Magia Oscura e Pietra Filosofale tra il Principe dei Draghi e FullMetal Alchemist

Perchè tutti ritengono la Magia Oscura Sbagliata in The Dragon Prince? Perchè Edward non vuole usare la Pietra Filosofale? Trovo normale che i protagonisti di un cartone abbiano una morale (o forse anche un’etica) che lo porti ad affrontare situazioni di pericolo, solo per aver evitato di usare una scorciatoia che porterebbe sofferenze ad altri. Tuttavia in questi casi ho trovato le argomentazioni poco convincenti. Certo, quando si parla di scelte etiche è difficile stabilire chi abbia ragione, ma proviamo ugualmente a valutare queste decisioni da un punto di vista razionale.

Il Principe dei Draghi

Se non lo conoscete, ve lo consiglio. Ho fatto una piccola recensione e anche la scheda di un personaggio in D&D (Esca aka Bait).

Spiegazione

La faccio semplice: alcune creature nascono con una propensione alla magia (draghi, elfi, ecc). Gli umani invece no. Se vogliono praticare le arti magiche devono ricorrere alla magia oscura (salvo alcune eccezioni estremamente rare, ma non dilunghiamoci).

La Magia Oscura si basa sulla distruzione di creature magiche, al fine di produrre effetti di vario genere (dalla Palla di Fuoco alla Cura, passando per il soffio di vento e le trasformazioni). Quindi non produce effetti esclusivamente malvagi, anzi.
Il problema sta nel metodo: per ottenere un effetto bisogna attingere alla magia altrui, distruggendo il soggetto in questione.

Discussing Magic: A Defense of the Dark Arts | The Dragon Prince Amino Amino

Analisi

Ora, io capirei se si parlasse di uccidere draghi e elfi (anche se i draghi del cartone sono boriosi e antipatici e gli elfi sono…beh, elfi!). Invece ottimi risultati si possono ottenere anche con creature simili a serpenti, vermi, falene e robe simili.

Insomma, non siamo in un coacervo di vegani estremisti: gli animali vengono mangiati, uccisi per fare pellicce e utilizzati come bestie da soma eccetera.
Però quando si tratta di uccidere qualche falena luminosa, si incappa in un’interdizione etica inamovibile

Io sono specista. Vero. Quindi empatizzo poco e niente con queste creature non umanoidi. Però non riesco a capire perchè la caccia sia un’attività legittima e la Magia Oscura no.

Capirei se mi si parlasse di limitazioni per salvaguardare l’ecosistema (alcune specie sono utilizzabili solo in alcuni mesi, solo da allevamento, ecc) oppure per limitarne il consumo (niente Magia Oscura per finalità definite futili, o accessibili solo a chi ha un patentino speciale di mago utile), ma vietarla tout court mi pare miope, oltre che ingiustificato!

Teoria Sulle Motivazioni

In realtà ho un’ipotesi. Trattasi purtroppo di una questione di nome. Voi vi fidereste di una pratica chiamata Magia Oscura? Fa venire in mente rituali malvagi, scopi poco trasparenti, gente che lavora nell’ombra (come Conte (questa è una battuta su una dichiarazione specifica di anni fa, se non la conoscete, non preoccupatevi)) e tutti i crismi del caso.

Insomma, i maghi oscuri hanno un fortissimo problema di marketing. Dovrebbero rivolgersi a uno specialista e magari pagare anche un social media manager (se ne trovano uno bravo, una vera bestia, è possibile pure che i popolani se la prendano con quei finti buonisti degli elfi).

Senza scomodare un esperto, riflettendo un attimo si possono trovare validissime alternative. Ad esempio in Tenebre e Ossa (ho giusto fatto da poco la scheda di Kaz) c’è la locuzione Piccola Scienza. Sembra una pratica tranquilla. Piccola, appunto. Innocua. Nulla per cui imbracciare i forconi.

