Cronache delle Giungle della Pioggia – Robin Hobb – Recensione

Immagino conosciate Robin Hobb, una delle migliori autrici di fantasy di sempre, la creatrice di quella che per me è la più coinvolgente ambientazione di romanzi fantasy (con buona pace dei fan di Tolkien). Probabilmente è più nota per la trilogia dell’assassino: FitzChevalier Lungavista (trovate qui la sua scheda in 3.5). Però ho appena finito la saga sul risveglio dei draghi nella Giungla della Pioggia, quindi vi beccate la recensione di questa, anche perchè mi sono sposato allestendo un matrimonio a tema fantasy, venendo ispirati proprio dalla Robin Hobb (qui il link Instagram, se vi interessano foto).

Come sempre cercherò di trattenere gli spoiler. Però questo è il quarto gruppo di romanzi ambientato nel medesimo mondo e gli eventi si intrecciano, quindi qualsiasi cosa io possa dire risulterà come un’anticipazione per chi non avesse letto nulla di nulla. Quindi se proprio siete digiuni di Robin Hobb, potreste pensare di chiudere qui e andare a prendere i libri. (costano veramente poco: L’apprendista assassino (Fanucci Narrativa)).

Cronache Giungle della Pioggia - Robin Hobb - Recensione Nerdcoledì
Eccolo. Copertina non pazzesca, ma non importa, no?

Allora proseguo, eh? Poi non brontolate se vi beccate dei mini spoiler.

Premessa

Borgomago è la più grande città commerciale dell’ambientazione. I Mercanti, grazie ai loro Velieri Viventi, riescono a fare affari con mezzo mondo. La loro ricchezza deriva inoltre dalla vicinanza con le Giungle Della Pioggia, una sorta di gigantesca palude, semi sommersa in un fiume acido, piena di pericoli di vario genere. Tuttavia qui si trovano reperti antichissimi e di grande valore, non solo storico, poiché molti di essi sono dotati della magia degli Antichi, vale a dire un popolo scomparso che intratteneva strette relazioni coi draghi. Malauguratamente la vita in questo luogo deturpa e debilita le persone, generando creature parzialmente mutate.

Veniamo appunto ai draghi. Come dovreste sapere, erano scomparsi, ora nel mondo abbiamo Tintaglia e Ardighiaccio. Inoltre una serie di “bozzoli” si dovrebbero schiudere di lì a poco, portando la prima nuova generazione di draghi nel mondo.

Ed eccoci al dunque.

Trama

I draghi nascono nelle Giungle della Pioggia, ma non sono in grado di badare a loro stessi. Dunque i Mercanti inviano un gruppo di giovani “mutati” sacrificabili a fare da guida per condurli a una locazione sicura e soprattutto in cui non possano causare danni agli umani.

Il viaggio coinvolgerà uno dei più antichi velieri viventi, il Tarman, capitanato da un uomo posto in una condizione ricattabile e una studiosa schiva e bizzarra di Borgomago, desiderosa di mostrare il suo talento almeno in questo campo.

Credo di aver detto abbastanza sugli avvenimenti, inoltre è inutile anticiparvi la presenza di pericoli, situazioni di tensione, conflitti interpersonali o anche interni. Però mi sento di segnalarvi come i draghi, anche nelle condizioni in cui sono usciti dai bozzoli, siano una merce fortemente ambita. Basti pensare al potente e spietato Duca di Chalced, nazione nemica di Borgomago, desideroso di ottenere una parte del loro corpo per ottenere un medicinale in grado di curare la propria malattia.

Personaggi

Quando recensisco di solito mi piace fare una carrellata dei vari personaggi, descrivendoli. Tuttavia in questo caso non è consigliabile, in quanto ciascuno di essi presenta un’evoluzione notevole e costante, fin dalle prime pagine in cui compare e, non volendo fare spoiler, mi ritroverei a balbettare frasi confuse e nebulose, oppure a fornire dati che diventerebbero obsoleti nel giro di un paio di capitoli.

