I Racconti Fantasy nei mondi Fantasy

Oggi al posto dell’articolo vi beccate un racconto. No, non scappate, prometto che poi vi faccio anche delle guide!
Beh, mi chiedevo se nei mondi fantasy (non solo quelli di D&D e dei GdR) ci fossero dei racconti che dal loro punto di vista fossero fantasy. Insomma, nel nostro mondo parliamo di fatine e magia, invece i piccoli elfi, con che fiabe crescono? Saranno super high fantasy? Iper tecnologiche? Quindi mi è venuto in mente un raccontino in cui viene letta una fiaba “fantasy” a dei bambini. Boh, smetto di parlarne, tanto sta qui sotto e potete leggervelo direttamente.

Torri di Vetro Arcano aggrappate sull’escrescenza nodosa del mastodontico Albero della Vita. Le descrizioni di chi aveva visto da lontano Eshirdalein, l’antica città elfica, erano variazioni sul tema della frase precedente.

Quando invece vi foste ritrovati a parlare con un umano (o un altro membro di una razza senza magia innata) che avesse passato almeno qualche ora all’interno della città, vi sareste imbattuti in una moltitudine di descrizioni differenti, in quanto ogni visitatore si sarebbe lasciato impressionare da un particolare diverso.

I parchi ricolmi di piante esotiche e misteriose dagli odori travolgenti, i piccoli folletti di ogni genere e sorta che vivono in armonia con gli elfi e sfrecciano trillando per la città, le vesti quasi ieratiche indossate dalla maggior parte della popolazione, l’uso della magia per risolvere le incombenze quotidiane, dall’illuminazione al trasporto degli oggetti. I motivi per restare profondamente colpiti non mancavano.

Diversa era la considerazione che avevano della città i suoi abitanti, specialmente quelli più giovani, mai usciti a visitare il resto del mondo. Per loro era semplicemente casa.
Casa. Con tutti i pro e i contro. Casa come sicurezza, conforto familiare, luogo di ritrovo con gli amici. Ma anche casa come consuetudine, perfino banalità o addirittura noia.

È con queste convinzioni ben radicate nel preconscio che un gruppo di elfi a malapena adolescenti si ritrova in una fresca mattina autunnale nei vicoli che si intrecciano alle spalle del tempio.
Testa china, passo affrettato, bisbigli che si trasformano in gridolini strozzati per l’emozione, sguardi frenetici e sospettosi verso i passanti.
Una breve conta per verificare la presenza di tutte le persone e di tutti i dolci necessari e poi via di corsa.

Dopo pochi minuti arrivano alla vecchia biblioteca. In altre città sembrerebbe un edificio splendente, ma il confronto con le costruzioni vicine fa subito intuire la scarsa considerazione riservata a questo luogo.

I ragazzi entrano, finalmente al sicuro alzano il tono di voce.
“Ciao R, siamo qua!”. Una cacofonia di frasi simili rimbomba nella sala, finché una figura non si palesa, spuntando da dietro uno scaffale. Un Tielfo. A volte nascono nelle famiglie elfiche, se un antenato apparteneva alla stirpe dei Tiefling. In questo caso il genotipo era palesato fenotipicamente da una lunga coda diavolina e da canini un po’ più pronunciati della media.
Un Tielfo anziano, per la precisione. Leggermente curvo e appesantito dagli anni e dal viso rugoso.

“Eccovi qua, banda di scalcagnati. Non vi siete ancora trovati un passatempo degno di questo nome?” La sua voce bassa e leggermente roca contrastava con gli squittii dei ragazzi.

“Dai, R, noi vogliamo che tu ci legga ancora una delle fiabe dei tuoi libri!” le parole di Vianestir, la più grande del gruppo, riescono a sovrastare il chiacchiericcio dei compagni.

R sbuffa esibendo una smorfia scocciata non molto credibile, a causa del luccichio allegro degli occhi. “Lo sapete che non dovreste più ascoltare queste storielle da bambini. Che ne direbbero i vostri genitori?”

I giovani colti in fallo iniziarono titubanti a balbettare, mostrando improvviso interesse per le punte delle loro scarpe, finché uno dei piccoli non prende l’iniziativa “Ma non c’è bisogno che lo sanno, no?”.

“‘Che lo sappiano’, Aldelin. Si dice ‘che lo sappiano'” l’anziano bibliotecario torna a sbuffare mentre inizia a dirigersi con passo leggermente malfermo verso il bancone.
“Va bene, tanto lo so che rimarreste qui tutto il giorno se io non iniziassi a leggervi una fiaba”. Con mano sicura prende da un ripiano interno un volume leggermente impolverato e lo appoggia sul bancone, iniziando poi ad frugare alla ricerca di qualcosa.
“Flix, hai visto gli occhiali?”

A quelle parole un piccolo folletto alato dal genere difficilmente valutabile inizia a fare capolino da dietro un libro, per poi gettarsi in una borsa e riemergerne pochi istanti più tardi trillando trionfalmente con gli occhiali tra le braccia.

“Ah, grazie, veniamo a noi…” R alza lo sguardo sui ragazzi che nel mentre avevano trovato una sistemazione sedendosi su bassi ripiani, casse o perfino per terra. “Oggi vi leggerò una storia nuova e…” le sue parole furono interrotte da un fitto brusio di disappunto.

“Ma noi vogliamo una storia fantasy!” L’esclamazione proviene da un ragazzetto coi capelli sorprendentemente corti, ma viene seguita a ruota da grida di protesta di tutto il gruppo: “sì, quella della posta!”, “io voglio sentire di quello che aveva problemi col computer!”, “ma perchè non leggiamo più quella del bimbo che si perde nel supermercato?”.

“Calmi, calmi! Ma chi me lo fa fare, sono troppo vecchio per gestire dei discolacci come voi!” Con queste parole trova faticosamente collocazione su una sedia, appoggiandosi col braccio per sedersi. “Sarà fantasy, solo che sarà diversa. Ora mi fate raccontare o continuate a fare le gnole?” Quel termine straniero che significava all’incirca “piagnistei” ogni tanto faceva capolino nel suo lessico attivo, quando si distraeva, ma ormai i ragazzi ne conoscevano il significato, quindi potendo concentrarsi sull’implicito ultimatum e si rassegnano ad affrontare la novità.

Con misurata lentezza l’anziano apre il libro e appena la piccola folla di ascoltatori si decide a zittirsi, inizia finalmente a leggere.

C’era una volta, tanti anni fa, un giovane uomo di nome Franfranco. Veniva da un piccolo paesino di nome Bottomarza e si era trasferito da poco nella grande città. Ormai aveva 30 anni e non voleva più vivere in casa coi suoi genitori.

Gli ascoltatori iniziano a confabulare rapidamente per calcolare a quanto equivalgono 30 anni umani, una volta stabilita una stima accettabile si calmano e il bibliotecario può continuare a leggere.

Franfranco purtroppo non era molto ricco, anzi. Guadagnava abbastanza solo per permettersi una piccola stanza in una casa con altri ragazzi come lui. Per non parlare del denaro consumato dal suo catorcio. La sua vecchia auto consumava un sacco e ormai erano più i giorni che passava dal meccanico che quelli per strada.

“Cos’è un’auto?” Felisialin si era unito da poco al gruppo e non era ancora ferrato sull’argomento.
Vianestir lo fulmina con uno sguardo per poi rispondergli seccamente “Auto. Una macchina. Tipo una carrozza magica, ma che funziona senza magia”.
L’anziano sorride prima di riprendere.

