Intervista alə autorə di Non-Binary

Sabato mattina, moglie al lavoro e pargoli dai nonni. Mi hanno appena sbloccato FB dopo il ban di una settimana per aver detto a un amico che mi prendeva in giro “Guarda che ti picchio, anzi, ti faccio picchiare da uno più grosso” (secondo me era una palese battuta, ma l’algoritmo non la pensava allo stesso modo). Recupero un po’ di post vecchi e mi balza all’occhio questo videogioco, sulla sua creazione non sapevo nulla.

Superato lo scetticismo iniziale, ho capito che era proprio un prodotto interessante e bisognava farlo conoscere a più gente possibile. Quindi oltre alla mia recensione, vi beccate un’intervista con lə autorə. ATTENZIONE: potrebbe contenere spoiler. Vi consiglio prima di provare il gioco per non rovinarvi la sorpresa. Provate il gioco e non ve ne pentirete! (vi ricordo che è “gratis” (pay what you want))

Prima dell’intervista questa bella panoramica su capitalismo arcobaleno. A parte che la maglietta a 31 dollari costa uno sproposito, la divisione in “uomo e “donna” è un capolavoro di nonsense.

Ok, come vogliamo gestire la cosa? C’è un portavoce o ognunə per sé?

Quando le risposte di tuttɜ e tre concordano la risposta è unica. Quando qualcunə ha più esperienza sul tema o una prospettiva diversa, abbiamo specificato chi parla.

Ti volevamo chiedere un favore: all’inizio da qualche parte puoi scrivere che leggere l’intervista prima di aver giocato a non-binary può condizionare l’esperienza? Perché ci sono alcune domande che toccando aspetti tecnici e di scelta, rischiando di fare qualche piccolo spoiler. Grazie mille 🙂 

Detto Fatto. L’ho scritto nella recensione, a inizio pagina e ho lasciato questo disclaimer. Se unə decide di continuare senza aver giocato…beh, non ci posso fare nulla!

Prima di iniziare mi devo togliere qualche dubbio “tecnico”, se potete rivelarlo: impattare contro triangolini e quadratini cosa comporta? Cambia la storia? In che modo?

Quadratini e triangolini non influenzano il gioco o le sorti di Pallinə in modo diverso. I colpi subiti durante la parte testuale vanno a ridurre la resistenza di Pallinə, andando a complicare il superamento dei bullet hell maggiori, quelli tra un atto e un altro. Venire sconfittə durante uno di questi porta a uno dei finali alternativi.

Quindi si può arrivare in fondo senza mai essere sconfitti durante il Bullet Hell? Su 4 tentativi non ci sono ancora riuscito! Riproverò…

Ok, affrontato questo discorso, possiamo far partire l’intervista normalmente. Perché e come è nato questo progetto?

Grazie a Mario di Bernardo, (che ha gestito la cellula bolognese della Global Game Jam 2022), dopo mesi che ragionavamo sulla possibilità o meno di creare un videogioco ci siamo tuffatɜ in questa esperienza. Il tema di quest’anno era dualità, e abbiamo capito subito dove saremmo andatɜ a parare. Lì per lì pensavamo di lavorare da solɜ, ma poi arriva Ascari che cita Ranma ½, parte subito la crush virtuale, e mezz’ora dopo eravamo a decidere tuttɜ assieme cosa creare. Quella piccola demo è piaciuta fuori, è piaciuta a noi, e ci siamo resɜ conto che volevamo portarla avanti.

Che difficoltà delle persone non binarie avevate intenzione di mettere in luce?

Riducendo la cosa all’osso: l’assenza di un linguaggio che permetta di definirsi fuori dalla dicotomia uomo/donna e di conseguenza l’impossibilità di crearsi uno spazio sociale di esistenza, di avere modelli a cui fare riferimento o attraverso cui riconoscersi. La pressione costante che ci schiaccia in un solo ruolo dettato socialmente da due ghiandole e un po’ di tessuto spugnoso.

