Vai al contenuto

Perchè boicottare le Intelligenze Artificiali

Si parla molto ultimamente delle intelligenze artificiali che fanno i disegni a partire da una descrizione testuale. Midjourney, Nightcafe, DALL-E, ecc. Dopo un momento di sorpresa iniziale, si è iniziato a parlare della possibilità di boicottare o di vietare per legge l’uso di queste AI in quanto (a dire di chi sostiene queste iniziative) distruggono il mercato dei disegnatori, violano il copyright e quindi sono un danno estremo per la società.
Vediamo un po’ di scorporare la questione e affrontiamo un bel pippone per prepararci alle vacanze di Natale.

Fermiamo le AI…ma perchè?

Vediamo di fare ordine, la questione è complessa e articolata. Inoltre spesso si confonde la discussione parlando della difficoltà di raggiungere l’obiettivo di limitarle, il che non è certo un discorso attinente all’etica.

Anche superato lo scoglio abbiamo almeno 3 diverse questioni che spesso vengono mischiate e presentate come un unico argomento:

  1. Le AI violano il copyright
  2. I disegnatori non possono più disegnare
  3. I disegnatori non sanno più come guadagnarsi da vivere

Quindi partiamo dall’argomento errato numero 0 e poi via in discesa.

Distruggere le AI e Luddismo.

Spesso i contestatori sono tacciati di Luddismo (vale a dire quel movimento dei primi del 1800 in cui si demolivano i telai perchè rubavano lavoro agli operai). Questo per dipingere la loro scelta come retrograda e vana.

Tuttavia è un paralogismo, poiché non si può argomentare contro l’iniquità di qualcosa facendo leva sul fatto che è difficile da fermare!

Inoltre non possiamo prendere esempio dal passato per dire che dovrà essere sempre così (il descrittivo non permette di derivare il prescrittivo).

Quindi chi usa questa argomentazione in realtà non sta portando un gran valore aggiunto alla discussione. Per cui proseguiamo.

Le AI che fanno i disegni violano il diritto d’autore e il copyright?

Qua ci sarebbe abbastanza materiale per riempire un paio di scaffali di giurisprudenza. Probabilmente arriveranno. Il punto è che per esprimersi in maniera seria in quest’ambito servirebbe una conoscenza approfondita sia della giurisprudenza in ambito di diritti su creazioni grafiche, sia sul funzionamento delle AI.

Vi anticipo che non posseggo nessuna delle due competenze. Però proviamo a vedere fin dove arriviamo muovendoci a tentoni.

Le AI non salvano le immagini e soprattutto non fanno dei collage. Le “osservano” soltanto. Quindi se scrivete “guerriero nordico con la parrucca di Caparezza” non va a prendere il disegno di Caparezza per incollarlo sopra a quello del guerriero nordico.

Quello che fa (a grandi linee, poi dipende dallo specifico algoritmo) è osservare un certo numero di immagini di Caparezza, di guerrieri nordici e di parrucche. Da queste deriva gli elementi ricorrenti e prova a “capire” come riprodurre qualcosa che assomigli agli elementi richiesti seguendo certi pattern.

Poi certo, anche se è vero che non sta facendo collage, sicuramente prende spunto. Però questo lo facciamo pure noi umani. Possiamo guardare un numero minore di immagini, certo. Siamo (di solito) un po’ meno formali quando imitiamo lo stile di qualcuno, ma in fin dei conti il succo è che prendere spunto è consentito.

Non sto dicendo che le AI usino un sistema simile a quello del nostro cervello, sia chiaro. Sia questa sia l’affermazione opposta sarebbero un filo pretenziose e non comprovate.

Il punto è che se non sappiamo dire esattamente quali immagini sono state copiate, allora facciamo fatica a parlare di plagio. Per lo stesso motivo per cui non parliamo di plagio se uno prende un disegno già fatto e “manualmente” lo trasforma aggiungendo dettagli, rimuovendo particolari, alterando i colori e deformando alcune parti fino a renderlo irriconoscibile. Questo per voi è plagio? Perchè ho paura che nessun tribunale vi darebbe ragione: saper riconoscere l’immagine “copiata” temo sia un prerequisito.

Ecco il guerriero nordico con la parrucca tipo Caparezza.

L’Intelligenza Artificiale Toglierà ai Disegnatori la Possibilità di Disegnare

A parte che secondo me non è detto che sia vero. Insomma, questo lo dicevano pure della macchina fotografica, della grafica digitale di photoshop e probabilmente l’avranno detto pure dei colori in tubetto confezionati.

