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Nano Mago Senza Barba- Background di Dedekind

Come alcuni sapranno, sto partecipando come giocatore a questa campagna di D&D 3.5 iniziata tipo 13 anni fa. Voi direte “wow, sarete tipo ai livelli epici”. No, lvl 12, ma stiamo per fare il 13. Un livello all’anno. Onesto. Dettagli a parte, il mio PG “storico” è morto (cioè, è in coma, ma cambia poco). Era Rapax (ne ho parlato qui). Per sostituirlo ho pensato a qualcosa che in un certo senso fosse l’opposto: un nano mago estremamente rigido e rigoroso (legale neutrale, ma tanto sapete cosa ne penso degli allineamenti). Come conciliare questo fatto con la pratica della magia, spesso vista in questo mondo come qualcosa di caotico? Beh, se conoscete il personaggio da cui ho preso il nome del mio PG, avete già qualche indizio, altrimenti leggete il BG, così scoprite anche perchè è sbarbato.

Essendo un mago specializzato in rune, lo immagino circa così. Immagine presa da qui.

Mi piaceva il mio lavoro e non mi ha mai dato fastidio il modo in cui ero guardato. Noi Algebristi godiamo da una parte di grande stima, poiché con i nostri calcoli possiamo agevolare enormemente le operazioni di costruzione o di scavo; dall’altra invece siamo considerati “tipi strani”, in un certo senso criticati per essere estranei al lavoro fisico.

Non mi curavo di questo. Mi è sempre piaciuta la regolarità dei numeri, la loro correttezza e coerenza. L’affidabilità. 

Certo, non mancavano le sorprese e gli imprevisti, quando i calcoli venivano applicati alla realtà, ma era quasi sempre possibile stimare a grandi linee le probabilità.

Non sempre. Certi eventi sono totalmente imprevedibili, poiché diversi da tutto ciò che conosciamo.
Probabilmente ne capitano non più di un paio ogni generazione e io ebbi la fortuna di assistere a uno di essi.

Stavamo scavando per creare un nuovo passaggio tra la città e la Grotta dei Funghi. Secondo i miei calcoli doveva esserci già una fenditura con cui collegarci. Forse un vecchio letto di un canale o una miniera abbandonata o addirittura la tana di una qualche strana creatura.

Per evitare rischi, fummo accompagnati anche da alcuni guerrieri scelti.

Tuttavia una volta sfondato l’ultimo blocco di rocce che ci separava da questa zona cava, capimmo che le nostre ipotesi erano errate. Strani simboli disegnati sulle pareti, alambicchi, Bizzarri contenitori pieni di ancor più anomali materiali: ci trovavamo davanti all’antro di un mago.
Perfino i guerrieri avanzarono con estrema circospezione: la magia era bandita da secoli a causa della sua pericolosa imprevedibilità e nessuno sapeva con esattezza come avrebbe dovuto reagire davanti a un incantesimo. 

Fortunatamente non ci imbattemmo in nulla di pericoloso. Almeno non a breve termine. Saccheggiammo il luogo, portando via le posate preziose, qualche gioiello, stoffe e suppellettili interessanti.
Io trovai un enorme tomo in un baule. Lo sfogliai. Sembrava matematica. Un sistema formale inconsueto, ma approcciato con un livello di coerenza rigorosa pari ai miei abituali testi algebrici. Incuriosito, lo presi. 

Nelle settimane successive, durante il mio ridotto tempo libero, studiai questo trattato. Il sistema partiva da premesse originali, inusitate, tuttavia procedeva con metodico rigore. Apparentemente, nonostante la sua anomalia, sembrava poter essere isomorfo alla matematica standard, quindi non mi aspettavo di trovarvi alcunché di utile: lo sfogliavo per mera curiosità accademica. 

Mano a mano che procedevo, percepivo crescere un vago senso di disagio. Il libro era davvero enorme, io ero arrivato grossomodo a metà, ma ormai erano stati trattati la maggior parte degli argomenti matematici di mia conoscenza. Cosa avrei incontrato nelle pagine successive? 

In continuità con queste mie aspettative, proseguendo la lettura trovai un graduale cambio di argomento. Dapprima un’approfondita analisi del concetto di algoritmo, applicato in un primo capitolo solo alla matematica, ma successivamente anche a operazioni pratiche della vita reale.

Un approccio decisamente rigoroso all’organizzazione delle attività, proseguii quindi con interesse.

Il capitolo seguente analizzava la possibilità di costruire meccanismi in grado di riprodurre fisicamente un algoritmo matematico. Avevo sentito parlare di questa cosa, ma sempre come chiacchiere da taverna in cui si parlava di individui privi di senno e dei loro folli progetti. 

Letto in quest’ottica invece pareva avere senso. Magari impossibile da realizzare, tuttavia affascinante nel suo anomalo ma razionale modo di procedere. 