Tuttɜ e tre da ben prima della Jam abbiamo passato quintali di ore a riflettere sui problemi dati dal linguaggio, per cui è stato ovvio farlo finire al centro di questo gioco.

Per chi pensate sia rivolto questo gioco e perchè secondo voi un etero cis dovrebbe giocarci?

LazyFox e QueerWolf: ogni cosa che abbiamo fatto è stata pensando a giocatricɜ non binariɜ e trans, ma con la voglia di farci capire dalle persone cis. Motivo per cui abbiamo ridotto al minimo il linguaggio e i referenti culturali tipici della cultura queer.

Le gabbie di genere però sono un problema per tuttɜ, cis o meno: quando ad esempio nel discorso comune si parla di “mascolinità egemone”, si mettono in luce le sbarre che tengono gli uomini cis all’interno di uno spazio identitario molto ristretto e incompatibile con il proprio benessere.

Molti commenti positivi sul videogioco sono venuti da persone cis, perché in qualche modo hanno riconosciuto nella storia di Pallinə pressioni che hanno vissuto anche loro.

E anche per questo speriamo che tuttɜ giochino non-binary: gli effetti di oppressione che viviamo sono indubbiamente diversi ma la matrice è comune, e capirlo è il primo passo per migliorare il dialogo.

Ascari: Per me questo gioco è rivolto a tuttɜ e unə etero cis dovrebbe giocarci per lo stesso motivo per cui noi giochiamo a giochi con protagoniste persone etero cis. C’è un motivo?

Quanta esperienza personale, non solo vostra, ma di amicə, c’è nella trama e quanto è opera di fantasia?

Ascari: Di fantasia ci sono solamente i nomi e alcuni sviluppi della trama, mentre le situazioni sono tutte tratte o in qualche modo mutuate da esperienze di vita vissute.

QueerWolf: Come sottolinea Ascari, molte delle scene sono derivate da esperienze raccolte durante le interviste. È stata una cosa per me importante: è molto facile per chi esce dalla norma etero bianca cis e maschia sentirsi fuori posto quando mette al centro di una storia la propria esperienza (ne ragionano in modo potente Meghna Jayant e Kim Belair qui). Per spegnere quella vocina che mi diceva che stavo esagerando, avevo bisogno di sapere che queste cose sono vere, reali. Che anche se continuiamo a dirci che è il 2022 e siamo nella “dittatura gender” poi succede che arrivi a lavoro e una collega che non ti aveva mai visto in faccia ti dica che fai schifo se ti trucchi.

L’esperienza personale sicuramente è stata al centro della prospettiva con cui abbiamo gestito il game design: non permettere la scelta del genere all’inizio del gioco, o non concedere a Pallinə di recuperare resistenza. Il lasciare che ogni parola si accumuli e non se ne vada: ad esempio mi rendo conto sempre di più che molte delle difficoltà che sto avendo nel capire chi sono vengono da parole lontane, da commenti fatti anche in buona fede da amici e parenti, da persone amate, ma anche da perfettɜ sconosciutɜ, dal modo in cui i media trattano i corpi non cis, dalla fine che fanno spesso le persone queer in molte storie.

Cosa rappresentano metaforicamente parlando questi urti? Come mai la modalità Bullet Hell?

Ascari: Gli urti rappresentano i traumi che una persona gender non-conforming solitamente subisce durante il suo percorso di vita, specialmente quando si è più vulnerabili (infanzia, adolescenza) e non ancora consapevoli o consapevoli solo in parte della propria identità. Questi traumi possono essere: bullismo, emarginazione da parte dei coetanei, disforia rispetto al proprio corpo, rapporti tesi o violenti coi familiari, non accettazione di sé, ecc. Il dolore è un dado con molte facce e in misura più o meno vasta attraversa ogni percorso di transizione

LazyFox: memore dei significati che Undertale ha dato ai suoi bullet hell, scegliere questo genere per rendere meccanicamente solido ciò che descrive qui sopra Ascari è stato immediato. La tensione nel non sapere quando arriverà il prossimo bullet, il tentativo di evitarlo e la consapevolezza che non riuscirai mai ad uscirne completamente illesə sono tutti aspetti che riportano a quelle esperienze di cui volevamo parlare.

A proposito di esperienza personale, giocandolo mi sono venuti in mente particolari della mia infanzia, a parte il fatto che il calcio non mi è mai piaciuto, verso i 4 anni (credo) ogni tanto mi vestivo da bambina e diventavo Obla (non so da dove diamine venga questo nome), uscivo così e volevo essere chiamato al femminile. Fortunatamente a casa nessuno si scandalizzava di questo e a un certo punto ho smesso, per quanto alle medie giocassi più con le femmine e già alle superiori affermassi tranquillamente di avere un lato femminile molto sviluppato. Tutto questo non perchè io sia un ubermensch, ma perchè ho vissuto in un ambiente tranquillo e aperto da questo punto di vista, insomma, son stato fortunato. La domanda è: che legame c’è tra i pregiudizi sui ruoli di genere e malesseri riguardo le discrepanze tra il genere assegnato alla nascita e quello effettivo? Non sarebbe decisamente meglio un approccio in cui il genere non fosse così enfatizzato come fondamento del carattere, dei gusti e delle aspirazioni di un individuo?

QueerWolf: Questa è una domanda immensa, e l’invito più ovvio è quello di seguire attivistɜ e divulgatricɜ che sviscerano da sempre questi temi.

Provo a dare una risposta molto personale. I pregiudizi (anche quelli positivi) per me sono il fulcro del mio malessere. Mentre cerco ancora di dare una risposta a molte cose, mi rendo conto che molto spesso le cose che faccio o desidero fare sul mio corpo o coi miei atteggiamenti esteriori, sono più legate a come voglio essere lettə, vistə dalle altre persone, come voglio esser desideratə. Non ho bisogno di truccarmi o di riflettere sul prendere o meno degli ormoni per diventare chi sono, perché lo sono già e lo sono sempre statə e lo sarò anche se dovessi scegliere di mantenere un aspetto esteriore supermacho e mascolino (LOL). Ma da fuori le persone di norma associano un tot di caratteri secondari (barba o non barba, pelo o non pelo, seno, forma dei fianchi, degli zigomi) a un genere o l’altro, e decidono da quello chi sei e cosa devi essere (ed ecco perché la centralità dello sguardo nei terzi bullet hell di non-binary).

Anche per questo non siamo grandi fan del “non enfatizzare il genere”: il genere c’è, è uno spazio importante e centrale nell’esprimere sé stessə. Se dovessimo cercare ora di togliergli importanza, il risultato sarebbe quello di lasciare una forte traccia di binarietà nella nostra cultura, che non libererebbe nessunə (un po’ come quando ci siamo convintɜ di aver rimosso la schiavitù solo perché l’abbiamo data in outsourcing). Citando Sandra Bem, ci piace di più l’idea di moltiplicare le etichette di genere a dismisura, fino a farle implodere: a quel punto genere sarà un termine svuotato di senso.

Un encomio per la risposta: interessante pur rimanendo concisa, nonostante si potesse scatenare un inferno di wall of text.

Torniamo con domande più asettiche: com’è il linguaggio? Io scribacchio del codice e son curioso.

Abbiamo usato due ambienti per scrivere il gioco: Unity, che si basa su C#, e Ink (di Inkle) che è un linguaggio narrativo di scripting. Unity è probabilmente l’ambiente più utilizzato in ambito di giochi indie (e ormai non solo), mentre Ink è purtroppo molto meno conosciuto ed è stato per noi fondamentale per permettere di coordinarci senza problemi tra sviluppo delle storie e quello visuale.

Nel gioco ci sono “percorsi segreti”?

Non ci sono veri e propri percorsi segreti, ma abbiamo comunque pensato di sovvertire la classica struttura dei giochi dove si “vince” o si “perde”. Volevamo raccontare una storia con un finale sempre positivo, e per questo motivo ovunque si venga sconfitti dai bullet hell si arriva comunque a uno dei sette possibili finali.

