

Quando a nostro figlio si ruppe una gamba fummo tentati di cedere. Non potevamo vederlo isolato dagli altri ragazzi che si rifiutavano di giocare con uno storpio. Ma mancavano solo sei mesi.

Finalmente venne il gran giorno, con in tasca il mio gruzzoletto mi recai alla città, ma lungo il tragitto fui colpito da uno strano fascio di luce che mi stordì. Quando mi risvegliai mi ritrovai davanti a un vecchio mago obeso che farneticava riguardo a una sfida.

Ero suo prigioniero e per rivedere i miei cari avrei dovuto battermi con altri prigionieri come me.

D’accordo, negli ultimi cinque anni battere è stato il mio mestiere.




Spero che vi sia piaciuto, come sempre, se volete leggere altri Background, magari per prendere spunto, il link è questo.
Se invece sentir parlare di tornei vi ha spinto a voler ottimizzare, vi lascio il link alle guide che ho fatto.

Goblin Stregone – Background per PF2

Provo la seconda edizione di Pathfinder, ed ecco il mio primo personaggio. Come sempre, nel background non ci sono riferimenti al sistema di gioco, quindi se volete provarlo in D&D o dove volete, non ci sono problemi di adattamento.

Siamo di nuovo in quel periodo dell’anno. Scuoto la testa per scacciare il ricordo, ma con scarsi risultati. La stupida pioggerellina autunnale mi si appiccica addosso, inzuppandomi lentamente e inesorabilmente.
Proprio come quel giorno.

Oggi è una delle prime giornate di pioggia dopo un periodo di sole. Già, anche questo è proprio come l’anno scorso.

Mi gratto la cicatrice sulla nuca e spazzo via un po’ di acqua dalla faccia.
Strano come le stimolazioni sensoriali e le vicinanze stagionali possano stimolare i ricordi.

Non voglio pensarci. Continuo a camminare. Non dovrebbe mancare molto.
Mi guardo intorno. Pure gli stupidi alberi sembrano quelli dell’incidente.
Maledetti alberi.

Tutta colpa di quella pianta. O forse non sarei proprio dovuto andare a passeggiare in quella zona mentre ero di pessimo umore e per di più con quella dannata pioggerellina. Però non riuscivo a dormire. Gli allenamenti al Dojo non stavano andando bene nell’ultimo periodo e aver discusso col Sensei non ha certo aiutato.
Mi rigiravo nello spoglio dormitorio senza riuscire a prendere sonno. Nonostante le nuvole era una notte molto chiara. Decisi di uscire per sfogare la frustrazione e sperare di prendere sonno.

Non ricordo bene perchè presi quella strada. Stavo pensando a tutt’altro, cercando di trovare nella mia immaginazione una conclusione migliore alle discussioni avute di recente. Fatto sta che mi ritrovai sulla collina del Picco Storto. Stanco, nervoso e coperto dalla fetida pioggerellina fine. Non sono sicuro riguardo l’affidabilità dei miei ricordi. Però mi pare che vidi una pianta rara, una Palla di Polline, quelli che usavamo al Dojo per fare i fumogeni. Beh, almeno avrei dato un senso a quell’inutile gita notturna, no? Beh, No.

Mi avvicinai. Sì, ero parecchio vicino al dirupo. Però ho quasi il Keikogi nero, non sono certo uno sprovveduto. Saranno almeno 30 metri di strapiombo, ma mi piaceva sporgermi dalle grandi altezze, il senso di brivido che si prova fissando il vuoto sotto di me è davvero inebriante. Respiro profondamente e torno a concentrarmi sulla pianta. Faccio qualche passo verso di lei. Poi i ricordi si fanno confusi. Forse la pioggia aveva reso il terreno friabile. Forse scivoloso. Forse sono solo un fesso che si è inciampato per la stanchezza e la disattenzione.