Altrimenti si potrebbe pensare a qualcosa di più drastico. Come Magia Anticonformista. Andiamo, ribelliamoci tutti insieme al pensiero unico dei draghi e degli elfi con la nostra Magia Anticonformista. Supporta la nostra Lista: Magia Anticonformista!

Ok, la smetto. Però se avete altre proposte di nomi, scrivetele nei commenti.

FullMetal Alchemist

Per spiegare la questione devo fare degli spoiler. L’anime è bello (Brotherhood, l’altro non so) e mi spiace rovinarvelo. Quindi vi avverto. Inoltre per non annoiare gli esperti, sarò molto breve e semplificherò alcuni particolari. Da qui in avanti sarà tutto uno spoiler. Ecco il primo: la Pietra Filosofale viene prodotta con la sofferenza di migliaia di vite.

Spiegazione

La magia in quel mondo è di base Alchimia. Cioè permette di trasmutare qualcosa o comunque dare qualcosa in cambio di ciò che si desidera. La pietra filosofale è artefatto di straordinario potere e permette di aggirare i limiti dello “scambio equivalente” (quindi si ottengono risultati straordinari “gratis”).

Il protagonista, Edward, viene in possesso di una di queste pietre e si rifiuta di usarla in più circostanze. Per evitare i rischi di morte contro avversari potentissimi che vorrebbero tra le altre cose distruggere il pianeta, per curare suo fratello e farlo tornare umano, ecc.

How Fullmetal Alchemist's Transmutation Circles Work (and What We Still  Don't Know)

Analisi

Ora, io potrei capire se si trattasse di creare una pietra filosofale, uccidendo o facendo soffrire migliaia di innocenti. Molto nobile evitare di torturare e ammazzare, anche se facendolo si perseguono scopi validi e condivisibili. Tuttavia parliamo di una pietra già creata. Ormai il danno è fatto. Poi non so, magari nel manga è spiegato meglio. Se è così, fatemelo sapere!

Io boicotto alcune aziende (Nike per lo sfruttamento di minori, Nestlè per le pressioni in Africa, McDonalds perchè buona avanguardia nella riduzione dei diritti di lavoratori (sì, lo so, sono anziano e parlo di robe un po’ datate, dovrei aggiornarmi, ma son pigro)) e mi viene spontaneo fare parallelismi.

Se non mangio animali perchè non voglio che siano uccisi e trovo un pollo arrosto abbandonato e ho fame, io lo mangio. Il pollo ormai è morto e non c’è nulla che io possa fare per farlo tornare in vita. Anzi, buttandolo sto sprecando il suo sacrificio per nulla. Sto anteponendo una scelta estetica a una etica. Decisione legittima, ma sicuramente non dalla elevata caratura morale.

Questioni simboliche e d’immagine

Situazione diversa se trovassi un cappello Nike. A parte che non uso i cappelli, potrei pensare di non indossarlo perchè facendomi vedere in giro sto facendo pubblicità al marchio (cioè, nel mio caso sarebbe il contrario: “guarda quello sfigato, non voglio assolutamente somigliarli, non indosserò nessun marchio che sia così brutto da piacergli”, però non andiamo troppo per il sottile).

Pchoooo!, here's my preview for the FMA tarot deck! i drew...

Insomma Edward usando la Pietra Filosofale starebbe normalizzando il suo utilizzo nell’immaginario collettivo di chi lo osserva.
A parte che un discorso del genere non viene mai affrontato nell’anime. Sarebbe stato interessante. Rimanendo comunque in questo discorso ipotetico, bisognerebbe notare alcune cose:

  • usarla di nascosto risolve il problema, tranne nel caso si venga scoperti;
  • Anche se si venisse scoperti, le persone che sanno di cosa si tratti, ne capiscano le implicazioni e abbiano un qualche tipo di influenza nella creazione di nuove pietre filosofali si contano sulle dita della mano dell’addetto alla sega circolare!