Un po’ come nei GdR, non bisogna mai chiedere “chi ha vinto?”.

Quali sono state le parti più divertenti e le più faticose dello sviluppo del progetto?

QueerWolf: la cosa più faticosa sicuramente è stata mettere le mani in qualcosa di personale e ancora non maturo. Finite le corse di questi tre mesi tutto è tornato indietro come un colpo di frustra e non è stato molto piacevole. Invece mi sono sorpresə a divertirmi con la parte di programmazione. Ho una crush per Ink da tempo, e poter esser parte della creazione del codice è stato figo, così come imparare un po’ ad usare Visual Studio Code (poi basta che mi dai qualcosa di colorato e mi fai felice).

LazyFox: la parte più faticosa è stata senz’altro quella finale, con l’integrazione dei risultati del beta-testing e il debug degli ultimi, fastidiosi problemi che non riuscivamo a risolvere. Quella più divertente invece è stata di sperimentare su un ambiente nuovo, quello di Unity per l’appunto, per il quale avevo solo seguito un paio di corsi e fatto qualche tentativo un po’ goffo.

Avete altri progetti in cantiere? Pensate di adattare Non-Binary ad altri sistemi operativi o di tradurlo in altre lingue a parte spagnolo e inglese?

La nostra cartella dei progetti tende a più infinito. Giusto sabato mattina eravamo a fare colazione prima di Svilupparty e a ragionare al bar con matita quaderno e la trecentesima idea della settimana.

Prioritarie sono sicuramente due cose: definire meglio tra di noi l’identità di owof (perché è chiara a sentimento, ma vorremmo formalizzarla in qualche modo) e fare sperimentazioni con persone che si occupano di grafica. Ad ora abbiamo un paio di contatti ma ehi, se ci leggi e ami disegnare la nostra porta è aperta.

Avete capito? (io uso UML per disegnare gli omini stecchini, quindi non mi candido, ma voi fatelo!). Scusate l’interruzione.

Per la traduzione invece è successa una cosa tenerissima. Qualche giorno fa ci scrive una persona non binaria dal Canada: presə strabene da non binary, l’ha fatto giocare nella sua scuola (è unə gamedev) e si è offertə di tradurre il gioco in francese, per farlo giocare anche allɜ amichɜ francofonɜ.

Lato sistemi: siamo già a lavoro su una versione Linux e una Mac. Stiamo ragionando con calma invece su un eventuale porting per il mobile: crediamo nel messaggio del gioco, e molte persone non hanno PC in casa e di conseguenza non potranno provarlo. Di contro però vuol dire ripensare tutta una serie di elementi, a partire dall’interfaccia.

Sarebbe molto carino se diventasse anche un app per mobile!

Domanda a piacere. Ho scordato di chiedervi qualcosa di importante sul progetto? Rimediate voi.

Ascari: Naturalmente sì! Potremmo discutere ore sull’importanza di questa colonna sonora e in generale del sonoro nei videogame!

Owof: Esatto! non-binary non sarebbe l’esperienza che è senza la sua musica

C’è anche un altro aspetto che ci ha sorpresɜ: la comunità di gamer e giornalistɜ e divulgatricɜ con cui siamo entratɜ in contatto in questi mesi.

L’immagine pubblica ampia del mondo del gaming non è sempre positiva, e dal punto di vista queer le critiche a molte tossicità sono più che motivate. Temevamo quindi di ritrovare su scala ridotta gli stessi problemi, e invece abbiamo incontrato un sacco di persone belle di cuore e con un sacco di voglia di cambiare le cose. C’è una reale volontà di rendere il videogioco una cosa altra, uno spazio aperto e di dialogo, e questa è stata la cosa più bella e inaspettata di questo viaggio.

Diteci qualcosa di voi, se vi va. Di cosa vi occupate?

Ascari: creo colonne sonore e più in generale, musica.

QueerWolf: metto lo smalto ai carlini, canto Raffaella Carrà davanti alle chiese.

LazyFox: dormo sotto coltri di coperte, faccio suoni buffi quando sente odore di cioccolato.

E entrambɜ contiamo i giorni all’uscita di Queer Man Peering Into A Rock Pool.jpg

[gif di faggy little panic]

Uh, qualcuno qua vuole mantenere il mistero! Ok, legittimo.

Come vi siete conosciutə?

Storia vera: LazyFox ha visto che bel colore aveva il manto di QueerWolf e lə ha scritto. Da lì è storia.

Obiettivi a medio termine?

Sicuramente, trovare un modo per unire queste belle energie che stiamo trovando e fare in modo di costruire qualcosa di più comunitario, in un mix di sostegno reciproco e diffusione di una diversa cultura nerd (e se tutto va bene, per giugno vedrete i primi effetti di questa cosa).

(chi siete, da dove venite, cosa portate? Un fiorino)

Giocate entrambi ai GdR cartacei? Quali sono i vostri preferiti?

(LazyFox guarda l’immensa libreria) Sì! Sono tantissimi:

Cuori di Mostro

Stonewall 1969: Una Storia di Guerra

Microfiction

Quiet Year

Magus

Witch: la strada per Lindisfarne…

siamo giocatrici versatili.

Nessuno mai che risponda Gurps o Rolemaster. *Single manly tear*

Un consiglio per chi voglia creare il proprio videogioco?

Partecipate a una game jam, e leggete il bellissimo “Rise of the Videogame Zinesters: How Freaks, Normals, Amateurs, Artists, Dreamers, Drop-outs, Queers, Housewives, and People Like You Are Taking Back an Art Form” di sua maestà Anna Anthropy!

E non pensate che solo perché le storie dei videogiochi non parlano di voi che allora la vostra storia non sia importante. Ci sarà sempre qualcunə che avrà bisogno di sentirla.

Invece i Videogiochi preferiti? Avete un genere che prediligete?

QueerWolf: il videogioco/rifugio è la saga di Dragon Age (me basic bitch da RPG), ma l’amore vero è per i giochi Inkle (Overboard! è un gioiello), per Deconstructeam tutta (gli Essays on Empathy sono un passaggio obbligato per ogni narrative/game designer). 

LazyFox: Celeste, Edith Finch, Hollow Knight, Wandersong e Guild Wars 2. Cos’è un genere? I don’t know her.

Ahahahaha, ho usato davvero la parola “genere”. Pessima scelta.

Cosa consigliate (romanzi, saggi, fumetti, podcast, quello che vi pare) a chi voglia approfondire un po’ le tematiche queer?

Ok, come ne veniamo fuori senza una lista della spesa?

Allora: i romanzi di Akwaeke Emezi (Pet ❤️).

Senza titolo di viaggio e La Mostruositrans di Filo Sottile.

Quella dolcissima graphic novel che è Solleone di Noah Schiatti.

Queer: A Graphic History di Meg-John Barker e Julia Scheele

I video di Philosophy Tube.

Il podcast FAQ the Poly, che oltre a parlare di questioni poliamorose, tocca spesso tematiche queer.

Grazie, perchè credo che il frequentatore medio del blog ne sappia meno di me (e io non so davvero quasi nulla! “So di non sapere” diceva un tizio) e mi piace pensare che qualcuno si sia incuriosito e gli sia venuta voglia di approfondire. In questo modo gli potete dare una traccia.

Ultima domanda, la faccio sempre quando intervisto qualcuno che opera in ambito informatico: linguaggio di programmazione preferito?

QueerWolf: quando si tratta di codice ho uno solo dio ed è John Ingold, e il suo verbo è Ink.

LazyFox: Haskell. Mi piace vivere di illusioni, sì!

Non conoscevo Haskell e pare figo, ma non continuo a fare domande al riguardo perchè temo di provocare troppa sonnolenza a quelle persone belle che sono arrivate a leggere fino qui.