I giorni passavano. Il libro mi stava realmente conquistando, ma non lasciavo che la brama di leggerlo mi distogliesse dai miei compiti abituali. In un certo senso mi pareva di utilizzare la matematica in due modi distinti, ma in un certo modo bizzarramente simmetrici.

Inaspettatamente mi imbattei in un capitolo totalmente differente. Veniva infatti introdotto un ulteriore linguaggio formale. Tuttavia in questo caso non era un linguaggio matematico in senso stretto. Si basava sull’ipotesi che esistesse un simbolo, una runa, in grado di indicare qualsiasi oggetto o concetto fondamentale e che, partendo da questi, si potesse ricavare, con un numero finito di regole di derivazione, la runa per indicare qualsiasi cosa al mondo. In questo modo, qualsiasi disputa si sarebbe potuta risolvere esclusivamente osservando se i concetti, tradotti in rune, formavano una proposizione formalmente coerente e corretta. Un linguaggio universale di cui venivano proposti solo i primi assiomi e alcune regole di composizione.

Sempre più stupito, seppur parimenti incuriosito, procedetti nella lettura. Non sapevo cosa aspettarmi nelle fasi conclusive, sicuramente non quello che alla fine trovai. 

Veniva spiegato come usare queste rune per formare algoritmi in grado di manipolare la realtà.
Chiusi il libro. Il cuore batteva all’impazzata. Mi lisciai la barba nel tentativo di calmarmi. Magia? Ero davvero in possesso di un libro di magia? L’avevo inoltre letto. Anzi, studiato.
La magia era proibita, si trattava di un atto nettamente illegale, poiché le pratiche magiche sono caotiche, imprevedibili e conducono solo al disordine. Quindi sarei potuto finire a processo per questo.
Aggrottai la fronte all’improvviso, colto da un dubbio inatteso: la magia era proibita perchè caotica. Tuttavia, se questa era realmente magia, si trattava di qualcosa di assolutamente regolare, preciso, prevedibile.
Inoltre prima di farmi prendere dal panico dovevo accertarmi che si trattasse realmente di magia e non di un qualche tipo di sofisticata burla.

Continuai la lettura, alla ricerca del primo esempio semplice di algoritmo arcano. Lo trovai.
Andai in cucina, presi il mio boccale della birra e sbattendolo forte contro uno spigolo, con un colpo secco, ruppi il manico.
Avevo la bocca secca per la trepidazione. Le mani sudate. Tracciai tuttavia i simboli runici indicati sopra il boccale ammaccato. Mi morsi il labbro pensieroso. Sapevo che se avesse funzionato, non avrei potuto fare finta di nulla. Pronunciai i suoni collegati alle rune e queste si illuminarono debolmente. Il cuore batteva all’impazzata. Pensai di essere sotto l’effetto di allucinazione. Tuttavia il boccale stava riassumendo le sue fattezze originali proprio davanti ai miei occhi.  

Il boccale era integro. Aveva funzionato. Che fare ora? Non potevo certo nascondere la verità ai miei pari, ma la legge vietava tutto questo. Tuttavia la legge era anche sbagliata, perchè basata su convinzioni errate. Non c’era altra soluzione: bisognava cambiarla. L’unica soluzione era appellarsi all’Alto Consiglio degli Anziani. 

Preparai una solida argomentazione e compilai la modulistica per richiedere di essere ricevuto.
Ero a conoscenza del loro rigido tradizionalismo, tuttavia ero certo che le mie argomentazioni fossero solide e inoppugnabili. 

Quando finalmente fui ricevuto, spiegai di fronte al loro sguardo accigliato come arrivai in possesso del libro e come capii il suo contenuto.
Sottolineai come questo tipo di magia non fosse un Bula-Bula goffo ed erratico, si trattava di uno strumento elegante, per tempi civilizzati. Dimostrai l’effettiva funzionalità di questo sistema, rompendo e riparando nuovamente il mio boccale. 

Non dissero una singola parola, mi squadrarono torvamente e si ritirarono per deliberare. 

Nell’attesa le mie mani si torsero continuamente avviluppando la mia barba nel tentativo di placare la mia agitazione. La mia arringa era incontrovertibile, a mio avviso, tuttavia si trattava di cambiare una norma che vigeva da secoli. 

Perso nei miei pensieri, mi accorsi con qualche secondo di ritardo del ritorno dei membri del consiglio. 

Mi riscossi dal mio stato di torpore per ascoltare il loro responso. 