Oggi era uno dei giorni in cui funzionava e la stava proprio guidando per andare al lavoro. Però era in ritardo. Con il suo vecchio macinino stava percorrendo a zig zag la strada, nel frenetico tentativo di ridurre il tempo di viaggio e arrivare puntuale. Sbatté le mani più volte sul volante, come se questo potesse convincere le altre auto a spostarsi.

Quasi un’ora di tragitto tutti i giorni in mezzo al traffico e un’altra ora poi per tornare. Franfranco era molto stanco, ma ormai lo era spesso in questo periodo, tra i viaggi, gli straordinari quasi obbligati in ufficio e il caos dei coinquilini, non aveva molto tempo per dormire. Ma il problema principale era lo stress. Non tanto per i lavori da consegnare, ma perchè il suo stage stava per terminare e non sapeva se sarebbe stato rinnovato.

R Si ferma, guardando di sfuggita i ragazzi quali non si fanno scappare quell’occasione per interrompere chiedendo spiegazioni, levando un coro di domande:
“Cos’è uno stage e perchè scade?”
“Cosa sono gli straordinari quasi obbligati?”
“Ma perchè è sempre stanco? In questo mondo non hanno la magia, ma c’è tutta la tecnologia, possono comunque lavorare poco!”

Sul viso del bibliotecario si dipinge un’espressione bizzarra. Per immaginarla bisogna aver chiesto almeno una volta nella vita ad un giocatore di ruolo accanito di descrivere la sua ambientazione preferita. Dire che appare soddisfatto sarebbe riduttivo e forse fuorviante.

Il Tielfo si schiarisce la voce pregustando il monologo che potrà tenere. “Allora, visto che non siete più dei neofiti di questa roba, ho scelto di leggervi questa fiaba, sempre adatta a un pubblico giovane, ma in cui si iniziano a introdurre alcune tematiche tipiche di questo genere di ambientazione.” Fa una pausa giusto un istante per raccogliere le idee.
“In questo mondo esiste sì la tecnologia, per cui molti lavori si possono fare sbrigativamente, ma c’è una distribuzione delle ricchezze veramente sproporzionata. Diciamo che è come se il nostro Antico Arcimago Reggente fosse 1000 volte più ricco e allo stesso tempo ci fosse metà della popolazione senza i mezzi necessari per vivere decentemente.” Si ferma un secondo inclinando la testa di lato e fissando un punto sul soffitto per ricordare meglio.
“Se non mi sbaglio si parlava di persone che in un minuto guadagnano quanto un lavoratore medio in 10 anni, o qualcosa di simile, dovrei cercare la pergamena in cui ne parlavano.” Scuote la testa. Il bancone è troppo lontano e non vale la pena alzarsi davvero. “Quindi molte persone non hanno i soldi per comprarsi le tecnologie utili, oppure se lo fanno si devono accontentare della versione scadente. Quindi devono fare molti lavori a mano. Inoltre per molte persone il lavoro viene pagato poco, in modo che i più ricchi possano continuare ad arricchirsi. Così i poveri dipendenti devono lavorare di base parecchie ore al giorno.” Si gratta la base della nuca pensieroso prima di riprendere.

“Che dicevo, ah, sì. Lo stage. Chi fa uno stage è quasi come un dipendente. Però anche se lavora come tutti gli altri, prende circa metà dello stipendio“, scandisce bene l’ultima parola, soffermandosi per vedere se tutti la ricordano.
“Inoltre ha un paio di altre penalizzazioni, ma non vi annoio coi dettagli. Il punto è che dopo qualche mese il datore di lavoro deve decidere se farlo rimanere lì a lavorare oppure no. Per questo deve fare delle ore in più di lavoro gratis, gli straordinari, per dimostrare di essere bravo e che è meglio farlo diventare un lavoratore assunto piuttosto che prendere un altro stagista, anche se sarebbe molto più economico”.
Dopo la tirata si riappoggia soddisfatto sullo schienale, contemplando gli ascoltatori per verificare le loro reazioni.

I ragazzi stavano annuendo pensierosi, provando a digerire la mole di informazioni. Felisialin ad un tratto viene colto da un pensiero improvviso: “Ma non è un po’ inverosimile tutto questo? Se ci sono abbastanza ricchezze per far stare tutti bene, perchè lasciare la gente in difficoltà solo per avere una quantità di soldi che…”, viene preso da un attimo di incertezza, ma si riprende “…beh, mille volte tanto l’Antico Arcimago Reggente? Non servono a niente tutti quei soldi!”

Il bibliotecario annuisce. “Beh, sì. Vista da questo punto di vista non ha molto senso. Però sapete che vi dico? Non sempre chi fa parte di una società riesce a guardarla con abbastanza senso critico da trovarne le incongruenze. Anzi, il più delle volte a uno sembrerà normale, perchè è l’unica cosa che ha visto fin dalla nascita. Mi viene in mente un famoso libro, scritto da un nano. Il Barone del Monte Skiè. Lettere Trovaiane. Parla di un orco che va a visitare il regno dei nani e descrive tutte le cose dal suo punto di vista di straniero, evidenziando tutte le stranezze. Ma non divaghiamo!” Agita freneticamente le mani come a scacciare un nuovo groviglio di pensieri.
“Quel che conta è che secondo me è credibile che in una società i potenti siano così radicati da aver fatto credere a tutti che il loro dominio sugli altri sia una cosa inevitabile e forse anche giusta.”

Prende aria respirando profondamente. quindi accenna un mezzo colpo di tosse prima di riprendere.

La macchina non era in grado di reggere queste velocità in maniera dignitosa e vibrava come fosse un aeroplano in fase di decollo. Franfranco aveva paura di squagliare il motore, ma invece, non si sa come, l’auto non esplose e lui riuscì ad arrivare in tempo in ufficio.

L’aver evitato il ritardo, tuttavia, non lo mise al riparo dalle ire del suo capo. Infatti pochi minuti dopo aver acceso il computer venne assalito da una sfuriata del suo responsabile. “sei un incompetente, tutto il materiale che mi hai inviato lunedì era pieni di errori!”
Franfranco sbiancò a queste parole, poi si ricordò di un particolare importante. “Ma io lunedì non c’ero, si ricorda? Ero dal dentista. Quei file non li ho salvati io lunedì”.
Se il nostro eroe sperava di evitarsi la lavata di capo in questo modo, era destinato a rimanere deluso. “Mi stai dicendo che gli errori sono nelle procedure che ho compilato io?!? Quindi secondo te tu sai fare un lavoro migliore del mio?!?”. Franfranco si sentì mancare mentre le lacrime iniziavano minacciosamente a pizzicargli il fondo degli occhi. Riuscì a malapena ad articolare qualche monosillabo sconnesso e chinò il capo davanti alla valanga di improperi.

“Ma perchè si fa trattare così?” la voce di Aldelin interrompe il racconto.
“L’ha detto prima: il capo deve decidere se tenerlo o no e lui non può rispondere agli insulti!” Vianestir dopo aver risposto incrocia lo sguardo di R, alla ricerca di un cenno di approvazione, che puntualmente arriva a confortarla.