Grazie per il tempo dedicatomi e grazie per aver sviluppato Non-Binary 

Grazie di cuore a te per questa possibilità. E se qualcunə avesse voglia di fare due chiacchiere o di approfondire le cose che abbiamo toccato in modo stringato, i nostri canali social sono sempre aperti.

Sì, sul serio. Son sempre disponibili sui social ed è un piacere conversare con loro. Qui trovate i canali owof e Ascari è sia su Facebook che Instagram.

Non-Binary videogioco indie sulle difficoltà di genere – Recensione e Intervista

Ultimamente gioco molto poco ai videogame, ma mi sono imbattuto in questo progettino interessante e gratuito e ho deciso di dargli fiducia. In pratica si vive la vita di una persona non binaria in conflitto con la società riguardo i pregiudizi e le aspettative che ruotano attorno al genere. Parliamo di un videogioco principalmente testuale, ma coadiuvato da alcune parti “bullet hell” sviluppato da owof games con la collaborazione di Ascari per la colonna sonora. Pur essendo io un maschio etero cis (e pure bianco, ma non c’entra), ho trovato Non-Binary molto interessante, profondo e a tratti toccante. Quindi ho pensato bene di propinarvi una recensione e di intervistare i creatori.

Le avventure di Pallino e Pallina

Punti Deboli: Grafica

La vedete là sopra nella gif. Non c’è altro: una pallina che rotola lungo una strada mentre cerca di evitare quadratini blu e triangolini rosa. Io ho apprezzato perchè mi ha riportato ai tempi in cui giocavo con Arkanoid e i bullet hell del periodo (mesozoico). Però capisco che se vi aspettavate disegni realistici e animazioni ultra moderne, potreste ritrovarvi un po’ delusə.

Ovviamente la grafica costa, sia tempo sia risorse, e per un progetto nato ritagliando le poche ore che rimangono dopo il lavoro retribuito, non si può pretendere molto di più, specialmente contando che il videogioco è gratis (in realtà è “pay what you want“).

Inoltre credo ci sia anche la precisa scelta di usare il medium del videogioco per portare metodi di narrazione diversi, scale di valore differenti e punti di vista innovativi. Per cui, sì, belli i blasonati videogame con grafiche iper-realistiche, ma chiediamoci anche qualcos’altro. Cerchiamo di valorizzare le idee che ci stanno dietro e non solo lo sfoggio di opulenza tecnologica.

Purtroppo così facendo si allontana dal prodotto chi gradirebbe anche vedere qualcosa e non solo immaginarlo. Però non si può avere tutto dalla vita.

Musiche

Anche le musiche avevano quel tocco un po’ da videogioco dei primi anni ’80, però reinterpretato in maniera gradevole. Colonna sonora prodotta da Ascari.
Ma cosa mi state ancora ascoltando a fare? Io non capisco nulla di musica.

Bullet Hell

Come ho detto il gioco consiste nello schivare i quadratini blu e i triangolini rosa. La difficoltà è via via crescente e ho come l’idea che a un certo punto non ci siano altre possibilità se non quella di andare a sbattere contro qualche oggetto vagante.

Non sono ancora riuscito a capire se però ci sia un nesso diretto tra la prestazione nella parte bullet hell e l’andamento della trama. Nel caso sarebbe interessante averne visibilità, anche solo con un punteggio in un angolo dello schermo.

Il significato allegorico a me pare chiaro, invece, quindi questa parte non dà l’idea di essere appiccicata lì solo per far qualcosa mentre si legge la storia: gli urti con le sagome dovrebbero essere i danni emotivi subiti dai non binari quando durante il loro sviluppo vengono incasellati forzatamente in uno dei due generi. O peggio, bullizzati per via della loro diversità dal canone prestabilito. Poi intervistando lə autorə ci toglieremo il dubbio.

Storia: interattiva e con finali alternativi

La trama si sviluppa attraverso la vita di un personaggio. Esiste la versione Pallino e Pallina, a seconda del genere assegnato alla nascita. Si seguiranno le sue avventure e disavventure attraverso tre atti che ci condurranno dall’infanzia all’età adulta passando per l’adolescenza.