Insomma, facendo attenzione a non essere scoperti (col rischio remoto di poter causare una blanda influenza su qualcuno vagamente in grado di sostenere la produzione di una Pietra Filosofale) non vedo perchè non usarla per risolvere la ferrosità del fratello, oppure in altre circostanze limite in cui si tratta magari di fermare chi queste pietre le produce davvero.


Concludendo

Alla fine ognuno è libero di costruirsi la propria etica secondo i parametri che preferisce, sia ben chiaro (salvo le normali limitazioni riguardo il danneggiare gli altri, ma non divaghiamo), tuttavia non ho mai capito come prese di posizione decisamente estremiste e a dir poco curiose come quelle dei protagonisti di questi due cartoni siano state recepite come assolutamente normali e condivisibili.

Se a questo aggiungete la mia vocazione a rompere le scatole per ogni nonnulla, ecco il senso di questo articoletto. Fatemi sapere la vostra.






Se non ne avete avute abbastanza, sappiate che ho sostenuto prove di onanismo mentale sfrenato parlando del piano di Thanos di dimezzare la popolazione e della definizione di Supereroe.

Magari invece preferite leggere delle recensioni di Cartoni o di fumetti.

Anche se di solito io questi pipponi li faccio sui GdR.

Limiti all’interpretazione per Voti del Paladino e Patrono del Warlock – Quando togliere i Poteri – D&D 5e

I voti del Paladino (oath, per chi ha il manuale in inglese) e i patroni del Warlock sono spesso chiamati in causa quando si parla di indicazioni o limitazioni all’interpretazione di un personaggio da parte del giocatore. In che modo un patrono può controllare le azioni del personaggio? Che limite si può dare al ruolo interpretato dal giocatore in seguito a scelte di classe e sottoclasse? Che succede se un paladino infrange i giuramenti o se un Warlock rompe il patto? Perdono i poteri? Cambiano classe? Nel titolo ho parlato di Paladini e Warlock perchè sono i più citati in questo ambito. Però la questione si ripresenta in maniera simile per Druidi e Chierici.

Cerchiamo di affrontare la questione dai 3 punti di vista principali: RAW, RAI e RAF (se non sapete di cosa parlo, ecco una spiegazione approfondita dei termini. Ad ogni modo sono rispettivamente (in poche parole) le regole letterali, le regole secondo l’interpretazione verosimilmente voluta dall’autore, le regole interpretate per massimizzare il divertimento al tavolo).

Non so cosa rappresenti, ma se vi impegnate potete scorgere un’allegoria, secondo me. Ditemela nei commenti.

RAW – Cosa dicono le regole

Non siamo più in D&D 3.5. Per certi versi sono un nostalgico, però questo di certo non mi manca: in D&D 5e non si possono più perdere i poteri per questioni legate a codici di condotta o allineamenti (gli allineamenti usati in maniera prescrittiva erano un bel limite). La quinta edizione è decisamente più permissiva. Voi mi direte (oppelor, spero di no) “ma io sono il master, faccio come mi pare”. Ok. Se al vostro gruppo va bene, non vedo perchè no. Però togliere i poteri perchè non si rispettano i voti o si va contro la volontà del patrono (o della divinità) è un po’ come decidere che il personaggio ha un tumore, senza alcun motivo e senza TS. Potete? Ok, certo, voi narrate le scene, quindi potete. Però le regole non vi supportano e spero che i vostri giocatori non vi sopportino.

Certo per il Paladino abbiamo questo paragrafo. Il secondo capoverso fa riferimento all’espiazione in caso di trasgressione. Intanto usa la parola typically, non certo la più indicata per esprimere necessità stringenti, inoltre non parla di perdita di poteri. La quale non viene nominata neppure nel terzo capoverso, seppure si faccia riferimento alla possibilità di interrompere la progressione come Paladino

Pagina 86 del manuale del giocatore.

Oathbreaker e Deathlock

Questo è uno dei motivi per cui Paladino e Warlock sono più spesso vincolati di altri a uno specifico comportamento. Il Deathlock è un mostro presente sul Mordenkainen’s Tome of Foe, mentre tutti conoscono l’Oathbreaker, anche se magari con il nome di Apostata (no, non a prostata), e sta sul manuale de Dungeon Master.