Franfranco lavorò tristemente per tutto il resto della giornata, riflettendo sulla sua vita. Perchè doveva essere tutto così difficile? Lavorare così tanto in queste condizioni assurde, non avere mai abbastanza soldi per stare tranquillo, 800 euro al mese, non riuscire mai a ritagliarsi abbastanza tempo per riposarsi e vedere gli amici. Era disilluso. Come fare per uscire da questa situazione.
La giornata passò lentamente e dolorosamente. Franfranco ormai stremato accolse con tiepida gioia l’arrivo dell’orario di fine lavoro. Poi rimase un’altra mezz’ora, per mostrare che era ligio al dovere e infine uscì, rassegnato.

Sulla via del ritorno si fermò in tabaccheria a comprare un biglietto dell’autobus che avrebbe usato nel fine settimana.

Di fronte all’espressione di vuoto metafisico dipinta sul volto di Felisialin la voce di Insirivien si fa sentire in maniera distinta per la prima volta. “La tabaccheria è un posto strano in cui vendono le cose per fumare, caramelle, biglietti e via dicendo. Un autobus è tipo una macchina, ma più grande, ci possono salire tutti quelli col biglietto e il fine settimana sono i due giorni su sette in cui di solito non si lavora.” con il volto rosso per l’imbarazzo per aver parlato in pubblico, la giovane elfa si blocca, evitando freneticamente il contatto visivo con chiunque.

L’anziano non riesce a trattenere un sorriso prima di continuare.

Non c’era molta fila, quindi dopo pochi minuti di attesa Franfranco arrivò alla cassa e chiese il suo biglietto. Poi guardò gli schermi e fu preso da un’idea improvvisa. “Prendo anche questa schedina del Superenalotto”. Inserì qualche numero a caso e pagò, salutando, prima di ripartire verso casa.

Il vociare dei ragazzi rendeva davvero difficile la lettura. R alzò la testa con uno sguardo perplesso verso gli astanti. “Volete chiedere qualcosa?”
“Sì, che cos’è il Superenalotto?” chiesero quasi tutti praticamente all’unisono.
“Ah! Allora” preparandosi a un nuovo momento di approfondimento l’anziano solleva la schiena dalla sedia sporgendosi in avanti. “Allora, è una specie di scommessa. Si pagano dei soldi per un biglietto e se indovini tutti e sei i numeri usciti vinci e prendi un sacco di soldi.”
“E da dove vengono questi soldi?” La domanda di Aldelin usciva da un viso preoccupato di star ponendo un quesito stupido.
“Vedi, la gente paga i soldi per i biglietti e tutti questi soldi vanno a formare il premio finale. Poi in tutti questi giochi di soldi c’è un problema. Che è lo stesso del gioco d’azzardo, che è praticamente la stessa cosa, ma con più denaro in ballo per ogni giocata…poi non vi parlo di chi gioca in borsa, lasciamo stare!” Scuote la testa rapidamente prima di riprendere. “Il senso è che facendo un po’ di calcoli delle probabilità, si scopre che in media dedicarsi a queste attività fa perdere dei soldi.” La mano dell’anziano scatta avanti con l’indice alzato “Ti anticipo. Perchè la gente gioca se tendenzialmente perde? Volevi chiedere questo vero?”. La testa del piccolo inizia a oscillare verticalmente in maniera affermativa, imitata da quella di alcuni compagni. “Beh, perchè tu non stai comprando soldi, ma la speranza. Se sei disperato, vuoi cambiare vita, ma la società blocca qualsiasi tuo tentativo, non vedi altra via d’uscita se non un grandioso colpo di fortuna che ti possa dare abbastanza soldi da cambiare vita.” L’anziano respira profondamente quindi domanda “Posso continuare?”. Le risposte affermative gli danno il via.

Era già sera quando Franfranco arrivò a casa. Iniziò a smangiucchiare qualcosa di freddo, poi gli venne in mente la schedina. Armeggiò col telefono per cercare, senza molta convinzione, la pagina in cui verificare l’esito dell’estrazione. Il primo numero era uno di quelli giocati, ma questo non lo scosse. Anche il secondo. Panico. 3 numeri corretti su 3 controllati. Quarto numero: 46. Ok, aveva giocato pure quello. Sudore. Il telefono scivolò, ma cadde sul divano. Franfranco lo raccolse freneticamente. Quinto numero 12. Giusto anche quello. La vista si annebbiò, la testa iniziò a girare. Crollò sul divano. Prese fiato e guardò l’ultimo numero. Lo schermo del telefono si era attenuato. Imprecò. Riaccese lo schermo, inserì la password. Le mani tremarono. Il telefono rispose “password errata”. Imprecò di nuovo. Riprese fiato, respirando con calma tre volte. Non riusciva a pensare lucidamente. Anche 5 numeri porterebbero a una vincita consistente. Rimise la password. Corretta. Mordendosi involontariamente la lingua lesse il sesto numero. 42. La risposta a tutto. Giusto anche quello.

La mente di Franfranco come dissociata dal suo corpo osservò sé stesso oscillare verso il frigo, bere un bicchiere da una bottiglia aperta e ritornare a sedersi. Vino. Serviva. Ricontrollò. Sì, sono giusti. Aveva vinto il Jackpot. 12 milioni di euro e spiccioli.
Non sapeva bene cosa fare come prima cosa, poi si decise. Riprese il telefono e scrisse una mail al suo capo “Buonasera, con la presente sono a informarla che sì, gli errori li aveva fatti effettivamente lei e che sì, evidentemente sono in grado di fare il suo lavoro in maniera migliore. Per questo motivo non sono più interessato a proseguire in questo rapporto lavorativo e la informo che dovrà trovarsi un altro sfruttato per sfogare le sue frustrazioni. Cordiali saluti. Franfranco”.

Era libero.

R chiude il libro. I ragazzi iniziano ad alzarsi in piedi discutendo animatamente mentre il bibliotecario si alza con difficoltà e inizia a camminare verso il bancone per riporre il volume.

Proprio mentre i giovani elfi iniziano a chiedere una seconda storia, entra dalla finestra un piccolo folletto blu. “I vostri genitori hanno finito e stanno per tornare a casa!”.
“Oh, grazie Sblirp! Presto, presto che non dobbiamo farci scoprire!” con un trambusto notevole iniziano a scalpicciare avanti e indietro, salutandosi, ringraziando per la lettura e recuperando le loro cose.
Quindi si affrettano a correre fuori per tornare alle loro case.

Il bibliotecario rimane a guardare fuori per qualche istante prima di riscuotersi e tornare al suo lavoro di archivio brontolando su quanto ancora oggi si consideri il fantasy una cosa per bambini. Come se non si potessero utilizzare i mondi diversi per descrivere il nostro. Come se la fantasia fosse un accessorio futile. Che tempi.






Ok, finito. Se vi è piaciuto, ho scritto qualche altro raccontino da usare come Background per alcuni dei miei personaggi. Eccoli.
Se non vi è piaciuto invece sappiate che di solito sul blog scrivo cose più pratiche: guide, recensioni, approfondimenti, ecc. Vi lascio il link alla sezione 5e e quella ai Gdr Generici.
Che vi sia piaciuto o meno, lasciate un commento qua sotto per dirmi cosa ne pensate. Altrimenti potete contattarmi in uno qualsiasi dei canali qua riportati.