Ovviamente, essendo un videogioco e non un racconto, avremo la possibilità di dire la nostra. Possiamo scegliere tra due o tre opzioni di dialogo o di comportamento con cui rispondere alle situazioni che ci coinvolgono, decidendo come affrontare il mondo esterno che vuole imporci i suoi specifici ruoli di genere.

Ad esempio potremmo decidere come reagire quando i bulletti ci prendono in giro o scegliere quanto nascondere le nostre diversità, se continuare o meno una relazione e in generale come affronteremo i pregiudizi e le imposizioni con cui ci scontreremo.

Sì, purtroppo questi stereotipi sono ancora vivi e vegeti. “Certi giochi sono da maschietti, altri da femminucce”. “Bisogna vestirsi in un certo modo”. “Un uomo deve sapersi imporre e una donna invece meglio se non fa l’isterica”. Se per caso vi fosse sfuggita la presenza di queste imposizioni, vi consiglio di guardare meglio, oppure mi dite dove abitate che mi trasferisco.

Giusto una breve esperienza personale recentissima. Il giorno in cui ho provato il gioco (combinazione) esco per sbrigare una commissione e indosso il cerchietto di mia figlia come mio solito (se non vado al lavoro, lì al massimo l’elastico per capelli rosa). Sì, il cerchietto rosa e col fiocchetto. Un gruppo di ragazzi seduti sulle scale della chiesa mi apostrofa “bellissima”. Al mio “invidiosi, eh?”, replicano utilizzando un termine volgare per definire gli omosessuali. Io mi dico stupito che sia ancora un’offesa nel 2022, quindi loro non sanno che altro fare se non ripetere il termine di cui prima e io me ne proseguo per la mia strada.

Quindi sì, il problema è vivo e vegeto. Poi se lo dicono a me, chissenefrega: sono adulto (con moglie e figli, diciamo “sistemato” per usare parole ottocentesche) e fondamentalmente mi vesto così più per provocazione che per espressione del mio io e quindi al massimo possono offendere il mio buon gusto in fatto di abbigliamento, ma pensate un attimo a questa situazione rivolta a unə ragazzə in piena crisi adolescenziale. Presə in giro da un branco (di idioti, ma pur sempre un branco) e la sua identità sessuale e di genere utilizzata come fosse un’offesa. Se cercassimo di essere un po’ meno bestie (con tutto il rispetto per le bestie) potremmo evitare alla gente queste ordalie.

Ok, perdonate la divagazione, si torna a parlare del gioco.

Essendo che per finirlo ci vuole meno di un’ora, io mi sono fatto due run del videogioco (due per Pallina e due per Pallino, per la precisione), e ho notato come le scelte diverse non comportino solo una differente reazione nell’immediato: hanno proprio effetti a lungo termine, sbloccando situazioni alternative. Ad esempio si può arrivare a una conclusione anticipata della trama senza arrivare all’età adulta.

Personalmente ho trovato che le scene descritte fossero plausibili e delicatamente toccanti. C’è parecchio materiale per riflettere.

Il finale, che non vi svelerò, perchè non sono mica Caparezza (io non faccio spoiler), presenterà una simpatica soluzione grafica per mostrare i cambiamenti in atto.
Se siete curiosi, ripeto: lo potete scaricare anche gratis e finire in un’oretta. Provate!



Ok, per ora ho parlato solo io, ma visto che non vorrei fare come il famoso meme “eccoci a parlare di inclusione nei videogiochi con un maschio bianco etero cis”, ho pensato che fosse meglio intervistare lə autorə.

Ecco l’intervista, ma ATTENZIONE: contiene qualche piccolo spoiler. Quindi giocate prima al gioco o rischiate di rovinarvi alcune sorprese.





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Altrimenti vi potrebbero interessare temi di inclusione, trattati ad esempio nella recensione di She-Ra o parlando di Gesù.