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Berlin – I Fuochi di Tegel – Recensione – Romanzo Distopico per Ragazzi

A quanto pare sono in fissa coi romanzi distopici per ragazzi (non molto tempo fa avevo recensito The Giver, vi ricordate?). In realtà è mia moglie che mi passa la roba che vuol far leggere in classe. Comunque visto che son buoni libri, li leggo volentieri. In questo caso parliamo di un distopico di genere post-apocalittico scritto da Fabio Geda e Marco Magnone, pubblicato nel 2015 da Arnoldo Mondadori Editore. Tenete d’occhio la data di pubblicazione. Poi vi dico perchè. Ora però iniziamo con la recensione di Berlin.

Non è la mia edizione, ma mi piaceva e rendeva bene l’idea post-apocalittica e distopica.

Ambientazione

Il romanzo è ambientato nella Berlino Ovest del 1978. Però, come avrete capito (probabilmente dal fatto che ho usato le parole “distopico” e “post-apocalittico“) non è la Berlino che conosciamo noi. Non solo per il fatto che il Muro è ancora in piedi, ma soprattutto per via degli effetti della pandemia.

Vi ho lasciato tempo per riguardare la data di pubblicazione. Ora proseguiamo.

In pratica un virus di natura sconosciuta ha iniziato a mietere vittime tra gli adulti. nonostante tutti gli sforzi della Scienza Medica, non si è trovata una soluzione. Per cui nel giro di pochi anni tutti gli adulti sono morti. Inoltre anche i giovani hanno contratto il virus, seppur in forma latente. Questo significa che in un momento imprecisato, di norma tra i 16 e 20 anni al massimo, il virus diventerà attivo, causando la morte del soggetto.

Nonostante questa situazione drammatica, le condizioni dei sopravvissuti non sono terribili. Anzi, gli autori, probabilmente con una buona dose di ottimismo, hanno immaginato lo sviluppo di alcune comunità autosufficienti in grado di provvedere al sostentamento di tutti. Ok, non c’è abbondanza né di cibo, né di calore, tuttavia non sono menzionate morti per denutrizione o sofferenza estrema a causa delle condizioni avverse.

Si fa riferimento a un periodo in cui per accaparrarsi le risorse (cioè il controllo dei supermercati abbandonati) nascevano faide tra gruppi, ma ormai, senza più il richiamo di cibo confezionato commestibile, le lotte sono sfumate e si è scesi a più miti consigli.

Trama

Come a contraddire l’ultima parte appena presentata, la trama verte proprio sull’attrito fra gruppi diversi. Non faccio spoiler, ma diciamo che a causa delle loro marcate differenze di visione, si ritrovano a reclamare una certa cosa, vantandone diritti di proprietà.

A proposito di differenze, trovo molto interessante la scelta di caratterizzare così fortemente le varie congregazioni di ragazzi. Mentre alcuni cercano di replicare in un certo modo la società così come la conosciamo, altri vogliono approfittare dell’assenza degli adulti per dare libero sfogo alla loro parte più istintiva.

Non mi dilungo sulla trama, perchè, come saprete, odio spoilerare. Tuttavia aggiungo solo che il corso degli eventi seguirà un flusso molto avventuroso: ci saranno sfide e peripezie varie. Questo ci darà modo, anche grazie al mutamento di punto di vista che talora viene utilizzato, di posare lo sguardo su diverse comunità di ragazzi e approfondire le loro differenze.

Stile e Opinioni

Probabilmente sarà venuto in mente anche a voi Il Signore Delle Mosche. Gli autori ne erano consapevoli e hanno deciso addirittura di citarlo a più riprese nel corso della vicenda.

Però mentre nel romanzo di William Golding la situazione degenera in maniera terribilmente pessimistica, in questo caso si assiste al fenomeno opposto: infatti la società si stabilizza, producendo diversi gruppi autonomi, alcuni dei quali gestiti in maniera direi quasi idilliaca (insomma, molto meglio di quanto non si faccia ora in Italia, per quanto non sia così difficile).