Sento il vuoto tutto attorno a me. Agito le mani per afferrare qualcosa. Sento un ramo. Sono salvo! Invece il ramo si spezza. Stupidi alberi.

Di nuovo il vuoto. Il buio.

Non so se sono caduto nel fiume o se ci sono strisciato dopo. Non ho i ricordi molto chiari riguardo al seguito. So che ero fradicio e infreddolito. Un pescatore deve avermi ripescato. Ricordo che non riuscivo a muovermi, probabilmente mi ero rotto pure ossa che non avevo.

Fortunatamente chi mi raccolse oltre ad essere di animo buono, viveva con una guaritrice. Rimasi con loro per una luna. Credo. La maggior parte del tempo ero privo di sensi.

Quando iniziai a riprendermi successero cose strane. Credo iniziò tutto quando sfiorando un ciocco di legno, gli feci prendere fuoco. Per poco non feci divampare un incendio in casa. Non fu l’unico caso di “autocombustione spontanea inspiegabile” mentre, guarda caso, mi trovavo nelle vicinanze. Pian piano capii che era colpa mia e riuscii ad ottenere una sorta di controllo su questi eventi, aiutando i miei salvatori ad accendere il fuoco con semplicità. Tuttavia i seppur radi incidenti in cui le fiamme sfuggivano alla mia volontà, mi convinsero che sarei stato più un rischio che un vantaggio per il pescatore e sua moglie. Dunque me ne andai, promettendo loro che sarei tornato per sdebitarmi.

Fu strano tornare attivi. La caduta non mi ha ucciso, ma mi trovavo appeso tra due vite: la mia vita precedente, come marzialista, verso la quale non mi sentivo più adatto e quella che spero sarà la mia vita futura, come incantatore, per la quale tuttavia non ho ancora le competenze.

Un lampo in lontananza mi riscuote dal mio inutile rivangare. Mi guardo attorno. Ormai ci siamo davvero. Potrò offrirmi come scorta per una carovana verso Absalom, alla ricerca di un maestro che sappia gestire questo tipo di magia.

Spero che il BG vi sia piaciuto. A proposito di cadute, Ecco un articoletto che avevo scritto, a breve lo aggiornerò con le regole di Pathfinder 2ed.

Background per mezz’elfa Warlock

Il senso del background è quello di rappresentare una qualsiasi razza “buona”, tipo aasimar, elfo o folletto (che avrei preso se fossimo in D&D 3.5, invece giochiamo alla 5e, quindi nulla) che abbia intrapreso una classe magica “oscura”, se non vi convince il warlock, virate su un necromante, uno stregone una witch di Pathfinder…
In pratica è in contrario del BG del non morto guaritore.

Ogni giorno, tornata a casa, dovevo spaccarmi la testa sui libri. Non avevo tempo di fare null’altro. A parte le impegnative serate di rappresentanza, imposte dal Patrizio Protocollo dei miei genitori. Dicono sia bella la vita da nobili. Non so perchè. Certo, non voglio dire che sarebbe stato meglio nascere come povera contadina, lottando tutti i giorni contro la fame. Però ci saranno pure delle vie di mezzo, no?

Per merito delle mie ascendenze mi ritrovo carica delle aspettative dei miei genitori, secondo i quali, per motivi di immagine e di utilità, la loro figlia deve assolutamente essere abile nelle arti arcane. Non era facile. Anzi,  era proprio frustrante. Non che fossi negata, però dovevo sudare per stare nella media. Ricordare tutte quelle formule, i gesti, i rituali. Seguire quelle lezioni interminabili, noiose, faticose. Poi tornare a casa e dover aprire altri libri. Ripassare gli argomenti studiati all’Accademia, fare gli esercizi, organizzare gli appunti e poi provare a mandare a memoria qualcosa.

Il tutto mentre alcuni compagni palesemente riuscivano meglio senza impegno. Li vedevo arrivare la mattina con le occhiaie per le serate passate a folleggiare, mentre le mie erano dovute alle nottate passate sui libri.