Mi riservo solo di precisare il gran numero di personaggi e le loro varie sfaccettature. Inoltre mi preme sottolineare come vengano trattati con chiarezza e serietà temi come il femminismo o l’omosessualità. In questa saga fantasy, più che in qualsiasi altra di mia conoscenza, infatti, i personaggi si interrogano varie volte sul ruolo della donna e sulla legittimità di un rapporto omosessuale, il tutto in maniera spontanea, senza trasformare il romanzo in una conferenza.

Certo, se siete maschilisti e omofobi, questo potrebbe darvi fastidio. Al più, prendetelo come un avvertimento.

Se invece riconoscete pari diritti e dignità all’essere umano in quanto tale, vi segnalo di sfuggita un fantastico Fantasy, sempre scritto da una donna, edito nel lontano 1997: L’arciere di Kerry, di Lynn Flewelling. Già in quell’epoca remota, troviamo aperture a temi spesso ignorati dal fantasy.

Ultimo dettaglio sui personaggi: la personalità dei draghi, totalmente diversa da quella umana, viene sviluppata e indagata, mostrandone le differenze a seconda dell’individuo, inoltre anche queste antiche creature, dotate dei ricordi di tutti i loro antenati, non sono immuni a sviluppi e cambiamenti, dovuti anche al contatto con gli umani.

Alcune Critiche

Per quanto io mi senta di consigliarvi caldamente di leggere i romanzi, non posso trascurare il fatto che vi siano due pecche terribili in questa saga.
Punto primo, la traduzione in italiano. Soprattutto per quanto riguarda il quarto romanzo, siamo di fronte a qualcosa di oscenamente brutto: personaggi che cambiano nome a seconda del capitolo (Ardighiaccio, diamine, non ci vuole molto a ricordarselo!), gli Antichi che a volte invece sono Anziani; parentesi e virgolette che si aprono e mai si chiudono, come fossero decorazioni buttate sopra le pagine; inoltre abbiamo alcune frasi tradotte in modo non lineare, o quantomeno non elegante.
Speriamo ardentemente in una riedizione!

Inoltre, nelle prime 100 pagine di ogni romanzo successivo al primo, abbiamo uno spreco enorme di frasi atte a riallacciare le fila con quanto successo precedentemente. Capisco, potrebbero essere utilissime nel caso siano trascorsi anni tra la lettura di un libro e il successivo, ma se li state divorando uno di seguito all’altro, probabilmente non gradirete.
Per quanto riguarda l’ultimo della saga, Il Sangue dei Draghi, posso capire, essendo trascorsi sei anni dalla pubblicazione del terzo, la Città dei Draghi, ma negli altri casi parliamo di un intervallo di appena un anno. Sinceramente non ne capisco il motivo.

Valutazioni


Trama 8. Buona trama, solida, interessante. Il finale è un filo abbozzato, poteva essere curato meglio, ma a parte questo, nulla da eccepire. Ottimo ritmo, seppur con approccio molto descrittivo e minuzioso.

Personaggi 8.5. Dettagliati, sfaccettati e mutevoli. Sono le tre caratteristiche che secondo me fanno un buon personaggio. Mancano degli exploit di originalità come nel caso del Matto e cercando la pagliuzza nell’occhio potrei dire che si notano alcune similitudini sparse con personaggi già utilizzati. Ma parliamo di minuzie.

Stile 9. Io di solito apprezzo stili più schietti e diretti, ma nel suo caso sono disposto a fare un’eccezione. Vorrei far notare come in ogni capitolo ci sia un cambio di modalità espressiva, seguendo il cambio di personaggio centrale.

Ambientazione: 9.5. Questo perchè faccio fatica a dare 10, ma siamo nel meraviglioso. Culture diverse, tipologie differenziate di magia, relazioni verosimili tra gli stati, misteri ancora da scoprire…

Se non vi siete annoiati troppo, potreste buttare uno sguardo alle altre recensioni.

Consiglio libro: American Gods – Neil Gaiman

Non ho ancora visto la serie TV, ma ho letto il libro. L’ho trovato decisamente gradevole, oltre ad essere una sorta di fantasy per nulla classico, ambientato circa nei primissimi anni di questo secolo, quindi ve lo consiglio. La trama ruota attorno a Shadow, partendo dal suo ultimo periodo di galera, proseguendo attraverso una serie di avvenimenti che lo condurranno a mettersi al servizio di una sorta di avatar di Odino.