Personalmente a me ha fatto pensare a un altro romanzo per ragazzi: La Guerra dei Bottoni. Se non lo conoscete, recuperatelo, a me piacque molto, per quanto si parli abbondantemente del secolo scorso.
Non che ci sia davvero una sovrabbondanza di similitudini. Tuttavia vedere queste bande di ragazzini scontrarsi in maniera molto dura mi ha ricordato il celebre romanzo di Louis Pergaud.

Paragoni a parte, io sinceramente mi sento di consigliarvi di leggere Berlin. Non aspettatevi una lettura profonda o terribilmente cruda. Si tratta sempre di un romanzo per ragazzi. Però la prosa è decisamente gradevole, il romanzo scorre bene e si passano alcune ore piacevoli. Inoltre trovo sia pieno di spunti di riflessione interessanti sulla nostra società, per non parlare del riferimento al virus, che, letto oggi, post-pandemia, fa davvero un certo effetto.

Invece io mi perdo a riflettere su alcune fesserie, ma questo le vediamo nel prossimo punto.

Realismo e un paio di calcoli

Tutti gli adulti muoiono nel giro di poco tempo. Quindi cessa di esistere la produzione industriale (almeno da noi. Immagino che certe fabbriche tessili in paesi non proprio civili avrebbero ancora i loro lavoratori, ma non è questo il punto). Tuttavia vari ragazzini e ragazzine continuano a vivere serenamente per alcuni anni (la trama è ambientata tre anni dopo la pandemia).

Tra l’altro ricordo che si parla di Berlino del 1978. A quei tempi faceva freddo davvero! Ok, i giovani erano molto più avvezzi di ora a una vita all’aria aperta e all’interazione con la natura. Quindi ammettiamo anche che le necessità di caccia vengano sopperite senza troppa fatica.

Però senza combustibile come ci si scalda? Solo a legna? Non è mica il massimo del comfort.
Inoltre in queste circostanze ci si ammalerà facilmente. I farmaci ormai sono scaduti, come ci si cura? Per non parlare di eventuali fratture o lesioni gravi di altro genere.

Insomma, io personalmente trovo implausibile che si riesca a sopravvivere in circostanze del genere e a mantenere inoltre il tempo per istruzione o giochi, come invece accade nel romanzo.

A proposito di istruzione, si parla di nuove leve e nuove generazioni. Tuttavia non credo si possa davvero sperare in qualcosa del genere. Essendo che l’aspettativa di vita si aggira sui 18 anni, entro quell’età bisognerebbe aver sfornato almeno due figli solo per mantenere stabile la popolazione complessiva (e questi due figli dovrebbero sopravvivere, senza ammalarsi, senza problemi di parto, senza lesioni gravi, ecc. Inoltre dovrebbero vivere abbastanza per procreare due volte, sempre entro i 18 anni).

Ok, io mi faccio prendere da queste cose (un po’ come per l’analisi sulla coerenza di Walking Dead o del piano di Thanos). Ditemi anche la vostra opinione. sia su queste considerazioni, sia sul romanzo, se lo conoscete.



Se vi ho convinto, potete comprare direttamente il libro qui. Però sappiate che si tratta del primo di una lunga saga di sei romanzi (per quanto il primo sia decisamente autoconclusivo).

Comunque vi ricordo che il tema principale del blog sono i giochi di ruolo. Qui trovate le recensioni di GdR che ho fatto finora.

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2 commenti su “Berlin – I Fuochi di Tegel – Recensione – Romanzo Distopico per Ragazzi”

  1. L’ultimo problema di coerenza di cui parli è proprio la prima cosa che è venuta in mente anche a me. Si vede siamo entrambi troppo capziosi XD

    1. Capziosi, ok. Per me avrei usato termini più duri 😀

      Comunque anche considerando quel problema, il romanzo rimane coerente perchè ambientato solo 3 anni dopo la pandemia. Quindi la scarsità di riproduzione non è ancora stata in grado di ridurre la popolazione.

      Ma l’hai letto pure tu?

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