Ho dei ricordi confusi del giorno in cui cambiò tutto. Ero davvero stremata. Avevo un esame impegnativo sulle tecniche arcane dell’abiurazione. Non ci ho mai capito nulla di quella roba. Inoltre in quei giorni una rappresentanza dei Mercanti era in visita e i miei genitori la ospitavano in casa. Per cui ogni sera dovevo presenziare ai colloqui, i pomeriggi li accompagnavamo nei dintorni a “prendere visione di importanti infrastrutture strategiche”. Dovevo studiare di notte. Quasi tutta la notte. Ogni tanto mi addormentavo, ma per fortuna gli incubi mi svegliavano subito e potevo rimettermi a studiare immediatamente.

Quel giorno in pausa pranzo all’Accademia andai nella Sala dei Rituali. Dovevo esercitarmi. Ero talmente stanca che mi sembrava di galleggiare. Il mio cervello elaborava tutte le informazioni con una lentezza imbarazzante, nel senso, peggio del solito.
Presi un libro dallo scaffale, raccolsi i vasetti con le componenti, tracciai il circolo magico, mi inginocchiai e iniziai.
Mi accorsi che c’era qualcosa che non andava. Non ci feci caso subito. Alla fine c’era quasi sempre qualcosa che non andava. Forse il cerchio era impreciso? Avevo sbagliato la dose di incenso? O quella del quarzo?
No, aspetta! Ma che libro avevo preso? Che diavolo di rituale stavo  seguendo? Mi rialzo di scatto. Uno scoppio di energia arcana si libera nell’aria. Niente di drammatico. Come quando un  fulmine cade a poche decine di metri, ma la pressione mi fa uscire sangue dal naso. Le gocce cadono sul circolo, venendo assorbite da esso.
Merda.
Devo chiudere il libro. Tampono l’epistassi con la manica. Per un fugace attimo mi ritrovo a immaginare cosa ne penserebbe il mio maestro d’etichetta. Cammino verso il libro. Provo a chiuderlo. Fa resistenza. Mi gira la testa, sento che ormai le forze mi stanno abbandonando. Devo sbrigarmi. Spingo con vigore, ma perdo la presa e mi graffio con il bordo tagliente di un foglio. Una goccia di sangue cade sul libro.
Merda.
D’improvviso tutta la stanza svanisce, sostituita da un paesaggio desolante di roccia rossastra in cui galleggiano nubi di polvere del medesimo colore.
Davanti a me si para una creatura di mostruosa e innaturale bellezza. Un demone, credo. Anzi, una demone. Mi somiglia, in qualche modo. Una versione di me con ali da pipistrello, corna, artigli, ma anche con meno stanchezza e maggiore sicurezza.
Vedo che muove le labbra, ma non esce alcun suono, ma la sua voce risuona nella mia mente.
Accetto il patto, mortale.
Non faccio in tempo a esclamare mentalmente il terzo “merda”  o a chiedere di quale patto stia parlando, che la sua figura svanisce, entrando nel libro ancora stretto compulsivamente tra le mie mani. Da lì sento un’energia mistica, oscura e rossastra (come può avere un colore un’energia? Non lo so, ma quella era rossa. Ne sono certa) risalirmi per le braccia fino a avvolgere la mia spina dorsale e quindi la base della nuca.

Mi ritrovo nella sala. Sono passati pochissimi secondi, perchè vedo ancora le tende ondeggiare per lo scoppio. Rimetto tutto a posto, tranne il libro. Quello non so perchè, ma lo tengo.
Da quel giorno cambiò tutto. Riuscii a passare gli ultimi esami magici con semplicità. Però sapevo distar aggirando il problema: la mia magia era diversa. Sentivo di non poter più rimanere nel mio paese. Non volevo si scoprisse quello che avevo fatto. Poi cosa avevo fatto di preciso? Non lo sapevo e ancora non lo comprendo appieno.