Senza farvi troppi spoiler, vi dico solo che in questo romanzo il potere delle divinità è direttamente proporzionale alla devozione dei loro seguaci e al loro numero (adoro questa concezione, compare anche in quello che forse è il mio libro preferito: Tartarughe Divine). Avrete già capito che Odino non se la passa benissimo, al pari di altre divinità o creature magiche delle credenze popolari.

Quello a cui invece non si pensa così facilmente è il fatto che nel tempo sono nate nuove divinità, in quanto qualsiasi cosa si ritrovi ad essere oggetto di devozione, produce automaticamente un proprio avatar divino.
Quindi avremo le divinità dei telefoni, delle ferrovie, dei computer, giusto per fare qualche esempio.
A questo punto sarà lecito supporre che esistano per lo meno degli attriti fra le divinità, per accaparrarsi il maggior numero di seguaci. E, in effetti, la situazione è grosso modo questa. Evito di scendere nel dettaglio, così forse non mi odiate troppo. (a proposito di uccidere delle divinità. Casualmente lo scorso #nerdcoledì abbiamo proprio parlato di QUESTO)

Ad ogni modo la trama evolve in maniera solida e coinvolgente, anche se sono costretto a indicare un neo: nella seconda parte si percepisce un calo nella cura e nell’attenzione al dettaglio. Pare che certi avvenimenti accadano così, perchè dovevano accadere, senza alcuna motivazione convincente alla base, lasciando un vago senso di forzatura.
Inoltre alcuni personaggi acquisiscono poteri sovrannaturali senza che di questo venga data una spiegazione valida. Non che i fatti siano totalmente implausibili, intendiamoci. Tuttavia dà l’idea che manchi un’esposizione chiara delle cause di questo incremento di potere, lasciandoci a fare illazioni e facendo balenare il sospetto che queste motivazioni non esistano oppure che la riflessione su di esse, da parte dell’autore sia stata insufficiente.

Lo stile di scrittura è fluido e gradevole. L’utilizzo della punteggiatura è piacevolmente non canonico, rendendo piuttosto bene certe frasi discorsive o flussi di pensiero. Tuttavia in alcuni rari casi alcune virgole mi hanno dato l’idea di essere nella posizione sbagliata, anche se non posso escludere che vi siano anche responsabilità attribuibili al traduttore.

Il maggior punto dolente del romanzo probabilmente riguarda i personaggi. Non tanto perchè siano brutti. Anzi, sono anche gradevoli e un paio addirittura degni di nota. Il problema è che sono troppi. Una miriade infinita di personaggi, destinati a comparire anche solo per poche manciate di pagine. Per questo motivo la loro descrizione sarà spesso insufficiente, rendendoli poco sfaccettati insufficientemente profondi e quasi più delle macchiette. L’unico dotato di una certa permanenza nel corso dello svolgimento è, ovviamente, il protagonista. Purtroppo trovo che non sia particolarmente interessante: si tratta del solito protagonista, senza particolari doti o caratteristiche, in un senso o nell’altro, inoltre trovo che non sia stata sfruttata la possibilità di farlo evolvere, in seguito agli avvenimenti sconvolgenti a cui assiste.

Ecco, forse a questo punto vi starete chiedendo “ma perchè ce lo consiglia? Ne sta parlando male dall’inizio!”. Vero, sono un ipercritico.
Quindi sottolineo: le mie critiche non rappresentano una scontentezza rispetto alla qualità, ma piuttosto si tratta di mettere in luce le criticità.
Ergo, nonostante quanto detto in precedenza, ribadisco il mio apprezzamento verso i personaggi, la trama e lo stile di scrittura.

Ambientazione: 8. Atipica e interessante.

Trama: 8-. Piacevole, seppur con qualche neo.

Stile: 8-. Decisamente gradevole e dal buon ritmo.

Personaggi: 7.5. Carini, ma non sufficientemente sviluppati.

Se vi è piaciuta, sappiate che ho recensito anche altri libri.