L’Oathbreaker è appunto un paladino che ha rotto il suo voto “per seguire un’ambizione oscura o servire un padrone malvagio”. Verrebbe da dire che sia naturale far diventare Oathbreaker un qualsiasi Paladino che infranga il suo voto. Purtroppo per voi, il manuale non dice nulla del genere. Intanto il virgolettato sopra specifica delle restrizioni particolari sulle motivazioni per cui il voto viene rotto. In aggiunta queste sono regole (come scritto espressamente) create per degli antagonisti, per i malvagi della campagna, anche se i PG possono selezionarli previa approvazione del DM.

Sicuramente non viene indicato in alcun punto che un Paladino che non si comporti secondo i dettami del voto cambi in automatico la sottoclasse. Solo se il paladino viola volontariamente il codice e non ha alcuna intenzione di redimersi, allora una delle possibili scelte è il cambio di sottoclasse.

Discorso simile per il Deathlock. Si tratta di una creatura non morta generatasi quando un Warlock infrange il patto con il patrono. Rimanendo sul RAW, come promesso, possiamo vedere che viene indicata come eventualità estrema e non suggerisce in nessuna maniera che un PG potrebbe subire questa sorte. Se poi vi servissero altri indizi: vi sembra plausibile che un halfing dopo aver infranto il patto diventi una creatura di taglia media? Ecco, ho concluso, vostro onore.

Ad ogni modo se volete spulciare i Sage Advice (che non sono RAW, lo so) vedrete che sconsigliano di togliere i poteri al warlock, perchè il suo rapporto è più studente/insegnante che fedele/divinità.

Stesso discorso per il Paladino: i Sage Advice suggeriscono per i casi estremi un cambio di classe, di oath, oppure iniziare un multiclasse, ma mai la rimozione dei poteri, anche perchè questi non provengono necessariamente da una divinità.

Cosa richiede esattamente un patto o un voto

Abbiamo appurato (oh, sta scritto nero su bianco, se non vi ho convinto rileggete il manuale) che non si possono perdere i poteri, però cerchiamo di capire cosa richiedano RAW i voti e i patti.

I vari Tenets degli Oath del Paladino cambiano ovviamente per ogni sottoclasse. Prenderò quella della devozione perchè è utilizzato come esempio sui vari siti con le SRD legali. Tradurrò un po’ a braccio, non fucilatemi.

  • Onestà: non mentire e non ingannare.
  • Coraggio: non aver paura di agire anche se la cautela è saggezza.
  • Compassione: aiuta gli altri, proteggi i deboli e punisci chi li minaccia. Usa pietà verso i tuoi bersagli, ma con saggezza.
  • Onore: tratta gli altri correttamente e fai in modo che le tue gesta onorevoli siano di ispirazione agli altri. Compi il massimo del bene, causando il minimo di male.
  • Dovere: sii responsabile per le tue azioni e per le conseguenze. Proteggi chi è affidato alle tue cure e ubbidisci a chi ha autorità nei tuoi confronti.

Ok, sorvolando sulla mia traduzione grezza, possiamo vedere che se volessimo leggere questi voti come se fossero regole da seguire RAW, alla lettera, sorgerebbero dei problemi.

Onestà prevede che se avete nascosto dei bambini perchè in città sta avvenendo lo sterminio di tutti i primogeniti maschi e una guardia vi chiede se sapete dove siano, voi dovete dire di sì. Al limite potreste esordire con un “non ho intenzione di rispondere a questa domanda”. Poi non stupitevi se vi catturano il pg e lo sottopongono a torture o meglio ancora domini mentali. Oltre ad essere assurdo, controintuitivo e sgradevole da ruolare (cosa che non ha molto a che vedere col RAW, in effetti), tutto ciò cozza con il punto Compassione e Onore.