Abbandonai i miei genitori e i miei amici,con la scusa di esplorare il mondo per “affinare le mie capacità arcane e per fare esperienza diretta del territorio, in modo da sussumere appieno le funzionalità e le potenzialità delle infrastrutture presenti su di esso, per apportare lustro alla famiglia e incrementare le mie prestazioni di gestione dei rapporti mercantili”.
In realtà volevo fuggire. Fuggire e capire cosa diavolo mi fosse successo, in modo da risolvere il problema.



Purtroppo questo PG è già stato colpito dalla mia maledizione: per due settimane di fila non ci siamo riusciti a trovare per giocare. “Pianse quel giorno Aquarius

Ora mi darò alla magia nera per scongiurare questo malocchio: 

Red Glove – Vudù Gioco da Tavolo

Se non l’avete trovato noioso, potete guardare gli altri Background.

Background di un Forgiato Artefice – Costrutto creatore di magia

Il pg è appunto un Forgiato Artefice in D&D 3.5, ma si adatta a qualsiasi costrutto con le capacità di manipolare gli oggetti magici.

Background

Una vita felice. Normale e felice.
Il lavoro andava bene: riparare le componenti magiche era interessante, e sempre piuttosto richiesto; la manutenzione delle macchine volanti, i controlli agli acquedotti, la supervisione dei macchinari per l’estrazione, insomma, non c’era da annoiarsi.
La vera felicità però era al ritorno dal lavoro.
Suonerà banale, ma la mia famiglia era la mia vita. La gente non ci crede. Spesso pensano che i forgiati essendo costrutti siano completamente privi di emozioni. Però nessuno sa dirmi perchè le emozioni possano stare nella carne, ma non nei nostri ingranaggi. Ad ogni modo, ogni giorno, al mio ritorno a casa Asiole  e i piccoli Oiris e Thilil scaldavano veramente il mio nucleo

Oltre a provare emozioni, sogniamo. Purtroppo. Vorrei smettere di sognare. Vorrei solo dormire e togliere le immagini dalla mia mente. Strappare dai miei circuiti i ricordi che tornano a tormentarmi ogni notte.

Il viso stravolto del collega. La corsa. Poi arrivo. Il disastro. Tutto smette di avere senso. Fuoco, fumo, grida e gente che fugge. Corro a caso. Sposto macerie alla rinfusa.
Poi li vedo. O almeno quello che ne resta.
Stavano camminando,credo, quando la macchina volante è crollata.
Asiole si è frapposta. Ci ha provato. Si vede e l’immagine non vuole uscire dalla mia mente. Il suo corpo è quello più deturpato.
Non è servito però. Anche i piccoli sono distrutti.

La testa gira. Non riesco più a mettere a fuoco nulla. Inizio a tremare.

Guardo i corpi. Sto svenendo, ma i miei occhi notano un dettaglio. Un nucleo, intatto, ancora brillante. La sua luminescenza azzurra è ancora pulsante.
Mi chino. Cerco di respirare per fermare il tremore. Non ci riesco.
Allungo la mano e lo raccolgo. Il nucleo della piccola Thilil. Non può essere: una volta distrutto il corpo il nucleo si spegne.

Lo stringo. Mi rialzo. Sento la pressione che scende in picchiata vertiginosa. Luce. Buio. Svengo.

Quando mi riprendo il mondo continua a non avere senso. Senza di loro non c’era nulla che potesse avere senso. Non so nemmeno perchè continuare a vivere.
Poi ricordo: il nucleo ancora funzionante; potrebbe esistere un modo per ricostruirvi attorno il corpo di mia figlia.

È poco. Però è già qualcosa. Quanto meno è una speranza. Abbandono il lavoro, la casa, la città. Devo trovare il modo di riportala qui. Almeno lei. Che almeno mi resti un brandello di ciò che avevo. Necessito di portare le mie conoscenze sulle costruzioni magiche oltre il limite conosciuto.