Brancalonia – Manuale di Ambientazione Spaghetti Fantasy per D&D 5e – Recensione

In realtà nel manuale (prodotto da Acheron Games) non dicono mai di essere un’espansione di D&D, ma stanno sul vago, affermando di essere un’ambientazione per la quinta edizione del gioco di ruolo più famoso del mondo. Comunque il manuale vi aiuterà a giocare campagne ambientate in una specie di Italia low magic con avventure low power. Sostanzialmente le sessioni saranno incentrate su ignoranza, violenza fine a sé stessa e goliardate varie. Ma cerchiamo di entrare nel vivo del regolamento e dell’ambientazione a cui hanno dato vita Mauro Longo, Davide Mana e Samuel Marolla. Via con la recensione.

Nella copertina di Brancalonia c’è un tizio con equipaggiamento scadente che beve. Ho detto tutto

Nuove Razze e Classi per D&D 5e

Sì questo GdR è basato su D&D, ma non vorrete giocare un nano, un draconico o peggio ancora un elfo (quelli non si usano mai, nemmeno nelle campagne standard, no?) in un’avventura del genere, giusto?

Per questo vi sono venuti in aiuto, creando alcune razze compatibili con il regolamento 5e.

Quindi a parte gli umani, che costituiscono gran parte della popolazione, abbiamo:

Dotato

Avete presente le storie con i settimi figli di settimi figli? O bambini nati durante un’eclissi o un temporale? Ecco, questi personaggi hanno ricevuto un dono e sono portati per la magia.

Morgante

L’immagine somiglia pericolosamente a Bud Spencer che mangia un piatto di fagioli. Potrei dire solo questo. Comunque sono colossi buoni, ma letali. perchè (cito il manuale) “non c’è cattivo più cattivo di un buono che diventa cattivo”.

Salvatico

Abitanti delle foreste e delle montagne. Resistenti, coriacei e rustici. Perfettamente adatti alla vita nelle terre selvagge, meno a quella cittadina.

Marionetta

Sì, una vera marionetta di legno parlante. I riferimenti a Pinocchio si sprecano in ogni parte della loro descrizione. Sono ovviamente di taglia piccola. Si possono usare anche in versione pupi siciliani per fare i soldati.

Malebranche

Diavoli che hanno abbandonato Lucifero per vivere sulla terra. Sì, coprono un po’ il ruolo dei tiefling di D&D 5e, anche se sono più diversificati l’uno dall’altro. Infatti ogni Malebranche è caratterizzato da una peculiarità fisica specifica.

Inoltre abbiamo delle nuove professioni. Uso questo termine non a caso, perchè in Brancalonia la classe è strettamente legata ad uno specifico ruolo nella società. Io non ho mai apprezzato molto questo approccio (come ho avuto modo di raccontare varie volte), ma visto l’intento semi-serio del manuale, non mi formalizzo.

Ad ogni modo per ogni classe del manuale base di D&D viene presentata una sottoclasse specifica per adattarsi a questo mondo di canaglie.

Il Barbaro diventa un Pagano, dotato di un’ira che lo rende impossibile da immobilizzare e rallentare.

Il Bardo si improvvisa Arlecchino, con poteri da mimo, di silenzio ed esibizione.

Il Chierico si converte in Miracolaro, un prete in grado di invocare bonariamente l’aiuto dei santi e di Padre Terno (giuro, si chiama così).

Il Druido si trasforma in Benandante, una specie di buono stregone della natura in grado di contrastare non morti e spiriti malvagi.

Il Guerriero si specializza come Spadaccino, un abile duellante con due armi.

Il Ladro ruba il ruolo di Brigante, per cogliere alla sprovvista chi si avventuri fuori città.

Il Mago si rivela come Guiscardo, un esperto scopritore ed utilizzatore di tesori magici.

Il Monaco trascende in Frate, ma non porge spesso l’altra guancia. Anzi.

Il Paladino è declassato a Cavaliere Errante, ma può prendersi cura dei suoi compagni sgangherati.

Il Ranger è intrappolato nel ruolo di Mattatore, un cacciatore e ammaestratore di animali feroci.

Lo Stregone appare come Scaramante, un vero protetto dal fato.

Il Warlock è riconosciuto come Menagramo, in grado di maledire nemici e non solo.

Personalmente alcune di queste non mi paiono particolarmente ben riuscite. Come lo Stregone e il Guerriero. Invece altre le giocherei proprio volentieri anche in una campagna classica di D&D. Il Warlock essendo in grado di dare svantaggio ad area a tutti i tiri è decisamente succoso. Le capacità di Silenzio e di sommare il Carisma alla CA del Bardo lo rendono in grado di ricoprire ruoli diversi dal solito e interessanti.

Inoltre abbiamo una serie di Backgroud che, oltre a caratterizzare il passato problematico e macchiettistico del nostro personaggio, ci permettono di integrarci con le regole specifiche di Brancalonia, conferendoci bonus alle risse, al calcolo delle taglie e via dicendo.

Per finire la creazione del personaggio (tranquilli, non è GURPS, si fa in un attimo) abbiamo i talenti. Sia per migliorare l’uso delle meccaniche introdotte con questo manuale, sia per caratterizzare ulteriormente le razze.

Ad ogni modo mi sembra che ci sia tutto il materiale per poter dar vita a eroi, che poi eroi non sono. Perchè, come accennato, in Brancalonia non ci si può prendere troppo sul serio. Perchè i PG saranno gli scarti del mondo degli avventurieri. Cavalieri di seconda, ma anche di terza mano, non più in garanzia. Giramondo cialtroneschi impelagati in imprese al limite tra l’epico e il ridicolo. Furfanti, lestofanti e sacripanti in cerca del colpo grosso per poter sperperare tutto in bagordi interminabili. Perchè questo è Brancalonia.

Livello di Potere Limitato

Come abbiamo visto, non stiamo cercando di replicare propriamente campagne ad alto potenziale. Anzi. In questo le regole ci danno una mano (sporca e ruvida pure lei).

Tanto per cominciare, scordatevi di arrivare a lvl 7. Non perchè morirete prima. Cioè, forse anche quello. Però il gioco non prevede un avanzamento oltre il livello 6. Un po’ come il famoso E6 che girava ai tempi di D&D 3.5.

Questo perchè in un mondo del genere in cui la serietà è indissolubilmente intrecciata con la farsa, avrebbe davvero poco senso un personaggio di lvl 20 con tutto il potere che ne deriverebbe. Poi in realtà dopo il lvl 6 al posto degli avanzamenti di livello si ottengono dei talenti speciali, ma non entriamo in dettagli noiosi (e che soprattutto potrebbero scatenarmi gli azzeccagarbugli contro per violazione del copyright).

Altra regola piuttosto importante. Non vi faccio spoiler e la introduco con delicatezza (anche i miei capoversi possono essere piuma o esser fero). Questo GdR basa le sue avventure su una ripetizione di fasi di azione, ritorno alla base e fasi di riposo. Quindi per favorire questo ed evitare che si dorma una notte in tenda e si recuperi tutto, per effettuare un riposo breve servono 8 ore e per un riposo lungo 7 giorni.

Vi do un secondo per digerire la notizia. Avevo già accennato a questa variante quando feci la raccolta delle varie HR e varianti varie per D&D 5e. Compare nel manuale del DM col nome di Realismo Crudo. Normalmente non apprezzo, ma in questo caso penso sia adatta al tipo di gioco e di personaggi che si vogliono proporre. Non sono eroi in grado di risolvere ogni situazione, ma canaglie in grado di infilarsi in ogni pasticcio.