Dunque per un Paladino che interpreti il codice alla lettera non c’è un modo di uscire dalla situazione precedente.

Quindi essendo un sistema autocontraddittorio, inconsistente, non possiamo pretendere di interpretarlo RAW.

Quindi siamo costretti ad utilizzare un’interpretazione sfumata e personale, in cui ogni giocatore potrebbe valutare diversamente. Per cui (per esempio), magari non sarebbe considerabile mentire il non rispondere a una domanda o il dire una parte della verità in modo che sia fraintendibile. Oppure, addirittura, mentire a dei malvagi per salvare degli innocenti sarebbe perfettamente legittimo.

Le vere contrindicazioni indicate sul manuale arrivano solo se il paladino infrange volontariamente il giuramento e non intende redimersi. Quindi, RAW, solo se il giocatore pensa di star compiendo quell’azione in aperta violazione ai voti e senza nessuna voglia di cambiare.
Quindi non è il master a decidere, ma il giocatore.

Poi ovviamente non sto consigliando di giocare il paladino della devozione come uno spietato farabutto tagliagole (anche se uno potrebbe fare del reskin e mica si muore). Sto dicendo che i voti non sono come il codice della strada: regole chiare e puntuali (per quanto a volte strambe), ma sono indicazioni di massima, molto comode per prendere spunti interpretative, interessanti da ruolare, ma non sono pensate come limite per controbilanciare il potere dei paladini.

Per il Warlock la questione è ancor più semplice: non esiste nessun patto. Sul serio. Come può un Warlock non seguire un patto se questo di fatto è un contratto di una sola riga la quale recita “io e te abbiamo un contratto”? Se qualcuno su un qualche manuale ha trovato una regole che lasci intendere come un Warlock debba seguire alcune indicazioni o alcuni ordini del patrono, me lo faccia leggere che son curioso.

RAI – Come interpretare le regole

Ok, le regole prese in senso letterale non ci aiutano a imporre limiti di comportamento o a far ruolare i personaggi in un modo ben determinato. Cerchiamo di capire però quale fosse l’intento degli autori.

Tanto per cominciare non abbiamo più vincoli di allineamento e gli allineamenti non hanno alcun valore regolistico. Quindi il Paladino di cui sopra può tranquillamente essere Caotico Malvagio e un Warlock sottoclasse Fiend può essere Legale Buono.

Questo da regole, senza alcun limite, indicazione di massima o vincolo da parte degli autori. Il che fa supporre l’intento di creare un gioco con meno vincoli e restrizioni al comportamento dei PG.

Si aggiunga a questo che non esiste alcun tipo di contraccolpo nel caso non si seguissero i precetti dati dai voti e gli inesistenti vincoli dati dal patto, a meno che questo non sia fatto volontariamente e senza l’intenzione di redimersi.

Certo, mi si potrebbe obiettare che comunque il Paladino presenta delle indicazioni e quindi queste dovranno avere un qualche significato.

Ok, andiamo con ordine, prendiamo una razza a caso: il nano. Stando al manuale i nani hanno una prospettiva diversa dagli umani, onorano le tradizioni (tra cui duro lavoro, battaglia e forge), sono determinati e leali, eccetera.
Ora, sinceramente, voi davvero direste a un giocatore come interpretare il proprio PG nano in modo da fargli seguire queste prescrizioni? Eppure stanno scritte nero su bianco sul manuale! Certo, sarebbe bizzarro poi far perdere i poteri da nano a un pg che si dimostri poco stakanovista…
(mi spiace, ma Tordek ha rifiutato lo straordinario, quindi ora ha perso la scurovisione)

Potrei prendere ad esempio anche il ladro. Nella descrizione viene dichiarato che preferisce la furtività alla forza bruta. Deve essere preso come parametro vincolante? Si tratta di una regola ferrea? Che accade in caso di violazione? (spoiler: niente).

Il punto è che chiaramente in quel caso si tratta di “testo di colore“, di “flavour“, “fluffa” (chiamatelo come volete, basta capirsi). Insomma, quelle parti anche interessanti che però non sono regole, quindi se si ha voglia di uscire un po’ dagli schemi e fare un PG diverso dai soliti stereotipi, si possono ignorare senza alcun problema.

Non vedo perchè per i giuramenti da Paladino la faccenda dovrebbe essere significativamente diversa. Ok, hanno un loro paragrafetto dedicato prima dell’elenco dei poteri derivanti dal voto. Però non viene detto da nessuna parte che sia vincolante. Potrebbe essere benissimo come un qualsiasi giuramento professionale moderno (Ippocrate, Giuramento Militare…ecc): molto scenografico, ma poco vincolante.

Poi se dovessi dire la mia (sono qui apposta, quindi meglio che lo faccia, no?) probabilmente sono pensati per avere un peso maggiore rispetto alle descrizioni di razze e classe. Però mi dà l’idea che siano più da utilizzare come spunto, come indicazione di massima per delineare alcuni tratti del carattere, piuttosto che come i vecchi codici di condotta della 3.5.

Quindi trovo perfettamente legittimo e in linea con il regolamento che si voglia giocare un paladino della devozione come una persona decisamente onesta, onorevole, coraggiosa e tutto quanto. Però allo stesso tempo trovo interessante voler approfondire l’etica che sottostà a questi giuramenti, interpretandoli diversamente, con significato traslato o secondo canoni morali differenti e non rigidi. Anche solo per uscire dai soliti stereotipi, come quando si gioca un nano astemio e sbarbato o un ladro grosso e stupido e via dicendo.

RAF – Problemi col Divertimento

Eccoci al RAF, vale a dire l’interpretazione che uso di solito. Ovviamente è ancor più soggettiva rispetto alle altre e tende a variare da persona a persona. Però vediamo alcune questioni di massima.

Intanto comincio col dire che il Paladino non è più forte di un Bardo e un Warlock non è più forte di uno Stregone. Con questo vorrei dire che i vincoli (inesistenti) del patto e (quelli puramente indicativi) dei voti non sono da intendersi come una sorta di bilanciamento per compensare capacità di classe maggiori.

Poi sarebbe abbastanza demenziale utilizzare questo metodo di compensazione, però c’è a chi piace.
Ad ogni modo non essendoci il bisogno di controbilanciare uno strapotere di alcuni personaggi, al fine di generare un gioco più equilibrato, non mi sento proprio di consigliarvi un utilizzo stringente dei voti, del patto, delle divinità e di qualsiasi altro fattore esterno che possa controllare le scelte etiche del PG.

Quindi, a meno che non piaccia sia al master, sia ai giocatori (e di conseguenza non si rovini mai l’atmosfera per discutere su cosa dovrebbe fare il personaggio per seguire i dettami della classe), io consiglierei di non usare mai questo tipo di interpretazione prescrittiva. Poi ovviamente, tavolo vostro, decidete voi. Però tenete conto che non sarebbe un’interpretazione delle regole, ma una vera e propria variante delle regole base, quindi andrebbe decisamente discussa nella sessione zero.

Riassumendo:
– le regole non prevedono un sistema di punizioni
– le regole non prevedono regolamenti rigidi di comportamento
– ovviamente ognuno gioca come preferisce, la cosa importante è che tutti al tavolo siano contenti.



Se siete d’accordo con quel che dico e vi piace il mio punto di vista, date uno sguardo alla questione sui multiclasse, oppure visitate la sezione teorie sul GdR.
Se odiate il mio punto di vista, visitate ugualmente quelle sezioni, ma con una faccia truce e imprecando sommessamente.

Ad ogni modo esiste anche una sezione D&D 5e. Fateci un salto (roll athletics).

Critica all’Utilitarismo e all’Utilità Marginale

L’utilitarismo è una concezione etica che ha preso piede nel XIX secolo, con i contributi fondamentali di Bentham e Mills. Qui affronto un approccio non canonico, usando i principi da loro esposti per arrivare a conclusioni differenti. Andiamo con ordine: riassumendo all’osso si può affermare che il nucleo dell’utilitarismo consista con l’affermazione dell’identità tra felicità e bene. Dunque la società più giusta è quella con la maggiore somma delle felicità individuali.