Ok, io personalmente fino a un anno fa se fossi stato ricco mi sarei fatto fare un disegno per ogni personaggio (sicuramente per quelli a cui sono più legato). Ora probabilmente lo farei solo se potessi pagare un artista davvero molto bravo in grado di fare qualcosa di notevolmente migliore rispetto alle AI (considerando che mi costerebbe molto di più e ci metterei più tempo per il risultato finale e mi dovrei sbattere di più per parlare con un essere umano).

Penso che come me molti altri in ristrettezze economiche decideranno di non spendere soldi che non hanno, scegliendo di affidarsi a un’AI per le realizzazioni grafiche.

Però è anche vero che le AI potrebbero diventare un ottimo strumento per chi sa fare grafica, in modo da ottenere velocemente spunti, o basi da cui partire per le proprie opere. Diciamo che mi pare un po’ presto per iniziare a strapparsi i capelli, ecco.

Comunque se poi alla fine il disegno “a mano” diventerà una pratica decisamente minoritaria, mi spiace dirlo, ma pazienza (no, non Andrea).
Nel corso della Storia sono state cancellate molte attività umane a causa del progresso tecnologico.

Oggi come oggi se uno è molto portato per il calcolo a mente, non può fare molto altro se non impressionare gli amici quando si tratta di dividere il conto. Chi saprebbe fare trascrizioni a mano di documenti miniati si trova reso un po’ obsoleto dalla fotocopiatrice e dai PC. Adesso come adesso già il disegno con “carta e penna” credo stia subendo un discreto calo rispetto alla sua versione digitale su tavoletta grafica. La stessa sorte toccherà anche al disegno? Mi spiace per chi lo pratica, ma non è che possiamo continuare a svolgere azioni in modo laborioso solo per accontentare alcuni nostalgici.

Non sto dicendo che essendo già successo dovremmo accettarlo, sia chiaro. Solo che non mi pare che nessuno si strappi i capelli perchè saper disegnare un cerchio a mano, o saper dividere per 6 249, o saper disegnare gli angioletti che fanno le capriole dentro un A maiuscola o altre cosine del genere sono diventate meno diffuse rispetto al passato. Quindi potremo anche accettare una riduzione della presenza di disegnatori “a mano”.

Giusto per chiarezza: penso le stesse cose delle AI che scrivono i raccontini. Io potrei ritrovarmi senza pubblico nel blog tra pochi anni. Sarebbe triste, certo, anche se voi potreste giovarne. Però a conti fatti esprimeremo in altro modo la nostra vena artistica. Non credo sia un dramma.

Certo, alcuni si potrebbero trovare senza lavoro perchè le aziende (o i potenziali clienti) preferiscono risparmiare tempo e denaro con le AI. Però questo è un altro discorso e ci porta al punto successivo.

La AI tolgono lavoro e sostentamento ai Disegnatori

Ammesso che succederà così veramente (come discusso al punto precedente), questo sarebbe un problema serio. Il proprietario dell’azienda scopre che invece di avere 5 disegnatori gliene bastano 2 e un abbonamento a Midjourney (che costa moooolto meno di uno stipendio anche nella sua versione più costosa). Risultato: 3 disegnatori a casa, senza stipendio. Moltiplichiamo questo per tutte le aziende e per molte partite iva. Aggiungiamo la scarsa possibilità di riciclarsi nel settore perchè tutti licenzieranno. Risultato: un sacco di persone in crisi finanziaria.

Potrei dire che questo è già successo in molti altri ambiti e che il mercato si autoregola nella maniera migliore. Quindi poi si creeranno nuovi posti di lavoro per questi soggetti e basta impegnarsi per raggiungere ottimi risultati perchè viviamo in un ottimo sistema economico.

Però non lo dirò perchè anche se mi piace il fantasy a tutto c’è un limite.

Non sarà così o almeno non è per nulla certo che lo sarà. Quei soggetti se le cose rimangono come sono ora e se davvero le AI provocheranno licenziamenti passeranno dei periodi bui da cui potrebbero non riprendersi. Perchè nel nostro sistema economico chi non ha un lavoro non ha uno stipendio e quindi non ha accesso a cose base tipo un tetto sopra la testa, cibo adeguato e via dicendo (per fortuna non stiamo negli USA e quindi almeno il pronto soccorso ti cura) e quindi avrà molte meno possibilità di fare corsi di formazione a pagamento, andare a socializzare con persone in grado di offrirgli lavoro e via dicendo.