Fui così stupito dalle loro parole che quasi pensai di aver male interpretato le frasi pronunciate dal Portavoce: “La Magia è vietata. Sempre lo è stata e sempre lo sarà. La magia è per sua definizione caotica, imprevedibile. Se credi nella sua razionalità, ciò significa che sei stato ingannato o corrotto da essa. Vista la tua confessione spontanea ti verranno concesse due alternative tra cui scegliere. La prima è quella di ripudiare queste pratiche irregolari ed instabili, promettendo di non farne mai uso e distruggendo la fonte di questo malsano sapere.”. Fece una pausa di pochi secondi, che parvero mesi. “Altrimenti verrai esiliato con disonore. La tua barba subirà la Rasatura Totale e ti sarà proibito bere birra per sempre”. 

Il mondo parve vacillare per un istante. Come potevo sopportare il peso di un esilio? 

Tuttavia non potevo certo mentire. Presi fiato, stringendo i pugni spasmodicamente prima di effettuare la mia dichiarazione: “La magia in cui mi sono imbattuto è realmente metodica e controllata. Il suo utilizzo potrebbe risolvere con uno sforzo minimo un’immensa quantità di problemi che affliggono la nostra città. Rifiutarla solo perchè assomiglia vagamente a una cosa totalmente diversa è una scelta…”, frugai nella mente in cerca di una parola non eccessivamente offensiva, “…miope!”, conclusi seccamente.

Il Portavoce lanciò una rapida occhiata agli altri anziani, ottenendo secchi cenni di assenso.

Venni rasato, privato del mio rango e cacciato. Mi fu permesso di conservare solo i miei effetti personali e una minima quantità di denaro per giungere salvo alla città più vicina. 

Nelle settimane successive viaggiai, finendo di leggere il libro e utilizzando le mie conoscenze matematiche e le mie nuove capacità arcane per guadagnarmi da vivere.

Studiando magia purtroppo mi accorsi di un grave squilibrio che rischiava di incrinare l’ordine del mondo. Decisi di dedicare i miei sforzi per cercare di porvi rimedio, rimandando ad una fase successiva il progetto di tornare in patria per convincere quel Consiglio inutilmente conservatore della razionalità della mia scelta, in modo da poter essere riammesso tra la mia gente, poter far ricrescere la mia barba e tornare a bere birra dal mio fidato boccale, che ancora porto con me. 



Questo è tutto. Nota di colore: la faccenda della birra l’ho aggiunta perchè a me in real fa schifo la birra, ma ho promesso di berne un bicchiere quando finiremo la campagna, per festeggiare. Considerando che 12 sessioni fa il master ha detto che mancavano 10 sessioni, non dovrebbe mancare molto…o no?

Se avete domande sulla build del mio pg, curiosità sulla campagna o altro, chiedete pure. Se vi siete persi i riferimenti a matematica, logica e filosofia (nonché la citazione di un famoso film) e volete saperne di più, la sezione commenti è lì apposta.

Per altri BG e racconti, ecco qui.

Se vi piacerebbe esplorare la magia della 3.5, ho una guida apposita.

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2 commenti su “Nano Mago Senza Barba- Background di Dedekind”

  1. Oddio, vista in questo modo non è neanche più magia! Qui in effetti si apre una bella parentesi filosofica, perché noi intendiamo come “magico” qualsiasi cosa sia al di là di ciò che può essere spiegato e previsto con gli strumenti della scienza e della razionalità. In questo caso potrebbe essere considerata una forma di scienza, visto il rigore matematico con cui viene presentata.
    Non ho riconosciuto nessuna citazione cinematografica (ma raramente ne colgo), però vedo una certa somiglianza con Galileo e una riga di altri filosofi come lui.
    Bella la condanna di tagliare la barba, non so se è una tua invenzione ma sicuramente è una bella idea

    1. Caaachio, ma hai commentato quasi prima che lo postassi.

      Grazie come sempre per i commenti. Comunque sì, la definizione di magia e scienza è qualcosa di cui si può discutere all’infinito. Poi alla fine in giochi come D&D l’applicazione della magia è molto “meccanica”.
      Se vuoi lanciare un incantesimo sai che questo si manifesterà sempre (al massimo il nemico resiste agli effetti), hai un numero di slot fissi divisi in livelli… insomma, molto poco spazio ad effetti sorprendenti e inattesi (a meno di non usare la magia selvaggia, ma è un caso particolare, non la norma)

      La condanna della sbarbatura l’ho pensata io, ma non credo sia così originale, tutto sommato.

      Sicuramente la richiesta dell’abiura ricorda Galilei (e Giordano Bruno e un po’ di altra gente che “non si aspettava l’inquisizione” (spagnola o meno)).
      Poi vabbè, il linguaggio con cui calcolare per risolvere ogni diatriba è Leibniz. Poi probabilmente c’era altro, ma dovrei rileggerlo che l’ho scritto 10 giorni fa e dovevo postarlo settimana scorsa, ma la memoria è quella che è 😀

      Il film dico solo che è Star Wars, così se qualcuno sta ancora leggendo, non glielo rivelo subito.

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