Ovviamente un riassunto del genere può provocare la morte di 5 dottorandi in filosofia, però se volete approfondire un minimo seguite il link, o, meglio ancora, leggete On Liberty.

Si può vedere immediatamente che un criterio del genere non ha il minimo riguardo per la tutela delle fasce disagiate della popolazione.
Citando il famoso esempio del pollo di Trilussa, se tu mangi due polli e io nessuno, allora abbiamo mangiato in media un pollo a testa. Dunque una distribuzione del genere sarebbe, dal punto di vista utilitaristico sopra esposto, migliore di una in cui entrambi avessimo un pollo e mezzo da dividere equamente.

Qui entra il concetto di utilità marginale. Senza entrare nei dettagli, utilizzando questo criterio si calcola l’utilità che un individuo guadagna dal consumo di una singola dose di bene. Per cui, sempre banalizzando all’estremo, se tu hai mangiato già mezza torta e io nulla, e avessimo una nuova fetta di torta da spartirci, questa toccherebbe a me, perchè essendo affamato trarrei molto più benessere di te, che sei praticamente sazio. Con l’aggiunta di questo parametro la situazione sembrerebbe risolta. Tuttavia i problemi non sono finiti. Facciamo un esempio semplicistico e leggermente banalizzante: supponiamo di dover costruire qualcosa di sgradevole in una città. Poniamo una discarica, o un inceneritore. Dove la piazzeremo? Vicino al quartiere povero e degradato, con topi, fogne mal funzionanti, e chi più ne ha più ne metta? Oppure in un quartiere agiato e raffinato, abitato dai ceti medio alti, con giardini, parchi e tanto più? Usando il calcolo dell’utilità marginale si noterà che le condizioni di vita nel quartiere povero peggiorerebbero in maniera molto meno marcata  rispetto a quelle del quartiere ricco, dunque è nel primo che deve essere costruito l’inceneritore. Questo ovviamente solo se la densità abitativa dei due quartieri è simile, perchè altrimenti il peggioramento di vita dei singoli peserebbe in maniera maggiore in virtù del loro numero. Molti di voi penseranno “beh, in effetti meglio costruire l’inceneritore nel quartiere povero che in quello benestante, se abbiamo solo queste due scelte”. Personalmente io ritengo che peggiorare ulteriormente le condizioni di vita della fascia della popolazione che già versa in stato peggiore non sia mai una buona idea.

Però la questione non finisce qui. Confrontiamo i possibili sviluppi successivi: poniamo che l’amministrazione abbia X euro da investire e prenda in considerazione l’idea di ridurre drasticamente le immissioni dell’inceneritore con nuovi filtri all’avanguardia.
Se l’inceneritore fosse nel quartiere benestante, con la somma X si potrebbe migliorare notevolmente il livello di benessere degli abitanti, mentre nel quartiere povero e degradato il guadagno sarebbe decisamente minore, al punto da rendere, probabilmente, più vantaggioso in termini di utilità marginale, affrontare un investimento diverso. Questo vale per la risoluzione di qualunque problema sociale: l’utilità marginale sarà maggiore laddove vi è la risoluzione di un unico problema, piuttosto che dove si risolve una sola questione tra le tante. Visto che i paragoni tra la politica e la medicina non passano mai di moda, potremmo dire che sarebbe come dare la precedenza alla cura di chi ha solo una frattura, piuttosto che verso chi ha tutti gli arti fratturati. Insomma, così come nel caso dell’utilitarismo precedente al concetto di utilità marginale, siamo in presenza di un criterio che tutela la fascia media, a discapito delle fasce più disagiate.


Per me è no.

Diciamo che questo può ricordare la questione del RAI e del RAW applicati alla costituzione.