Comunque per indorare la pillola, se ci si riposa nel proprio covo, si ottengono una serie di bonus a seconda dei lussi (anzi Granlussi) di cui è fornito. Per cui una cucina ben attrezzata ci farà recuperare più DV e via dicendo.

Poi ovviamente non possiamo adagiarci troppo sugli allori, al crescere della nostra Taglia e della nostra Fama, potremmo avere brutte sorprese e ritrovarci a perdere il nostro Covo!

Per concludere in bellezza, abbiamo l’equipaggiamento. Anzi, dovrei dire in bruttezza, visto che la novità è proprio il cosiddetto “Equipaggiamento Scadente“. Spade che si spezzano, armature che si smontano, lame che si sfilano e tanto altro, in modo da rendere i combattimenti ancor più paradossalmente chiassosi e scalcagnati. A completare il quadro abbiamo armi improvvisate, oggetti magici a dir poco discutibili (“ciarpame magico“) e pozioni definite esplicitamente intrugli.

Sì, se avevate in mente un paladino scintillante in groppa a un candido destriero, direi che avete sbagliato gioco.

Risse, Bettole e Bagordi

Se non volete passare la settimana di riposo dentro al vostro covo, potreste voler trovare una bettola per darvi alla pazza gioia. Spendendo una buona quantità di denaro potreste finire per vivere avventure ancor più sensazionali che nel resto del tempo. Abbiamo infatti una simpaticissima tabella di avvenimenti casuali, dalle frodi ben riuscite a intoppi sessuali con nobili. Ovviamente il rischio è di imbattersi, o di provocare deliberatamente, una rissa.

Però sarebbe un peccato uccidere qualcuno mentre ci si diverte con una sana scazzottata! Per questo sono state introdotte regole appositamente studiate per creare un combattimento scenografico, inverosimile e incruento, in cui nessuno rischia la vita.

La questione meriterebbe di essere discussa a fondo, ma ho sonno ve la riassumo: ogni livello si acquisiscono nuove mosse speciali, ogni classe ha una mossa tipica, le classi magiche possono usare i loro poteri per azioni tragicomiche.

Botte da orbi, testate, sedie spaccate, bottiglie rese magiche e fracassate addosso ai nemici, sparizioni all’ultimo momento, colpi di sfortuna, vetri infranti e via dicendo, solo per il gusto di far passare il prurito alle nocche, perchè a fine combattimento non si potranno nemmeno svuotare le tasche degli avversari atterrati, ma ci si potrà limitare a prendersi un piccolo trofeo.

Luoghi e Mappe

Come avrete capito l’ambientazione è una sorta di versione fantasy dell’Italia. Il Sinistro Stivale. Questo perchè guardando la mappa, questa pare un ribaltamento speculare della nostra penisola.

Ad ogni modo non posso farvi un riassunto di tutta la sezione geografica e storica, ma sappiate che è decisamente ampia, ben curata e che non mancherete di trovare riferimenti più o meno occulti alla cultura popolare italiana.

Mi permetto solo di segnalare un paragrafetto sulle “Strade che Non Vanno da Nessuna Parte“. A me ha ricordato vagamente il racconto “Conosco un Posticino” di Benni, anche se chiaramente qua si stava citando Gianni Rodari (in maniera esplicita, eh, non sto facendo il fenomeno di cultura). Ad ogni modo ci sono sentieri visibili ma ignorati da tutti, seguendo i quali non si può predire in alcun modo a cosa si andrà incontro. Molto interessante se si è a corto di idee o se si vuole costringere il master a improvvisare.

Avventure, Mostri e PNG

Non siamo scoperti nemmeno da questo fronte. Possiamo attingere a una serie di mostri tipici della tradizione italiana (non per fare spoiler, ma c’è la Befana) e a una piccola collezione di PNG tipici da inserire come avversari, aiutanti, carne da bagordi e via dicendo.

Il manuale contiene inoltre l’avventura Introduttiva in Solitario “Il Figlio dell’Aquila”, la campagna di gioco “Soldati di Ventura”, in 6 Episodi.

Opinioni e Consigli

Il manuale mi sembra potenzialmente piacevole da giocare. Le regole sono solide ed efficaci nel trasmettere l’atmosfera che si vuole ricreare.

L‘ambientazione e lo stile di gioco sono funzionali l’uno all’altra e interessanti da scoprire.

Però, c’è un però. Il manuale è soprattutto spassoso da leggere e da sfogliare. La quantità e la qualità di battute e citazioni è a dir poco impressionante. Non posso farvi una carrellata, ma, a titolo di esempio, avere la polizia col nome di Equitaglia, il disegno del trio Solenghi Marchesini Lopez, gli attacchi in cui la mano può esser fero o esser piuma, i Fratelli di Taglia… insomma, se frequentate il mio blog sarete abituati a battute atroci, ma qua ne hanno fatto professione.

Poi io non ho una cultura pop smodata, quindi probabilmente mi sono perso dei riferimenti per la strada. Quindi indicatemi la vostra citazione preferita nei commenti!

Già che ho citato i disegni, mi preme far notare che la qualità è sorprendentemente buona. Ok, io partivo prevenuto e con pochissime aspettative, ma sono rimasto piacevolmente impressionato.

Per concludere, io ve lo consiglio. Ottimo per serate alcoliche (o comunque in stato di percezioni alterate), leggere e frivole. Poi non ci giocherei una campagna di 3 anni, ok, diciamo che lo vedo più come gioco per decomprimere da inserire tra due campagne lunghe in modo da farsi una manciata di sessioni morendo dal ridere.

Quindi se volete provare, compratelo! Sappiate che c’è anche un manuale di espansione: Macheronicon. Purtroppo non ne sono ancora entrato in possesso. Vedremo.




Se volete leggere altre recensioni di Giochi di Ruolo, accomodatevi.
Se invece siete fissati con D&D 5e, sappiate che c’è una sezione apposita.

Gandalf in Pathfinder

Forse il mago più famoso di tutti i tempi. A parte Otelma. Parlo di Gandalf il Grigio del Signore degli Anelli (anche se compare anche in altre opere, tra cui lo Hobbit). Quello che nei libri di Tolkien copre il ruolo di PG del master che dà le quest, cava d’impiccio e guida il gruppo di scalcagnati. Quello che uccide il Balor da solo per prendersi il loot. Il potente saggio noto con mille nomi, Olònir, Mithrandir e tanti altri. L’antico Istari inviato a tutelare la Terra di Mezzo. Un Maiar inviato dai Valar per contrastare la malvagità di Sauron. E insomma, la smetto, tanto chi è che non conosce Gandalf?
Questa è la versione Pathfinder. Per D&D 3.5 guardate qua e per D&D 5e qua.

Eccolo, con una spada in mano, perchè non si sa mai quando finiranno gli slot incantesimo.

Punti salienti: Un potente incantatore, capace di lanciare fiamme, fare luce, ispirare gli animi, spezzare gli incantesimi, oltre a un’altra ricca serie di trucchetti.
Valutazione livello: C’è un simpatico articolo in giro secondo cui Gandalf sarebbe un mago di lvl 5. A conti fatti i suoi incantesimi non sono particolarmente ricercati, però consideriamo che tiene testa al Balrog (anche se poi muore) che sarebbe stato una sfida insormontabile per gli altri (i quali sono combattenti eccezionali, magari non super-umani, ma tranquillamente di livello 4-5). Facciamo lvl 11 per comodità.