Però questo non è un problema delle AI e dei disegnatori. Questo è un problema globale. Questo accade con qualsiasi processo di industrializzazione o di automazione. Certo, quando la produzione di beni e servizi è resa più rapida si crea la possibilità di lavorare in altri settori prima inesistenti. Però davvero questo processo potrà continuare all’infinito? Quando le macchine supereranno il Test di Turing (per me è un “quando” non un “se”) e potranno svolgere la maggior parte dei lavori attuali, ci sarà ancora spazio per reinventarsi? Ricordo che “programmare e sistemare le macchine” non è certo sufficiente perchè se no vorrebbe dire che le macchine non hanno davvero ridotto il bisogno di uomini (quindi nessuna azienda le userebbe).
Poi, anche se fosse, davvero è etico lasciare che ogni ricollocamento lasci gruppi di persone senza di che vivere per lunghi periodi?

Sì, sto parlando davvero di reddito universale (e di garanzia di una casa per ogni persona, visto che la destra quando si tratta di tassarla dice che è un bene primario). Non parlo di grandi cifre, ma dovrebbe essere possibile sopravvivere dignitosamente anche se si è quella persona su 12 che non ha un lavoro (ora in Italia, fonte ISTAT).

In questo modo le aziende potrebbero automatizzare mettendo a casa i dipendenti senza distruggere delle famiglie. Ci sarebbe meno possibilità di ricattare i disperati facendo fare loro lavori sottopagati in condizioni disumane. Avremmo più tempo libero per svolgere attività non economicamente rilevanti (come il disegno “a mano”, se sarà davvero soppiantato).
Certo, come terribile prezzo da pagare avremmo un po’ più di tasse per i grandi capitali. Lo so, mi piange il cuore. Magari Elon Musk dopo ci farà fare meno meme. Grande tristezza e cordoglio.

Ad ogni modo se con queste 4 righe in croce non vi ho convinto sulla necessità di un reddito universale, spero concorderete che il punto, la vera battaglia per così dire, non è vietare le AI, ma trovare il modo di non rovinare la vita alle persone solo perchè non hanno un lavoro.





Ok, questo è tutto gente. Questo articolo va di diritto nella sezione “di tutto un po’”. Assieme ai discorsi su cucina, fai-da-te, etica, ecc.

Vi ricordo che io di norma parlo di Giochi di Ruolo, tipo faccio recensioni di vari GdR e approfondimenti su regole e metodi.

close

Iscriviti alla newsletter

Se ti va puoi iscriverti così da non perderti le novità e restare in contatto.

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

7 commenti su “Perchè boicottare le Intelligenze Artificiali”

  1. Penso che il problema si ponga nel momento in cui le macchine copiano in maniera evidente il disegno di un artista, cambiando pochi particolari e senza citare la fonte. Capisco perfettamente l’opinione di qualcuno che ha passato mesi su un disegno che poi viene preso da una macchina che cambia due dettagli e non cita la fonte. Per quanto riguarda il lavoro, invece, penso che difficilmente una macchina potrà effettivamente sostituire un artista in tempo breve tempo, ma chi lo sa. Per quanto riguarda il reddito universale invece sono abbastanza d’accordo, anche se come al solito è molto difficile da applicare

    1. Quello sarebbe un problema.
      Personalmente non mi è mai capitato di vedere una situazione del genere.
      Però se hai casistiche simili da sottopormi, mi informo volentieri.

  2. Sono d’accordo praticamente con tutto ciò che hai scritto.

    Il che forse è ironico, visto che sono tra quelli a cui è capitato di usare il termine “luddismo” nelle proprie critiche. Rivolto, ovviamente, non a tutta la protesta, che è multiforme e sfaccettata, come tu stesso riconosci, ma ad alcune sue derive (tutt’altro che minoritarie, per quel che ho potuto vedere) che commettono proprio l’errore che tu qui critichi: prendersela con la tecnologia in sé, anziché con certe storture sociali ed economiche che la precedono e che rimarrebbero comunque. Luddismo è, appunto, distruggere la macchina anziché battersi perché sia usata in modo il più equo a beneficio della collettività.

    Uno degli slogan principali della protesta è “made by humans”. La Rete brulica di post in cui, sullo sfondo di quadri di Leonardo o Michelangelo, si fanno discorsi come “da migliaia di anni l’Arte è il modo in cui noi umani portiamo bellezza nel mondo, volete davvero che sia inquinata da una vile macchina?”. Dimenticando, comodamente, che l’artista moderno disegna su tablet assemblati da macchine, con software e filtri resi possibili da macchine, e che perfino le matite e la carta, oggi, sono frutto dell’opera delle macchine: se volessero davvero un’arte 100% made by humans dovrebbero tornare a dipingere sulle pareti delle caverne. Le stesse identiche critiche avrebbero potuto indirizzarsi alla fotografia, che pure oggi consideriamo arte.