Vi è piaciuto? Nel caso potete guardare gli altri Background.

Scheda D&D 5e: autofill excell – 3.5 – Personaggio, PNG, PG, Incantesimi, Background, Famiglio e Compagno Animale

Molte persone non apprezzano la scheda che è fornita sul manuale del giocatore. Quindi ho pensato di condividere le schede che ho elaborato nel tempo, in modo da poterle scaricare gratuitamente.

Senza indugio ve le presento brevemente, prima di darvi i link per il download.

Scheda Autocompilabile per D&D Quinta Edizione

Scheda automatica in Excel per D&D 5th. Dovrebbe calcolare automaticamente tutti i punteggi utili. Può essere utile se un giocatore è alle prime armi o se si gioca online e il master fa più fatica a spiegarci ogni singolo passaggio.

Ditemi se manca qualcosa che la miglioro. 

Scheda-DD-5e-autocompilabile-autofill-quinta-edizione

Scheda Personaggio base D&D 3.5

La parte frontale della scheda è uguale per tutti.  Scheda D&D 3.5 – Fronte – Alternativa

  Per il retro abbiamo la bellezza di 3 versioni:

Retro – Senza Magie è per chi non lancia incantesimi.

Retro con Magie Vecchio Stile invece ha la tabella classica per segnare gli slot, la CD e le altre cose da incantatori.

Per finire Retro – Promemoria incantesimi compatto è una scheda con una tabella per incantesimi alternativa. Infatti è provvista di uno spazio per descrivere brevemente ogni singolo incantesimo, segnando TS, RI, Raggio, Durata e un piccolo riquadro in cui scrivere l’effetto.  

Scheda Aggiuntiva Background e Dettagli

Se oltre al BG volete segnare alcune particolarità del vostro personaggio, come una descrizione fisica, psicologica, ma anche preferenze e le scene migliori avvenute a sessione, provatela.

Considerate però che i Powerplayer del gruppo la chiamavano scheda inutile. Scheda Dettagli e Background

Scheda Aggiuntiva per Incantatori D&D 3.5

Siete incantatori di alto livello? Non sapete come segnarvi tutte le vostre magie? Vi capitano scene tipo “Vi ricordate se Confusione ha raggio Medio o Vicino?” Ecco, per evitare queste situazioni avevamo una simpatica scheda con una tabella, in modo da segnare ogni dato. Tutto molto semplice e intuitivo. L’unica pecca è dover stampare un foglio in più. Descrizioni Rapide incantesimi – Promemoria

Schede PNG D&D 3.5

Volete affiancare ai PG un PNG di supporto, o anche solo da compagnia? Non volete la sua scheda dentro il vostro sacro quaderno di appunti, per non dover tornare sempre a quella pagina?
Volete concedere il talento Autorità, ma non vi va di avere una nuova scheda intera?

Scheda PNG – Compatta. Come potete notare ci sono 2 schede per pagina, per risparmiare spazio.

Scheda PNG – Versione Ampia. Se il PNG è particolarmente importante e dotato di varie capacità, potreste necessitare di più spazio. Quindi ecco la versione a pagina intera.

Scheda per Compagno Animale – Cavalcatura Speciale – Famiglio – D&D 3.5

4 schede in una pagina sola, perchè diciamocelo, difficile che serva molto più spazio.
Però è anche vero che non si possono lasciare tutte queste informazioni scritte in un angolino della scheda o un foglietto volante.

Scheda per CREATURE

Ditemi se vi sembrano utili o se vorreste fare delle modifiche. Voi usate le schede classiche o vi siete fatti le vostre schede?
Avete voglia di condividere le migliori schede di ogni gioco, per farle usare a tutti?  



Altri strumenti per giochi di ruolo. Se non ne avete avuto abbastanza, fate un salto a vedere cosa potete trovare!

Altrimenti c’è la sezione d&d 3.5 e quella D&D 5th. Entrambi con molto altro materiale e approfondimenti.