Scheda

Suggerimento build:
Razza: Non essendo umano, ma una razza semi divina, io direi che Aasimar è quello che fa per noi.

Classi: Mago, chiaramente. Non è un mago, non usa la magia del libro! Anzi, la magia in Tolkien è molto basata sulla parola, quasi sulla musica. Quindi:
Bardo 10 (Flame Dancer e Studious Librarian), Guerriero 1.

Sì, il guerriero, perchè il ragazzo picchia. Il bardo ha tutta una serie di magie adatte allo scopo ( eroismo, ventriloquio, piromanzia, …), quelle di fuoco le prendiamo dal Flame Dancer e se ci manca qualcosa sul momento, possiamo usare il privilegio di classe dello Studious Librarian. Volendo anche per lanciare Cavalcatura, se pensiamo di richiamare così Ombromanto.

La musica bardica è forse un po’ fuori luogo, ma in fondo non serve cantare, basta ispirare con un discorso, poi le conoscenze bardiche sono davvero calzanti.

Caratteristiche: Purtroppo non possiamo tenerne bassa nessuna. Grande Carisma (non solo per castare, ma guardate come convince la gente a fare cose assurde!) Ottima intelligenza, saggezza e non è che le fisiche siano basse.

Talenti: In realtà non ci serve nulla di particolare. Per seguire il film forse ci servirebbe combattere con due armi. Per il resto siamo liberi di prendere un po’ di robustezza e dintorni. Escludere Materiali ci aiuta a essere meno ridicoli.

Equipaggiamento: Un bastone nodoso e molto alla moda. Un cappello a punta. Poi Glamdring, la spada elfica in grado di illuminarsi se ci sono orchi nelle vicinanze. Io suggerirei l’uso di un individuazione del male permanente, tanto gli orchi son tutti malvagi in Tolkien.

Varianti e considerazioni:

Il Guerriero non è obbligatorio, potremmo usare una qualsiasi altra classe combattente, perfino un Paladino, un Cavaliere o un Magus.

Come sottoclasse da Bardo c’è anche il Magician, scartato perchè troppo bravo con utilizzare oggetti magici a discapito di conoscenze bardiche. Però vedete voi.

La magia delle parole forse viene rappresentata meglio dal Truenamer [Tome of Magic], ma poi questa classe (oltre a essere debolissima) offre una scelta di incantesimi misera.

Se invece volete stare sul classico, c’è sempre lo stregone. Volendo prendendo la classe di prestigio del Maestro del Sapere, se volete focalizzarvi sulla sua saggezza e cultura e con la sottoclasse Elemental, per focalizzarsi sul fuoco.



Chissà se tutti i PG sono replicabili in Pathfinder. Intanto questi sì.

Se siete fan sfegatati di Gandalf

Gandalf in D&D 3.5

Forse il mago più famoso di tutti i tempi. A parte Otelma. Parlo di Gandalf il Grigio del Signore degli Anelli (anche se compare anche in altre opere, tra cui lo Hobbit). Quello che nei libri di Tolkien copre il ruolo di PG del master che dà le quest, cava d’impiccio e guida il gruppo di scalcagnati. Quello che uccide il Balor da solo per prendersi il loot. Il potente saggio noto con mille nomi, Olònir, Mithrandir e tanti altri. L’antico Istari inviato a tutelare la Terra di Mezzo. Un Maiar inviato dai Valar per contrastare la malvagità di Sauron. E insomma, la smetto, tanto chi è che non conosce Gandalf?
Questa è la versione D&D 3.5, per Pathfinder guardate qua e per D&D 5e qua.

Eccolo, con una spada in mano, perchè non si sa mai quando finiranno gli slot incantesimo.

Punti salienti: Un potente incantatore, capace di lanciare fiamme, fare luce, ispirare gli animi, spezzare gli incantesimi, oltre a un’altra ricca serie di trucchetti.
Valutazione livello: C’è un simpatico articolo in giro secondo cui Gandalf sarebbe un mago di lvl 5. A conti fatti i suoi incantesimi non sono particolarmente ricercati, però consideriamo che tiene testa al Balrog (anche se poi muore) che sarebbe stato una sfida insormontabile per gli altri (i quali sono combattenti eccezionali, magari non super-umani, ma tranquillamente di livello 4-5). Facciamo lvl 11 per comodità.

Scheda

Suggerimento build:
Razza: Non essendo umano, ma una razza semi divina, io direi che Aasimar è quello che fa per noi. Tanto assorbiamo il modificatore di livello con Arcani Rivelati.

Classi: Mago, chiaramente. Non è un mago, non usa la magia del libro! Anzi, la magia in Tolkien è molto basata sulla parola, quasi sulla musica. Quindi:
Bardo 5, Guerriero 1, Lyric Taumaturge 4 [Complete Mage], Accordo Sublime [Perfetto Arcanista] 1.

Sì, il guerriero, perchè il ragazzo picchia. Il bardo ha tutta una serie di magie adatte allo scopo, quello che ci manca, lo prendiamo con il taumaturgo lirico e l’Accordo Sublime (dissolvi magia, palla di fuoco, e qualche altro effetto minore di fuoco (freccia infuocata, riscaldare metallo?). Volendo anche Cavalcatura, se pensiamo di richiamare così Ombromanto.

Invece i vari eroismo, ventriloquio, piromanzia eccetera li aveva già come bardo, il quale ci dà pure le conoscenze bardiche, che non sono mai male!

La musica bardica è forse un po’ fuori luogo, ma in fondo non serve cantare, basta ispirare con un discorso.

Caratteristiche: Purtroppo non possiamo tenerne bassa nessuna. Grande Carisma (non solo per castare, ma guardate come convince la gente a fare cose assurde!) Ottima intelligenza, saggezza e non è che le fisiche siano basse.

Talenti: In realtà non ci serve nulla di particolare. Per seguire il film forse ci servirebbe combattere con due armi. Per il resto siamo liberi di prendere un po’ di robustezza e dintorni. Escludere Materiali ci aiuta a essere meno ridicoli.

Equipaggiamento: Un bastone nodoso e molto alla moda. Un cappello a punta. Poi Glamdring, la spada elfica in grado di illuminarsi se ci sono orchi nelle vicinanze. Io suggerirei l’uso di un individuazione del male permanente, tanto gli orchi son tutti malvagi in Tolkien.

Varianti e considerazioni:

Il Guerriero non è obbligatorio, potremmo usare una qualsiasi altra classe combattente, perfino un Warblade [Tome of Battle] o un Duskblade [Player’s Handbook II]. Se invece volete mettere l’accento sulle sue doti da guida, c’è sempre il Maresciallo [Manuale delle Miniature] o addirittura il Paladino.

La magia delle parole forse viene rappresentata meglio dal Truenamer [Tome of Magic], ma poi questa classe (oltre a essere debolissima) offre una scelta di incantesimi misera.

Se invece volete stare sul classico, c’è sempre lo stregone. A quel punto potreste usare la variante da guerra di Arcani Rivelati, togliendo il livello da Guerriero e in questo modo potreste fermarvi serenamente a livello 8. Volendo prendendo la classe di prestigio del Maestro del Sapere, se volete focalizzarvi sulla sua saggezza e cultura.

Ogni personaggio è replicabile in D&D 3.5. Si può fare tutto.


Se siete fan sfegatati di Gandalf

Gandalf in D&D 5e

Forse il mago più famoso di tutti i tempi. A parte Otelma. Parlo di Gandalf il Grigio del Signore degli Anelli (anche se compare anche in altre opere, tra cui lo Hobbit). Quello che nei libri di Tolkien copre il ruolo di PG del master che dà le quest, cava d’impiccio e guida il gruppo di scalcagnati. Quello che uccide il Balor da solo per prendersi il loot. Il potente saggio noto con mille nomi, Olònir, Mithrandir e tanti altri. L’antico Istari inviato a tutelare la Terra di Mezzo. Un Maiar inviato dai Valar per contrastare la malvagità di Sauron. E insomma, la smetto, tanto chi è che non conosce Gandalf?
Questa è la versione D&D 5e, se cercate quella di Pathfinder, guardate qua, per D&D 3.5 qua.

Eccolo, con una spada in mano, perchè non si sa mai quando finiranno gli slot incantesimo.

Punti salienti: Un potente incantatore, capace di lanciare fiamme, fare luce, ispirare gli animi, spezzare gli incantesimi, oltre a un’altra ricca serie di trucchetti.
Valutazione livello: C’è un simpatico articolo in giro secondo cui Gandalf sarebbe un mago di lvl 5. A conti fatti i suoi incantesimi non sono particolarmente ricercati, però consideriamo che tiene testa al Balrog (anche se poi muore) che sarebbe stato una sfida insormontabile per gli altri (i quali sono combattenti eccezionali, magari non super-umani, ma tranquillamente di livello 4-5). Facciamo lvl 11 per comodità.

Scheda

Suggerimento build:
Razza: Non essendo umano, ma una razza semi divina, io direi che Aasimar è quello che fa per noi.

Classi: Mago, chiaramente. Non è un mago, non usa la magia del libro! Anzi, la magia in Tolkien è molto basata sulla parola, quasi sulla musica. Quindi:
Bardo 10 (College of Lore), Guerriero 1.

Sì, il guerriero, perchè il ragazzo picchia. Il bardo ha tutta una serie di magie adatte allo scopo ( eroismo, immagine minore, prestidigitazione, …), quelle di fuoco le prendiamo grazie alla nostra sottoclasse, che ci dà accesso a incantesimi di altre classi! Volendo anche per lanciare Destriero Fantomatico, se pensiamo di richiamare così Ombromanto.

La musica bardica è forse un po’ fuori luogo, ma in fondo non serve cantare, basta ispirare con un discorso. La maestria la possiamo prendere in Arcana e Persuasione.

Caratteristiche: Purtroppo non possiamo tenerne bassa nessuna. Grande Carisma (non solo per castare, ma guardate come convince la gente a fare cose assurde!) Ottima intelligenza, saggezza e non è che le fisiche siano basse.

Talenti: In realtà non ci serve nulla di particolare. Per seguire il film forse ci servirebbe combattere con due armi. Per il resto siamo liberi di prendere un po’ di robustezza e dintorni.

Equipaggiamento: Un bastone nodoso e molto alla moda. Un cappello a punta. Poi Glamdring, la spada elfica in grado di illuminarsi se ci sono orchi nelle vicinanze. Non credo ci sia un oggetto del genere, ma attendo smentite.

Varianti e considerazioni:

Il Guerriero non è obbligatorio, potremmo usare anche il Paladino.

Come sottoclasse da Bardo c’è anche il College of Sword, ma poi come prendiamo la palla di fuoco? Ci servono 5 livelli da stregone!

Se invece volete stare sul classico, c’è sempre lo stregone, il Divine Soul forse è la sottoclasse più azzeccata.

Oppure anche il mago, visto che esiste il Bladesinging.


Non ogni personaggio è replicabile in D&D 5e, ma alcuni sì. Tipo questi.


Se siete fan sfegatati di Gandalf

Perchè Fizban Treasury of Dragons non mi è Piaciuto – Recensione – D&D 5e

Avete già letto il nuovo manuale sui Draghi con un forte richiamo a Dragonlance nel titolo? Oppure aspettate che venga tradotto in italiano? Io me lo sono letto, ma, sinceramente mi aspettavo di più. Probabilmente è colpa mia perchè ho ignorato ostinatamente (come sempre) tutti gli articoli con anticipazioni. Però andiamo con ordine, cerchiamo di dare uno sguardo al contenuto del manuale e di capire che contributo può dare alle nostre campagne di D&D 5e.

Sono il solo che farà un drago di nome Mario?

Opzioni per i Personaggi

Come ogni manuale che si rispetti, ci sono anche opzioni per dare maggior possibilità di personalizzazione ai giocatori che stanno creando personaggi.

Nuove Razze

Ci sono solo 3 tipi di dragonborn. Ok, sono meglio bilanciati, più giocabili e tutto quanto.
Però sinceramente mi pare uno spreco di pagine per fare qualcosa che stava benissimo in un’errata con l’aggiunta in calce “sì, cambiate pure elemento e tipo di danno per adattarvi a diverse tipologie di drago”.

Ok, sto estremizzando, ma non vedo grandi aggiunte. Avrei voluto un tipo completamente diverso di creatura draconica, poi non so una razza di adoratori di draghi o di loro nemici.

Nuove Sottoclassi

Qui andiamo decisamente meglio. Sono solo due, ma valide.

Il Monaco (Way of the Ascendant Dragon) tanto per cominciare vola. Che non fa mai schifo. Poi può usare un’arma a soffio, scegliendo il tipo di elemento. Andiamo, potete essere Iroh di Avatar! (se tra un po’ vedrete la sua scheda nella rubrica “ogni personaggio è replicabile” non sorprendetevi)

Promosso a pieni voti. Almeno per giocabilità e flavour, poi se sia più o meno forte non saprei, devo ancora testarlo.

Il Ranger (Drakewarden) è adorabile.
Può avere un “compagno animale“, ma questo compagno è un drago!
Ok, all’inizio è piccino (anche se non da sottovalutare: fa male e incassa benino!), poi diventa abbastanza grande da portare il ranger in groppa mentre vola. Ciao ciao povery.

Decisamente promosso, anzi, secondo me è proprio un ottimo motivo per giocare la classe, potrei prevedere addirittura un’impennata di nuovi PG ranger solo per avere il draghetto da compagnia!

Nuovi Talenti

I talenti non sono sorprendenti. L’unica novità degna di nota è il fatto che sono catalogati come “doni” dei draghi. Vale a dire qualcosa ottenibile grazie al contatto (o all’uccisione) di una di queste creature.

Ok, flavour interessante, ma nulla di sconvolgente.

Gestione dei Draghi per il DM

Non so se sono vecchio (cioè, sì, ma non so se è quello il motivo). Non so se ho già letto molte altre cose simili. Però sinceramente questa parte non mi ha colpito. Il succo è: i draghi possono essere diversi tra loro. Due draghi rossi possono essere agli antipodi. Un drago non è solo un bestione che vola e sputa fuoco, ma può fare tante altre cose. Wow. Che rivelazione.

Inoltre fa bella mostra di sè una tabellina per generare i nomi casualmente (nel 2021, nella mia timeline, esistono milioni di generatori di nomi online).

Poi abbiamo tutta una pletora di obiettivi che potrebbe avere il drago a seconda dell’età (non particolarmente originali. Più che spunti sembrano appunti per uno studio di pedagogia evolutiva (nb: io odio studiare pedagogia)).

I suggerimenti sulla riproduzione dei draghi sono molto più interessanti (biologia >>> pedagogia), così come quelli sulla progenie mista e la morte dei draghi. Forse avrei lasciato solo questi paragrafi e avrei riassunto gli altri in un paio di pagine.

Il resto del capitolo ci racconta quali ruoli può rivestire un drago in una campagna, perchè i PG potrebbero volere scontrarsi con un drago e robe del genere.
Sinceramente non ho sentito ventate di novità. Capisco possano essere interessanti per chi sta iniziando ora a masterare e non è pratico di fantasy, ma nulla di più.

Approfondimenti Sulle Tane

Le tane ora sono luoghi intrinsecamente magici. Dotate di potere per il solo fatto che un drago le ha elette come luogo di riparo per il proprio tesoro.

Ecco un’idea nuova, finalmente!

Poi abbiamo il rovescio della medaglia: nei dintorni delle tane accadono fenomeni inspiegabili, il che rende piuttosto semplice identificarne l’ubicazione da lontano se anche solo si ha qualche sospetto (Chissà dove sarà il drago che cerchiamo…mmm…forse sotto quella gigantesca nuvola di fantozzi?).

Non so voi, ma io se fossi un drago e non fossi un grande spaccone attaccabrighe, come prima cosa cercherei di liberarmi di questi effetti per poter occultare la mia posizione a rivali e avventurieri rompiscatole. Il fine settimana voglio stare in casa (a guardare Mario Draghi alla TV) e non a combattere i predoni.

Oltre a questi dettagli caratteristici, abbiamo una serie di azioni (Liar Actions) per modificare e caratterizzare meccanicamente il nostro draghetto preferito. Valido!

Poi c’è tutto un settore interessante con i tesori tipici delle tane, con tanto di tabelle per le monete, oggetti preziosi (o caratteristici), gemme e oggetti magici.

Insomma, questo può essere davvero un aiuto per un master che voglia creare una tana, anche se il suddetto DM sa usare internet, visto che ci dà qualche valutazione sulle quantità di tesoro adatto (che spero sinceramente siano state testate).

Sul finale si disperdono un po’, citando un sacco di caratterizzazioni tipiche per ogni sorta di tipologia di drago (anche se, come detto all’inizio esistono esemplari completamente diversi dentro allo stesso tipo, quindi perchè insistere così tanto sulla differenziazione?).

Nuovi Mostri

Questa è probabilmente la parte principale del libro (almeno come numero di pagine), quindi se siete alla disperata ricerca di mostri nuovi, specialmente a tema draghi e siete stanchi di fare reskin di altri mostri, allora troverete materiale interessante.

Personalmente io non ho masterato tanto la 5e, quindi non ne sentivo il bisogno, ma verosimilmente non sono il target.

Comunque voglio portare all’attenzione almeno un paio di mostri significativi.

Gli Aspetti (di Bahamut e Tiamat) sono die simpatici incontri con Sfida 30. Di mostri per i livelli alti non ce n’è tantissimi, quindi delle aggiunte sono sempre bene accette.

I Draconian offrono una discreta gamma di carne da macello, supporto o introduzione di creature draconiche.

L’Elder Brain Dragon è interessante. Una sorta di via di mezzo tra un drago e un mind flayer (detto in maniera profana, poi non voglio rovinarvi la sorpresa).

Oppure l’Eyedrake. Che invece è l’incrocio tra un drago e un beholder, con tanto di raggi oculari.

Commenti e Aspettative

Dopo aver fatto una carrellata sul contenuto del manuale, vi beccate la mia opinione al riguardo.

Sinceramente io sono rimasto abbastanza deluso. Tanto per cominciare, mi aspettavo qualcosina relativo all’ambientazione Dragonlance, visto che Fizban (o Zifnab, per gli intenditori) viene proprio da là.

L’unico accenno (a parte un paio di disegni, per la verità non molto significativi) che ho visto è la Dragonlance (cioè proprio la lancia). Oggetto piuttosto deludente, francamente.

Come accennato in precedenza, io non sentivo un grande bisogno di mostri extra, poi ormai il reskin dovrebbe essere piuttosto diffuso, per cui 50 versioni della stesa roba colorata diversamente, per me anche no, ecco. Se quelle pagine fossero state dedicate a opzioni per i PG o creature veramente diversificate, diciamo che il rapporto qualità prezzo sarebbe stato più alto.

L’altra parte cardine è la caratterizzazione dei draghi. Gran parte di quegli spunti è reperibile con una brevissima ricerca online. Esistono generatori di nomi fantasy, per cui ,davvero, basta riempire pagine con liste di nomi. Ma anche liste interminabili di suggerimenti per tesori. Non se ne vede il motivo. Se googlate “treasure dragon ideas” trovate perfino delle immagini. Non dico di non dire nulla al riguardo, ma limitiamoci a quel 10% di spunti davvero originali. Grazie.

Poi come dicevo all’inizio, sarò vecchio, sarò disincantato, ma davvero ormai abbiamo bisogno di tutti quei suggerimenti su come inserire un drago in una campagna? Ormai nei fantasy troviamo draghi di ogni genere (se volete un libro bello, Robin Hobb e le cronache della Giungla della Pioggia, se cercate un cartone, Il Principe dei Draghi è carino.) e gli spunti non mancano di certo. Inoltre perchè farlo in maniera specifica per i draghi? La maggior parte di quei consigli è valida per quasi qualsiasi tipologia di mostro intelligente.

Magari la colpa non è tutta della qualità modesta del manuale. Forse è colpa mia che lo metto a confronto con il Draconomicon. Parlo di un manuale uscito quasi 20 anni fa (18, sì, diciotto, se lo ricordate non siete più giovani nemmeno voi) per D&D 3.5.

Il senso era circa lo stesso: approfondire i draghi. Ok, se fosse uscito adesso avrei da muovergli comunque varie critiche riguardo l’inserimento di dettagli facilmente reperibili online (o in romanzi che all’epoca non erano ancora usciti). Però ad esempio non c’erano solo nomi tipici per draghi, ma una piccola selezione di parole tradotte in draconico. Una sorta di sforzo linguistico minimo per creare una parvenza di cultura coerente.

Forse è solo un “ah, ai miei tempi”, però (al netto delle valutazioni specifiche sul sistema) trovo fosse decisamente più interessante il predecessore di questo manuale. Anche solo per le immagini dell’anatomia draconica, o per tutti i talenti per modificare il soffio dei draghi.
Se vi capita, recuperatelo. Probabilmente è il mio secondo manuale preferito della 3.5 (al primo posto il Tome of Battle).

Morale della favola: ci sono un paio di idee simpatiche e interessanti, ma nel complesso potevano osare un pochino di più. Sicuramente non è al livello dei miei manuali preferiti della 5e: Xanathar e Tasha (recensito qua).







Se nonostante le mie critiche da Nonno Simpson volete comprarlo, prego. Se invece volete comprare il Draconomiconsappiate che costa una follia.

Se volete sentire altri miei sproloqui, sappiate che c’è una sezione D&D 5e e una sezione specifica per le recensioni dei GdR.