    Questa romanticizzazione, che punta alla pancia della gente, secondo me è molto dannosa perché distoglie l’attenzione dal problema concreto e dai modi concreti per risolverlo.

    Io penso sia del tutto ragionevole che gli artisti abbiano diritto a un equo compenso ogni volta che le loro opere vengono usate per addestrare una AI, a prescindere dal fatto che essa le memorizzi oppure no. Sono abbastanza fiducioso che arriveremo, nel tempo, a qualcosa di simile, ma forse pecco di ottimismo. Penso anche (ma in questo sono ignorante, non essendo del mestiere, e non vorrei dire castronerie – se offendo qualche artista chiedo scusa) che gli artisti riuscirebbero meglio a farsi valere se avessero imparato a fare cartello (in senso buono), cioè a unirsi in vaste organizzazioni di categoria capaci di trattare con i padroni (delle AI ma anche banalmente delle case editrici) con molta più forza di quanto non possano fare i singoli alla spicciolata.

    A livello più ampio, come hai già argomentato tu molto meglio di me, bisogna senz’altro ripensare il modello economico in modo che non possano essere pochi, sparuti riccastri a controllare le nuove tecnologie. Vale per le AI ma valeva anche prima, per il più famoso motore di ricerca del mondo, il più famoso insieme di social network al mondo, la più famosa e capillare organizzazione di commercio online al mondo, eccetera. Sono cose che ci hanno migliorato la vita (sarebbe ipocrita negarlo) ma che sono diventate di fatto uno standard, e non è giusto che siano dominate da un privato. Sarebbe bello riuscire a renderle pubbliche ma, stando con i piedi per terra, iniziare perlomeno a spezzarne i monopoli e a tassarne una buona volta i profitti è sicuramente doveroso.

    Quello che mi fa un po’ specie, da ingegnere, è che va tanto di moda in certi ambienti l’utopia della “completa automazione” (potrei tediarvi a lungo con le tante illusioni ingenue che circolano in materia) ma appena una maggiore automazione di qualcosa, qualunque cosa, arriva davvero il meglio che ci si sa inventare è boicottarla o smantellarla.

    Ma sono assolutamente a favore di batterci perché sia implementata nel modo più giusto possibile.

    1. Hai scritto tante cose interessanti e vorrei aver letto il commento un po’ meno tardi per rispondere adeguatamente.
      Voglio solo sottolineare una cosa: se gli artisti non sono riusciti a “fare cartello” (o organizzarsi in sindacati efficaci) è anche perchè hanno un bassissimo potere contrattuale.
      Uno sciopero di una settimana dei disegnatori non sarebbe sentito come quello dei trasporti, per dire.

      1. Ammetto che fatico a vedere il punto. Organizzarsi in comunità non significa per forza scioperi. Anche con poco potere contrattuale (forse addirittura a maggior ragione), essere uniti non è comunque meglio che essere divisi?

        Non dico che in questo modo si abbia la certezza matematica di riuscire a vincere le proprie battaglie. Quella non c’è mai. Ma, esempio estremo: supponiamo che un domani un Signore delle AI abbia un risveglio di coscienza e voglia iniziare a pagare queste benedette royalties. Con chi tratta? Con ogni singolo artista mondiale, uno ad uno?

  3. Una questione interessante è la seguente: l’utilizzo di disegni per allenare gli algoritmi molto probabilmente non si può configurare come plagio, ma è un utilizzo lecito dell’immagine?
    Riformulando: se io sono un disegnatore, perché accetterei di fornire i mezzi di migliorarsi ad un mio rivale che (come dici giustamente tu, in questa società) intende mettermi fuori mercato?
    La risposta è che le leggi sul diritto d’autore vengono prima delle IA, temo.

    1. Allora, come dicevo è un tema decisamente delicato e articolato, difficilmente si può sviscerare in poche righe.

      Comunque quando uno pubblica i suoi disegni, sta fornendo i mezzi per migliorarsi anche ai suoi rivali in carne ed ossa.
      Cambiando settore, gli studi sull’automazione delle filiere di produzione sono fatti osservando gli operai. Anche questo andrebbe proibito?

      Poi io sono d’accordo che i diritti dei lavoratori (siano operai o disegnatori) siano meno considerati rispetto agli introiti.
      Però qui si torna al bisogno di cambiare la società in toto e non solo le AI.
      Non credi?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *