Intervista alə autorə di Non-Binary

Sabato mattina, moglie al lavoro e pargoli dai nonni. Mi hanno appena sbloccato FB dopo il ban di una settimana per aver detto a un amico che mi prendeva in giro “Guarda che ti picchio, anzi, ti faccio picchiare da uno più grosso” (secondo me era una palese battuta, ma l’algoritmo non la pensava allo stesso modo). Recupero un po’ di post vecchi e mi balza all’occhio questo videogioco, sulla sua creazione non sapevo nulla.

Superato lo scetticismo iniziale, ho capito che era proprio un prodotto interessante e bisognava farlo conoscere a più gente possibile. Quindi oltre alla mia recensione, vi beccate un’intervista con lə autorə. ATTENZIONE: potrebbe contenere spoiler. Vi consiglio prima di provare il gioco per non rovinarvi la sorpresa. Provate il gioco e non ve ne pentirete! (vi ricordo che è “gratis” (pay what you want))

Prima dell’intervista questa bella panoramica su capitalismo arcobaleno. A parte che la maglietta a 31 dollari costa uno sproposito, la divisione in “uomo e “donna” è un capolavoro di nonsense.

Ok, come vogliamo gestire la cosa? C’è un portavoce o ognunə per sé?

Quando le risposte di tuttɜ e tre concordano la risposta è unica. Quando qualcunə ha più esperienza sul tema o una prospettiva diversa, abbiamo specificato chi parla.

Ti volevamo chiedere un favore: all’inizio da qualche parte puoi scrivere che leggere l’intervista prima di aver giocato a non-binary può condizionare l’esperienza? Perché ci sono alcune domande che toccando aspetti tecnici e di scelta, rischiando di fare qualche piccolo spoiler. Grazie mille 🙂 

Detto Fatto. L’ho scritto nella recensione, a inizio pagina e ho lasciato questo disclaimer. Se unə decide di continuare senza aver giocato…beh, non ci posso fare nulla!

Prima di iniziare mi devo togliere qualche dubbio “tecnico”, se potete rivelarlo: impattare contro triangolini e quadratini cosa comporta? Cambia la storia? In che modo?

Quadratini e triangolini non influenzano il gioco o le sorti di Pallinə in modo diverso. I colpi subiti durante la parte testuale vanno a ridurre la resistenza di Pallinə, andando a complicare il superamento dei bullet hell maggiori, quelli tra un atto e un altro. Venire sconfittə durante uno di questi porta a uno dei finali alternativi.

Quindi si può arrivare in fondo senza mai essere sconfitti durante il Bullet Hell? Su 4 tentativi non ci sono ancora riuscito! Riproverò…

Ok, affrontato questo discorso, possiamo far partire l’intervista normalmente. Perché e come è nato questo progetto?

Grazie a Mario di Bernardo, (che ha gestito la cellula bolognese della Global Game Jam 2022), dopo mesi che ragionavamo sulla possibilità o meno di creare un videogioco ci siamo tuffatɜ in questa esperienza. Il tema di quest’anno era dualità, e abbiamo capito subito dove saremmo andatɜ a parare. Lì per lì pensavamo di lavorare da solɜ, ma poi arriva Ascari che cita Ranma ½, parte subito la crush virtuale, e mezz’ora dopo eravamo a decidere tuttɜ assieme cosa creare. Quella piccola demo è piaciuta fuori, è piaciuta a noi, e ci siamo resɜ conto che volevamo portarla avanti.

Che difficoltà delle persone non binarie avevate intenzione di mettere in luce?

Riducendo la cosa all’osso: l’assenza di un linguaggio che permetta di definirsi fuori dalla dicotomia uomo/donna e di conseguenza l’impossibilità di crearsi uno spazio sociale di esistenza, di avere modelli a cui fare riferimento o attraverso cui riconoscersi. La pressione costante che ci schiaccia in un solo ruolo dettato socialmente da due ghiandole e un po’ di tessuto spugnoso.

Tuttɜ e tre da ben prima della Jam abbiamo passato quintali di ore a riflettere sui problemi dati dal linguaggio, per cui è stato ovvio farlo finire al centro di questo gioco.

Per chi pensate sia rivolto questo gioco e perchè secondo voi un etero cis dovrebbe giocarci?

LazyFox e QueerWolf: ogni cosa che abbiamo fatto è stata pensando a giocatricɜ non binariɜ e trans, ma con la voglia di farci capire dalle persone cis. Motivo per cui abbiamo ridotto al minimo il linguaggio e i referenti culturali tipici della cultura queer.

Le gabbie di genere però sono un problema per tuttɜ, cis o meno: quando ad esempio nel discorso comune si parla di “mascolinità egemone”, si mettono in luce le sbarre che tengono gli uomini cis all’interno di uno spazio identitario molto ristretto e incompatibile con il proprio benessere.

Molti commenti positivi sul videogioco sono venuti da persone cis, perché in qualche modo hanno riconosciuto nella storia di Pallinə pressioni che hanno vissuto anche loro.

E anche per questo speriamo che tuttɜ giochino non-binary: gli effetti di oppressione che viviamo sono indubbiamente diversi ma la matrice è comune, e capirlo è il primo passo per migliorare il dialogo.

Ascari: Per me questo gioco è rivolto a tuttɜ e unə etero cis dovrebbe giocarci per lo stesso motivo per cui noi giochiamo a giochi con protagoniste persone etero cis. C’è un motivo?

Quanta esperienza personale, non solo vostra, ma di amicə, c’è nella trama e quanto è opera di fantasia?

Ascari: Di fantasia ci sono solamente i nomi e alcuni sviluppi della trama, mentre le situazioni sono tutte tratte o in qualche modo mutuate da esperienze di vita vissute.

QueerWolf: Come sottolinea Ascari, molte delle scene sono derivate da esperienze raccolte durante le interviste. È stata una cosa per me importante: è molto facile per chi esce dalla norma etero bianca cis e maschia sentirsi fuori posto quando mette al centro di una storia la propria esperienza (ne ragionano in modo potente Meghna Jayant e Kim Belair qui). Per spegnere quella vocina che mi diceva che stavo esagerando, avevo bisogno di sapere che queste cose sono vere, reali. Che anche se continuiamo a dirci che è il 2022 e siamo nella “dittatura gender” poi succede che arrivi a lavoro e una collega che non ti aveva mai visto in faccia ti dica che fai schifo se ti trucchi.

L’esperienza personale sicuramente è stata al centro della prospettiva con cui abbiamo gestito il game design: non permettere la scelta del genere all’inizio del gioco, o non concedere a Pallinə di recuperare resistenza. Il lasciare che ogni parola si accumuli e non se ne vada: ad esempio mi rendo conto sempre di più che molte delle difficoltà che sto avendo nel capire chi sono vengono da parole lontane, da commenti fatti anche in buona fede da amici e parenti, da persone amate, ma anche da perfettɜ sconosciutɜ, dal modo in cui i media trattano i corpi non cis, dalla fine che fanno spesso le persone queer in molte storie.

Cosa rappresentano metaforicamente parlando questi urti? Come mai la modalità Bullet Hell?

Ascari: Gli urti rappresentano i traumi che una persona gender non-conforming solitamente subisce durante il suo percorso di vita, specialmente quando si è più vulnerabili (infanzia, adolescenza) e non ancora consapevoli o consapevoli solo in parte della propria identità. Questi traumi possono essere: bullismo, emarginazione da parte dei coetanei, disforia rispetto al proprio corpo, rapporti tesi o violenti coi familiari, non accettazione di sé, ecc. Il dolore è un dado con molte facce e in misura più o meno vasta attraversa ogni percorso di transizione

LazyFox: memore dei significati che Undertale ha dato ai suoi bullet hell, scegliere questo genere per rendere meccanicamente solido ciò che descrive qui sopra Ascari è stato immediato. La tensione nel non sapere quando arriverà il prossimo bullet, il tentativo di evitarlo e la consapevolezza che non riuscirai mai ad uscirne completamente illesə sono tutti aspetti che riportano a quelle esperienze di cui volevamo parlare.

A proposito di esperienza personale, giocandolo mi sono venuti in mente particolari della mia infanzia, a parte il fatto che il calcio non mi è mai piaciuto, verso i 4 anni (credo) ogni tanto mi vestivo da bambina e diventavo Obla (non so da dove diamine venga questo nome), uscivo così e volevo essere chiamato al femminile. Fortunatamente a casa nessuno si scandalizzava di questo e a un certo punto ho smesso, per quanto alle medie giocassi più con le femmine e già alle superiori affermassi tranquillamente di avere un lato femminile molto sviluppato. Tutto questo non perchè io sia un ubermensch, ma perchè ho vissuto in un ambiente tranquillo e aperto da questo punto di vista, insomma, son stato fortunato. La domanda è: che legame c’è tra i pregiudizi sui ruoli di genere e malesseri riguardo le discrepanze tra il genere assegnato alla nascita e quello effettivo? Non sarebbe decisamente meglio un approccio in cui il genere non fosse così enfatizzato come fondamento del carattere, dei gusti e delle aspirazioni di un individuo?

QueerWolf: Questa è una domanda immensa, e l’invito più ovvio è quello di seguire attivistɜ e divulgatricɜ che sviscerano da sempre questi temi.

Provo a dare una risposta molto personale. I pregiudizi (anche quelli positivi) per me sono il fulcro del mio malessere. Mentre cerco ancora di dare una risposta a molte cose, mi rendo conto che molto spesso le cose che faccio o desidero fare sul mio corpo o coi miei atteggiamenti esteriori, sono più legate a come voglio essere lettə, vistə dalle altre persone, come voglio esser desideratə. Non ho bisogno di truccarmi o di riflettere sul prendere o meno degli ormoni per diventare chi sono, perché lo sono già e lo sono sempre statə e lo sarò anche se dovessi scegliere di mantenere un aspetto esteriore supermacho e mascolino (LOL). Ma da fuori le persone di norma associano un tot di caratteri secondari (barba o non barba, pelo o non pelo, seno, forma dei fianchi, degli zigomi) a un genere o l’altro, e decidono da quello chi sei e cosa devi essere (ed ecco perché la centralità dello sguardo nei terzi bullet hell di non-binary).

Anche per questo non siamo grandi fan del “non enfatizzare il genere”: il genere c’è, è uno spazio importante e centrale nell’esprimere sé stessə. Se dovessimo cercare ora di togliergli importanza, il risultato sarebbe quello di lasciare una forte traccia di binarietà nella nostra cultura, che non libererebbe nessunə (un po’ come quando ci siamo convintɜ di aver rimosso la schiavitù solo perché l’abbiamo data in outsourcing). Citando Sandra Bem, ci piace di più l’idea di moltiplicare le etichette di genere a dismisura, fino a farle implodere: a quel punto genere sarà un termine svuotato di senso.

Un encomio per la risposta: interessante pur rimanendo concisa, nonostante si potesse scatenare un inferno di wall of text.

Torniamo con domande più asettiche: com’è il linguaggio? Io scribacchio del codice e son curioso.

Abbiamo usato due ambienti per scrivere il gioco: Unity, che si basa su C#, e Ink (di Inkle) che è un linguaggio narrativo di scripting. Unity è probabilmente l’ambiente più utilizzato in ambito di giochi indie (e ormai non solo), mentre Ink è purtroppo molto meno conosciuto ed è stato per noi fondamentale per permettere di coordinarci senza problemi tra sviluppo delle storie e quello visuale.

Nel gioco ci sono “percorsi segreti”?

Non ci sono veri e propri percorsi segreti, ma abbiamo comunque pensato di sovvertire la classica struttura dei giochi dove si “vince” o si “perde”. Volevamo raccontare una storia con un finale sempre positivo, e per questo motivo ovunque si venga sconfitti dai bullet hell si arriva comunque a uno dei sette possibili finali.

Un po’ come nei GdR, non bisogna mai chiedere “chi ha vinto?”.

Quali sono state le parti più divertenti e le più faticose dello sviluppo del progetto?

QueerWolf: la cosa più faticosa sicuramente è stata mettere le mani in qualcosa di personale e ancora non maturo. Finite le corse di questi tre mesi tutto è tornato indietro come un colpo di frustra e non è stato molto piacevole. Invece mi sono sorpresə a divertirmi con la parte di programmazione. Ho una crush per Ink da tempo, e poter esser parte della creazione del codice è stato figo, così come imparare un po’ ad usare Visual Studio Code (poi basta che mi dai qualcosa di colorato e mi fai felice).

LazyFox: la parte più faticosa è stata senz’altro quella finale, con l’integrazione dei risultati del beta-testing e il debug degli ultimi, fastidiosi problemi che non riuscivamo a risolvere. Quella più divertente invece è stata di sperimentare su un ambiente nuovo, quello di Unity per l’appunto, per il quale avevo solo seguito un paio di corsi e fatto qualche tentativo un po’ goffo.

Avete altri progetti in cantiere? Pensate di adattare Non-Binary ad altri sistemi operativi o di tradurlo in altre lingue a parte spagnolo e inglese?

La nostra cartella dei progetti tende a più infinito. Giusto sabato mattina eravamo a fare colazione prima di Svilupparty e a ragionare al bar con matita quaderno e la trecentesima idea della settimana.

Prioritarie sono sicuramente due cose: definire meglio tra di noi l’identità di owof (perché è chiara a sentimento, ma vorremmo formalizzarla in qualche modo) e fare sperimentazioni con persone che si occupano di grafica. Ad ora abbiamo un paio di contatti ma ehi, se ci leggi e ami disegnare la nostra porta è aperta.

Avete capito? (io uso UML per disegnare gli omini stecchini, quindi non mi candido, ma voi fatelo!). Scusate l’interruzione.

Per la traduzione invece è successa una cosa tenerissima. Qualche giorno fa ci scrive una persona non binaria dal Canada: presə strabene da non binary, l’ha fatto giocare nella sua scuola (è unə gamedev) e si è offertə di tradurre il gioco in francese, per farlo giocare anche allɜ amichɜ francofonɜ.

Lato sistemi: siamo già a lavoro su una versione Linux e una Mac. Stiamo ragionando con calma invece su un eventuale porting per il mobile: crediamo nel messaggio del gioco, e molte persone non hanno PC in casa e di conseguenza non potranno provarlo. Di contro però vuol dire ripensare tutta una serie di elementi, a partire dall’interfaccia.

Sarebbe molto carino se diventasse anche un app per mobile!

Domanda a piacere. Ho scordato di chiedervi qualcosa di importante sul progetto? Rimediate voi.

Ascari: Naturalmente sì! Potremmo discutere ore sull’importanza di questa colonna sonora e in generale del sonoro nei videogame!

Owof: Esatto! non-binary non sarebbe l’esperienza che è senza la sua musica

C’è anche un altro aspetto che ci ha sorpresɜ: la comunità di gamer e giornalistɜ e divulgatricɜ con cui siamo entratɜ in contatto in questi mesi.

L’immagine pubblica ampia del mondo del gaming non è sempre positiva, e dal punto di vista queer le critiche a molte tossicità sono più che motivate. Temevamo quindi di ritrovare su scala ridotta gli stessi problemi, e invece abbiamo incontrato un sacco di persone belle di cuore e con un sacco di voglia di cambiare le cose. C’è una reale volontà di rendere il videogioco una cosa altra, uno spazio aperto e di dialogo, e questa è stata la cosa più bella e inaspettata di questo viaggio.

Diteci qualcosa di voi, se vi va. Di cosa vi occupate?

Ascari: creo colonne sonore e più in generale, musica.

QueerWolf: metto lo smalto ai carlini, canto Raffaella Carrà davanti alle chiese.

LazyFox: dormo sotto coltri di coperte, faccio suoni buffi quando sente odore di cioccolato.

E entrambɜ contiamo i giorni all’uscita di Queer Man Peering Into A Rock Pool.jpg

[gif di faggy little panic]

Uh, qualcuno qua vuole mantenere il mistero! Ok, legittimo.

Come vi siete conosciutə?

Storia vera: LazyFox ha visto che bel colore aveva il manto di QueerWolf e lə ha scritto. Da lì è storia.

Obiettivi a medio termine?

Sicuramente, trovare un modo per unire queste belle energie che stiamo trovando e fare in modo di costruire qualcosa di più comunitario, in un mix di sostegno reciproco e diffusione di una diversa cultura nerd (e se tutto va bene, per giugno vedrete i primi effetti di questa cosa).

(chi siete, da dove venite, cosa portate? Un fiorino)

Giocate entrambi ai GdR cartacei? Quali sono i vostri preferiti?

(LazyFox guarda l’immensa libreria) Sì! Sono tantissimi:

Cuori di Mostro

Stonewall 1969: Una Storia di Guerra

Microfiction

Quiet Year

Magus

Witch: la strada per Lindisfarne…

siamo giocatrici versatili.

Nessuno mai che risponda Gurps o Rolemaster. *Single manly tear*

Un consiglio per chi voglia creare il proprio videogioco?

Partecipate a una game jam, e leggete il bellissimo “Rise of the Videogame Zinesters: How Freaks, Normals, Amateurs, Artists, Dreamers, Drop-outs, Queers, Housewives, and People Like You Are Taking Back an Art Form” di sua maestà Anna Anthropy!

E non pensate che solo perché le storie dei videogiochi non parlano di voi che allora la vostra storia non sia importante. Ci sarà sempre qualcunə che avrà bisogno di sentirla.

Invece i Videogiochi preferiti? Avete un genere che prediligete?

QueerWolf: il videogioco/rifugio è la saga di Dragon Age (me basic bitch da RPG), ma l’amore vero è per i giochi Inkle (Overboard! è un gioiello), per Deconstructeam tutta (gli Essays on Empathy sono un passaggio obbligato per ogni narrative/game designer). 

LazyFox: Celeste, Edith Finch, Hollow Knight, Wandersong e Guild Wars 2. Cos’è un genere? I don’t know her.

Ahahahaha, ho usato davvero la parola “genere”. Pessima scelta.

Cosa consigliate (romanzi, saggi, fumetti, podcast, quello che vi pare) a chi voglia approfondire un po’ le tematiche queer?

Ok, come ne veniamo fuori senza una lista della spesa?

Allora: i romanzi di Akwaeke Emezi (Pet ❤️).

Senza titolo di viaggio e La Mostruositrans di Filo Sottile.

Quella dolcissima graphic novel che è Solleone di Noah Schiatti.

Queer: A Graphic History di Meg-John Barker e Julia Scheele

I video di Philosophy Tube.

Il podcast FAQ the Poly, che oltre a parlare di questioni poliamorose, tocca spesso tematiche queer.

Grazie, perchè credo che il frequentatore medio del blog ne sappia meno di me (e io non so davvero quasi nulla! “So di non sapere” diceva un tizio) e mi piace pensare che qualcuno si sia incuriosito e gli sia venuta voglia di approfondire. In questo modo gli potete dare una traccia.

Ultima domanda, la faccio sempre quando intervisto qualcuno che opera in ambito informatico: linguaggio di programmazione preferito?

QueerWolf: quando si tratta di codice ho uno solo dio ed è John Ingold, e il suo verbo è Ink.

LazyFox: Haskell. Mi piace vivere di illusioni, sì!

Non conoscevo Haskell e pare figo, ma non continuo a fare domande al riguardo perchè temo di provocare troppa sonnolenza a quelle persone belle che sono arrivate a leggere fino qui.

Grazie per il tempo dedicatomi e grazie per aver sviluppato Non-Binary 

Grazie di cuore a te per questa possibilità. E se qualcunə avesse voglia di fare due chiacchiere o di approfondire le cose che abbiamo toccato in modo stringato, i nostri canali social sono sempre aperti.

Sì, sul serio. Son sempre disponibili sui social ed è un piacere conversare con loro. Qui trovate i canali owof e Ascari è sia su Facebook che Instagram.

Non-Binary videogioco indie sulle difficoltà di genere – Recensione e Intervista

Ultimamente gioco molto poco ai videogame, ma mi sono imbattuto in questo progettino interessante e gratuito e ho deciso di dargli fiducia. In pratica si vive la vita di una persona non binaria in conflitto con la società riguardo i pregiudizi e le aspettative che ruotano attorno al genere. Parliamo di un videogioco principalmente testuale, ma coadiuvato da alcune parti “bullet hell” sviluppato da owof games con la collaborazione di Ascari per la colonna sonora. Pur essendo io un maschio etero cis (e pure bianco, ma non c’entra), ho trovato Non-Binary molto interessante, profondo e a tratti toccante. Quindi ho pensato bene di propinarvi una recensione e di intervistare i creatori.

Le avventure di Pallino e Pallina

Punti Deboli: Grafica

La vedete là sopra nella gif. Non c’è altro: una pallina che rotola lungo una strada mentre cerca di evitare quadratini blu e triangolini rosa. Io ho apprezzato perchè mi ha riportato ai tempi in cui giocavo con Arkanoid e i bullet hell del periodo (mesozoico). Però capisco che se vi aspettavate disegni realistici e animazioni ultra moderne, potreste ritrovarvi un po’ delusə.

Ovviamente la grafica costa, sia tempo sia risorse, e per un progetto nato ritagliando le poche ore che rimangono dopo il lavoro retribuito, non si può pretendere molto di più, specialmente contando che il videogioco è gratis (in realtà è “pay what you want“).

Inoltre credo ci sia anche la precisa scelta di usare il medium del videogioco per portare metodi di narrazione diversi, scale di valore differenti e punti di vista innovativi. Per cui, sì, belli i blasonati videogame con grafiche iper-realistiche, ma chiediamoci anche qualcos’altro. Cerchiamo di valorizzare le idee che ci stanno dietro e non solo lo sfoggio di opulenza tecnologica.

Purtroppo così facendo si allontana dal prodotto chi gradirebbe anche vedere qualcosa e non solo immaginarlo. Però non si può avere tutto dalla vita.

Musiche

Anche le musiche avevano quel tocco un po’ da videogioco dei primi anni ’80, però reinterpretato in maniera gradevole. Colonna sonora prodotta da Ascari.
Ma cosa mi state ancora ascoltando a fare? Io non capisco nulla di musica.

Bullet Hell

Come ho detto il gioco consiste nello schivare i quadratini blu e i triangolini rosa. La difficoltà è via via crescente e ho come l’idea che a un certo punto non ci siano altre possibilità se non quella di andare a sbattere contro qualche oggetto vagante.

Non sono ancora riuscito a capire se però ci sia un nesso diretto tra la prestazione nella parte bullet hell e l’andamento della trama. Nel caso sarebbe interessante averne visibilità, anche solo con un punteggio in un angolo dello schermo.

Il significato allegorico a me pare chiaro, invece, quindi questa parte non dà l’idea di essere appiccicata lì solo per far qualcosa mentre si legge la storia: gli urti con le sagome dovrebbero essere i danni emotivi subiti dai non binari quando durante il loro sviluppo vengono incasellati forzatamente in uno dei due generi. O peggio, bullizzati per via della loro diversità dal canone prestabilito. Poi intervistando lə autorə ci toglieremo il dubbio.

Storia: interattiva e con finali alternativi

La trama si sviluppa attraverso la vita di un personaggio. Esiste la versione Pallino e Pallina, a seconda del genere assegnato alla nascita. Si seguiranno le sue avventure e disavventure attraverso tre atti che ci condurranno dall’infanzia all’età adulta passando per l’adolescenza.

Ovviamente, essendo un videogioco e non un racconto, avremo la possibilità di dire la nostra. Possiamo scegliere tra due o tre opzioni di dialogo o di comportamento con cui rispondere alle situazioni che ci coinvolgono, decidendo come affrontare il mondo esterno che vuole imporci i suoi specifici ruoli di genere.

Ad esempio potremmo decidere come reagire quando i bulletti ci prendono in giro o scegliere quanto nascondere le nostre diversità, se continuare o meno una relazione e in generale come affronteremo i pregiudizi e le imposizioni con cui ci scontreremo.

Sì, purtroppo questi stereotipi sono ancora vivi e vegeti. “Certi giochi sono da maschietti, altri da femminucce”. “Bisogna vestirsi in un certo modo”. “Un uomo deve sapersi imporre e una donna invece meglio se non fa l’isterica”. Se per caso vi fosse sfuggita la presenza di queste imposizioni, vi consiglio di guardare meglio, oppure mi dite dove abitate che mi trasferisco.

Giusto una breve esperienza personale recentissima. Il giorno in cui ho provato il gioco (combinazione) esco per sbrigare una commissione e indosso il cerchietto di mia figlia come mio solito (se non vado al lavoro, lì al massimo l’elastico per capelli rosa). Sì, il cerchietto rosa e col fiocchetto. Un gruppo di ragazzi seduti sulle scale della chiesa mi apostrofa “bellissima”. Al mio “invidiosi, eh?”, replicano utilizzando un termine volgare per definire gli omosessuali. Io mi dico stupito che sia ancora un’offesa nel 2022, quindi loro non sanno che altro fare se non ripetere il termine di cui prima e io me ne proseguo per la mia strada.

Quindi sì, il problema è vivo e vegeto. Poi se lo dicono a me, chissenefrega: sono adulto (con moglie e figli, diciamo “sistemato” per usare parole ottocentesche) e fondamentalmente mi vesto così più per provocazione che per espressione del mio io e quindi al massimo possono offendere il mio buon gusto in fatto di abbigliamento, ma pensate un attimo a questa situazione rivolta a unə ragazzə in piena crisi adolescenziale. Presə in giro da un branco (di idioti, ma pur sempre un branco) e la sua identità sessuale e di genere utilizzata come fosse un’offesa. Se cercassimo di essere un po’ meno bestie (con tutto il rispetto per le bestie) potremmo evitare alla gente queste ordalie.

Ok, perdonate la divagazione, si torna a parlare del gioco.

Essendo che per finirlo ci vuole meno di un’ora, io mi sono fatto due run del videogioco (due per Pallina e due per Pallino, per la precisione), e ho notato come le scelte diverse non comportino solo una differente reazione nell’immediato: hanno proprio effetti a lungo termine, sbloccando situazioni alternative. Ad esempio si può arrivare a una conclusione anticipata della trama senza arrivare all’età adulta.

Personalmente ho trovato che le scene descritte fossero plausibili e delicatamente toccanti. C’è parecchio materiale per riflettere.

Il finale, che non vi svelerò, perchè non sono mica Caparezza (io non faccio spoiler), presenterà una simpatica soluzione grafica per mostrare i cambiamenti in atto.
Se siete curiosi, ripeto: lo potete scaricare anche gratis e finire in un’oretta. Provate!



Ok, per ora ho parlato solo io, ma visto che non vorrei fare come il famoso meme “eccoci a parlare di inclusione nei videogiochi con un maschio bianco etero cis”, ho pensato che fosse meglio intervistare lə autorə.

Ecco l’intervista, ma ATTENZIONE: contiene qualche piccolo spoiler. Quindi giocate prima al gioco o rischiate di rovinarvi alcune sorprese.





Se volete leggere altre recensioni di videogiochi, eccone una.
Altrimenti vi potrebbero interessare temi di inclusione, trattati ad esempio nella recensione di She-Ra o parlando di Gesù.

She-Ra e le Principesse Guerriere – Recensione

Chi non ricorda la sorella gemella di He-Man (protagonista di uno storico cartone del 1983)? Quella che brandendo la Spada del Potere e gridando “Per l’onore di Grayskull!” si trasforma da Adora in She-Ra, la mitica principessa guerriera. Nel 2017 è uscito un nuovo cartone basato su di lei, con la scusa dei bimbi piccoli me lo sto guardando decisamente volentieri, quindi eccomi a consigliarlo.

Trama

Adora è stata addestrata ed è cresciuta nell’esercito del malvagio Hordak, assieme a Catra. Tuttavia comincia a ricevere premonizioni, delle specie di cortocircuiti fra realtà diverse, che la porteranno a trovare la Spada del Potere e le Principesse Guerriere che guidano la Resistenza.

Questo suo cambio di fazione la porta da una parte alla contrapposizione diretta con Catra, con la quale aveva un profondo legame di amicizia, mentre dall’altra ad avvicinarsi alle Principesse e ai più grandi eroi della Resistenza.

Dunque accanto ai temi di lotta contro il male, aspettatevi di veder sviluppati i rapporti tra i vari personaggi. Alcuni legano e sviluppano una bella armonia, altri vedono il loro rapporto deteriorarsi e magari finiscono per osteggiarsi.

Personaggi

Ed eccoci ai motivi per cui guardo volentieri questo cartone (sì, ok, anche perchè sono un bambinone, perchè adoravo He-Man quando ero piccolo e perchè mi gaso con la sigla).

  1. I personaggi malvagi sono interessanti. Non è assolutamente scontato, infatti capita spesso di trovare (specialmente in un prodotto per bambini (ma non solo!)) antagonisti completamente amorali e schiavi della propria sete di potere/sangue.
    Non dico che non esistano personaggi del genere in She-Ra, tuttavia possiamo reperire ulteriori sfumature di malvagità, in cui le motivazioni alla base delle scelte morali del personaggio sono decisamente comprensibili. Inoltre (allerta SPOILER) proprio per questo motivo il posizionamento in uno schieramento o nell’altro non è sempre definitivo per tutti i personaggi, preda, spesso, di dubbi sulle proprie intenzioni e su quanto giusto o sbagliato sia relativo.
    Possiamo notare infatti vari cambi di fazione del corso delle 4 stagioni.
  2. Il cartone è caratterizzato da una forte impronta femminista e LGBT. Quindi, come ho detto per la recensione delle Cronache della Giungla della Pioggia, “se siete maschilisti e omofobi, questo potrebbe darvi fastidio. Al più, prendetelo come un avvertimento”.

    Ovviamente è un cartone per bambini, quindi non aspettatevi nulla di esplicito. Però a un occhio attento, un po’ come accadeva in Sailor Moon, si noteranno chiaramente coppie lesbiche, personaggi gender fluid, famiglie arcobaleno e tante altre situazioni “non tradizionali“.

    Inoltre abbiamo quasi esclusivamente personaggi femminili (He-Man non è neanche citato, per esempio), in questo modo c’è tutto lo spazio per mostrare come la femminilità si possa manifestare in infinite modalità diverse e come le donne possano ricoprire tranquillamente un qualsiasi tipo di ruolo. Inoltre le differenze non sono puramente caratteriali, infatti le principesse coprono un ventaglio decisamente ampio di fisicità diversificate, molto di più di quanto si sia abituati a vedere in un cartone animato (ma non solo. Nella stragrande maggioranza di opere visive, i personaggi femminili positivi sembrano usciti tutti dallo stesso stampino, un rigido canone da cui è dura discostarsi). Io spero che questo aiuti le persone a capire che ciascuno di noi è libero di manifestare la propria femminilità nel modo più consono alle proprie corde.

    Ovviamente questi temi sono trattati con la una grazia adatta al pubblico, tuttavia trovo che mostrare fin da bambini queste prospettive possa aiutare le nuove generazioni a sussumere più facilmente come ovvie queste situazioni, liberandosi (si spera) dai pregiudizi.

Carrellata dei Personaggi

Adora: La protagonista della serie, è lei che può trasformarsi in She-Ra. Oltre a sconfiggere il male, vuole comprendere la vera natura e funzionalità del proprio potere.

Catra: Amica di She-Ra, per quanto schierata sul fronte opposto. Personaggio tormentato dalle difficoltà relazionali e dal bisogno di ricevere riconoscimenti affettivi. Tuttavia la sua indole rende difficile per gli altri avvicinarsi a lei.

Bow: L’unico maschio tra i protagonisti (e uno dei pochissimi maschi in generale), maestro nell’uso dell’arco e della tecnologia. Serve devotamente Glimmer.

Glimmer: Principessa dotata di poteri magici, tra cui spicca il teletrasporto. Figlia della Regina Angella, ricopre un ruolo di spicco nell’organizzazione della Ribellione.

Si stava meglio quando si stava peggio, vero?

Valutazione

Disegno: 6,5/10. Io sono un vecchio dinosauro e preferivo la versione del 1985. Però non sono brutti, dai.
Animazione: 7,5/10. Trovo che ci siano alcuni dettagli ben curati, come i movimenti delle orecchie e della coda di Catra. Decisamente gradevole.
Personaggi: 8.5/10. Sfaccettati e interessanti, per essere un prodotto pensato per dei bambini.
Trama: 7/10. Niente di particolarmente originale, però con alcuni “colpi di scena” interessanti.
Doppiaggio: 7,5/10. Buon lavoro gradevole. Ho sentito dire che per il doppiaggio originale erano stati scelti interpreti appartenenti al mondo LGBT, ma non trovo riscontro di questo.
Stile: 9/10. Femminismo e “gender” mostrati con grazia, ma con decisione.

Conclusione

Se siete sensibili alle problematiche di emarginazione e discriminazione di genere, vi consiglio fortemente di guardare o di far vedere questo cartone ai vostri figli.
Se siete dei vecchi fan di He-Man e She-Ra, vale decisamente la pena guardare questo reboot.

In caso contrario (oltre al fatto che siete persone orribili) rimane comunque un programma gradevole e fruibile, quindi potreste guardarlo e magari cambiate idea!


Se volete guardare altre recensioni di cartoni, le trovate QUA.

Magari invece preferite i fumetti

Cronache delle Giungle della Pioggia – Robin Hobb – Recensione

Immagino conosciate Robin Hobb, una delle migliori autrici di fantasy di sempre, la creatrice di quella che per me è la più coinvolgente ambientazione di romanzi fantasy (con buona pace dei fan di Tolkien). Probabilmente è più nota per la trilogia dell’assassino: FitzChevalier Lungavista (trovate qui la sua scheda in 3.5). Però ho appena finito la saga sul risveglio dei draghi nella Giungla della Pioggia, quindi vi beccate la recensione di questa, anche perchè mi sono sposato allestendo un matrimonio a tema fantasy, venendo ispirati proprio dalla Robin Hobb (qui il link Instagram, se vi interessano foto).

Come sempre cercherò di trattenere gli spoiler. Però questo è il quarto gruppo di romanzi ambientato nel medesimo mondo e gli eventi si intrecciano, quindi qualsiasi cosa io possa dire risulterà come un’anticipazione per chi non avesse letto nulla di nulla. Quindi se proprio siete digiuni di Robin Hobb, potreste pensare di chiudere qui e andare a prendere i libri. (costano veramente poco: L’apprendista assassino (Fanucci Narrativa)).

Cronache Giungle della Pioggia - Robin Hobb - Recensione Nerdcoledì
Eccolo. Copertina non pazzesca, ma non importa, no?

Allora proseguo, eh? Poi non brontolate se vi beccate dei mini spoiler.

Premessa

Borgomago è la più grande città commerciale dell’ambientazione. I Mercanti, grazie ai loro Velieri Viventi, riescono a fare affari con mezzo mondo. La loro ricchezza deriva inoltre dalla vicinanza con le Giungle Della Pioggia, una sorta di gigantesca palude, semi sommersa in un fiume acido, piena di pericoli di vario genere. Tuttavia qui si trovano reperti antichissimi e di grande valore, non solo storico, poiché molti di essi sono dotati della magia degli Antichi, vale a dire un popolo scomparso che intratteneva strette relazioni coi draghi. Malauguratamente la vita in questo luogo deturpa e debilita le persone, generando creature parzialmente mutate.

Veniamo appunto ai draghi. Come dovreste sapere, erano scomparsi, ora nel mondo abbiamo Tintaglia e Ardighiaccio. Inoltre una serie di “bozzoli” si dovrebbero schiudere di lì a poco, portando la prima nuova generazione di draghi nel mondo.

Ed eccoci al dunque.

Trama

I draghi nascono nelle Giungle della Pioggia, ma non sono in grado di badare a loro stessi. Dunque i Mercanti inviano un gruppo di giovani “mutati” sacrificabili a fare da guida per condurli a una locazione sicura e soprattutto in cui non possano causare danni agli umani.

Il viaggio coinvolgerà uno dei più antichi velieri viventi, il Tarman, capitanato da un uomo posto in una condizione ricattabile e una studiosa schiva e bizzarra di Borgomago, desiderosa di mostrare il suo talento almeno in questo campo.

Credo di aver detto abbastanza sugli avvenimenti, inoltre è inutile anticiparvi la presenza di pericoli, situazioni di tensione, conflitti interpersonali o anche interni. Però mi sento di segnalarvi come i draghi, anche nelle condizioni in cui sono usciti dai bozzoli, siano una merce fortemente ambita. Basti pensare al potente e spietato Duca di Chalced, nazione nemica di Borgomago, desideroso di ottenere una parte del loro corpo per ottenere un medicinale in grado di curare la propria malattia.

Personaggi

Quando recensisco di solito mi piace fare una carrellata dei vari personaggi, descrivendoli. Tuttavia in questo caso non è consigliabile, in quanto ciascuno di essi presenta un’evoluzione notevole e costante, fin dalle prime pagine in cui compare e, non volendo fare spoiler, mi ritroverei a balbettare frasi confuse e nebulose, oppure a fornire dati che diventerebbero obsoleti nel giro di un paio di capitoli.

Mi riservo solo di precisare il gran numero di personaggi e le loro varie sfaccettature. Inoltre mi preme sottolineare come vengano trattati con chiarezza e serietà temi come il femminismo o l’omosessualità. In questa saga fantasy, più che in qualsiasi altra di mia conoscenza, infatti, i personaggi si interrogano varie volte sul ruolo della donna e sulla legittimità di un rapporto omosessuale, il tutto in maniera spontanea, senza trasformare il romanzo in una conferenza.

Certo, se siete maschilisti e omofobi, questo potrebbe darvi fastidio. Al più, prendetelo come un avvertimento.

Se invece riconoscete pari diritti e dignità all’essere umano in quanto tale, vi segnalo di sfuggita un fantastico Fantasy, sempre scritto da una donna, edito nel lontano 1997: L’arciere di Kerry, di Lynn Flewelling. Già in quell’epoca remota, troviamo aperture a temi spesso ignorati dal fantasy.

Ultimo dettaglio sui personaggi: la personalità dei draghi, totalmente diversa da quella umana, viene sviluppata e indagata, mostrandone le differenze a seconda dell’individuo, inoltre anche queste antiche creature, dotate dei ricordi di tutti i loro antenati, non sono immuni a sviluppi e cambiamenti, dovuti anche al contatto con gli umani.

Alcune Critiche

Per quanto io mi senta di consigliarvi caldamente di leggere i romanzi, non posso trascurare il fatto che vi siano due pecche terribili in questa saga.
Punto primo, la traduzione in italiano. Soprattutto per quanto riguarda il quarto romanzo, siamo di fronte a qualcosa di oscenamente brutto: personaggi che cambiano nome a seconda del capitolo (Ardighiaccio, diamine, non ci vuole molto a ricordarselo!), gli Antichi che a volte invece sono Anziani; parentesi e virgolette che si aprono e mai si chiudono, come fossero decorazioni buttate sopra le pagine; inoltre abbiamo alcune frasi tradotte in modo non lineare, o quantomeno non elegante.
Speriamo ardentemente in una riedizione!

Inoltre, nelle prime 100 pagine di ogni romanzo successivo al primo, abbiamo uno spreco enorme di frasi atte a riallacciare le fila con quanto successo precedentemente. Capisco, potrebbero essere utilissime nel caso siano trascorsi anni tra la lettura di un libro e il successivo, ma se li state divorando uno di seguito all’altro, probabilmente non gradirete.
Per quanto riguarda l’ultimo della saga, Il Sangue dei Draghi, posso capire, essendo trascorsi sei anni dalla pubblicazione del terzo, la Città dei Draghi, ma negli altri casi parliamo di un intervallo di appena un anno. Sinceramente non ne capisco il motivo.

Valutazioni


Trama 8. Buona trama, solida, interessante. Il finale è un filo abbozzato, poteva essere curato meglio, ma a parte questo, nulla da eccepire. Ottimo ritmo, seppur con approccio molto descrittivo e minuzioso.

Personaggi 8.5. Dettagliati, sfaccettati e mutevoli. Sono le tre caratteristiche che secondo me fanno un buon personaggio. Mancano degli exploit di originalità come nel caso del Matto e cercando la pagliuzza nell’occhio potrei dire che si notano alcune similitudini sparse con personaggi già utilizzati. Ma parliamo di minuzie.

Stile 9. Io di solito apprezzo stili più schietti e diretti, ma nel suo caso sono disposto a fare un’eccezione. Vorrei far notare come in ogni capitolo ci sia un cambio di modalità espressiva, seguendo il cambio di personaggio centrale.

Ambientazione: 9.5. Questo perchè faccio fatica a dare 10, ma siamo nel meraviglioso. Culture diverse, tipologie differenziate di magia, relazioni verosimili tra gli stati, misteri ancora da scoprire…

Se non vi siete annoiati troppo, potreste buttare uno sguardo alle altre recensioni.

Capitan Marvel in D&D 3.5

Avete visto il film? Bruttino, vero? Però la super eroina che sta per aggiungersi agli Avengers è un personaggio interessante. A parte che non gira mezza nuda, il che è decisamente particolare per una ragazza in un film di supereroi, poi i poteri sembrano divertenti da riprodurre. Questa è la versione D&D 3.5, se volete vedere la sua scheda in Pathfinder, andate QUI.
Se vi interessano altri personaggi Marvel, sappiate che ci sono Iron Man, Hulk e Capitan America per restare in tema Avengers, poi The Punisher, Wolverine, Jean Grey e Daredevil.

Risultati immagini per captain marvel

Punti salienti: Il potere evolve nel corso del film, prendiamo un punto centrale per non strafare. Quindi combatte con perizia, anche a mani nude, poi spara raggi di energia.
Valutazione livello: Fino a… (ok, no spoiler) … insomma, fino a un certo punto dimostra capacità decisamente superiori agli umani, tuttavia non in grado di devastare il mondo. Quindi aggiriamoci attorno al livello 6 e dichiariamoci soddisfatti

Scheda

Suggerimento build:
Razza: Umana. Facile.
Classi: Wilder [Expanded Psionic Handbook] 5, Monaco 1. Il Wilder è una sorta di Psion (non li conoscete? Ne parlo QUI), con questa classe possiamo sparare un po’ di raggi di energia. Abbiamo una vasta scelta. In aggiunta possiamo anche creare scudi e effetti stordenti. Il Monaco ci permette di combattere, specialmente grazie ai talenti. Ho scelto il Wilder perchè ha un approccio un po’ più sregolato alla magia, il che dovrebbe replicare la padronanza intermittente che la protagonista mostra all’inizio.
Caratteristiche: Il carisma ci serve per i poteri e per il fascino. Le caratteristiche fisiche non possono essere basse.
Talenti: Tashalatora [Secret of Sarlona] ci fa sommare i livelli da Wilder e quelli da Monaco per un sacco di cose. Così combatteremo in maniera efficace.
Equipaggiamento: Una tutina coprente, ma attillata

Varianti e considerazioni:

Se non vi convince il Wilder, potreste usare lo Psion, a quel punto consiglio Overchannel [Expanded Psionic Handbook] per simulare gli scoppi d’ira e se invece volete ottimizzare abbiamo Ascetic Psion [Secret of Sarlona] per usare l’Intelligenza al posto della Saggezza per la CA da Monaco. Lo spicocineta è il tipo di Psion più incentrato sui danni, quindi il più adatto, forse. Poi lancia Dardo di Energia già a livello 1.
Se vi piace il Wilder, ma non volete proprio rinunciare al potere sopracitato, potete usare Expanded Knowledge [Expanded Psionic Handbook] per impararlo.
Per l’avanzamento potete tranquillamente progredire con la classe psionica prescelta. Questo, grazie a Tashalatora, migliorerà anche le capacità combattive e, soprattutto, incrementerà i poteri speciali per replicare tutte le incredibili azioni che compie a fine film.

Ogni personaggio è replicabile in D&D 3.5

Altrimenti prendete un popolano e infilategli questa maglietta:

Un Background femminile – Sgomina, la barbara

Non è sempre facile per un maschio giocare un personaggio donna: spesso può risultare difficile immedesimarsi. In questo background ho provato a toccare alcune tematiche femminili che potrebbero essere presenti in varie ambientazioni.  
NB: Quando scrivo un BG lo faccio quasi sempre in prima persona, quindi provo a raccontare la storia dal punto di vista del personaggio. In questo caso quindi abbiamo una combattente barbarica “non molto studiata”, quindi dovremo confrontarci con i suoi limiti cognitivi ed espressivi. Inoltre preciso che la razza era una sorta di guazzabuglio concordato con il master, quindi ci sono alcune peculiarità fisiche da considerare, ma potrebbe adattarsi senza sforzi a qualsiasi umanoide classico.

NB2: “Forse” è un po’ troppo lungo, scusate.

Me l’immaginavo un po’ più muscolosa, ma pazienza

  -506° ciclo dall’incarnazione. Ventiduesimo giorno della settima luna-

Mia madre mi vuole bene lo stesso. Mio padre no. Forse pensano che sono piccola e non capisco, ma non sono così piccola: ho già sei anni. Li sento che parlano. Mio padre è arrabbiato con mia madre perchè non è riuscita a dargli un maschio. Mia madre è triste. Non le piace aver deluso suo marito, poi è triste per i bambini morti. Prima di me hanno avuto due maschi, ma non si sono svegliati passandoli sulla pietra viola e si sono spenti. Dopo di me mia madre non è più riuscita a rimanere incinta. Mio padre inizia ad arrabbiarsi: lui è il capotribù e deve avere un erede in grado di combattere. Mia madre piange. Perchè non posso combattere? Mi guardano strano. Finalmente ho finito di mangiare e posso uscire a giocare. Non mi piace stare in casa quando litigano. Mi piace giocare. Oggi c’è il sole e ci sono quasi tutti. Ho sentito dire a un anziano che i giochi che facciamo servono per preparare all’allenamento da guerrieri, quindi mi piacciono ancora di più. Giochiamo a correre, a inseguirci. Lanciamo i sassi contro gli alberi o i nidi di vespe. Io sono brava: ho buona mira e corro veloce.

-508° ciclo dall’incarnazione. Settimo giorno della sesta luna-

Mi sveglio in silenzio. Mangio veloce. Non voglio stare in casa: i miei genitori non litigano quasi più, ma non si parlano mai. È brutto stare in casa quando ci sono tutti e due. Ci vado dopo ad aiutare i grandi a fare le cose, ora esco a giocare. Mi piace sempre giocare, anche se siamo in meno: molte femmine hanno deciso che non voglio fare più i giochi che ci si sporca e si fa fatica, allora stanno a casa, aiutano le mamme a fare da mangiare e altre cose così. Invece noi ci divertiamo, io poi sono contenta, perchè sono molto brava in questi giochi.

-510° ciclo dall’incarnazione. Ventesimo giorno della terza luna.

Oggi è l’ultimo giorno di giochi. Sono molto contenta. Ho sentito dire a un grande che da domani, per i ragazzi della nostra età, inizia il vero allenamento da guerriero. Non vedo l’ora. Gioco felice tutta mattina. Quando viene il pomeriggio sono tutta agitata; alla notte quasi non riesco ad addormentarmi.

-510° ciclo dall’incarnazione. Ventunesimo giorno della terza luna.

Mi alzo veloce, corro in cucina, mangio qualcosa in fretta e corro verso la porta per uscire. C’è mia madre davanti alla porta. Mi guarda in faccia. Ha sempre gli occhi tristi. <Dove stai andando Sgomina?>. La guardo. Perchè fa una domanda così? È ovvio! <Devo uscire di fretta! Oggi cominciano gli allenamenti per i guerrieri e devo partecipare!>. Mia madre quasi si mette a singhiozzare. Perchè? Non capisco. Inizia a muovere la bocca, come per dirmi qualcosa, ma non fa in tempo. Sento un colpo proprio in faccia. Cado in ginocchio, mi giro a guardare e vedo mio padre. Furioso. Non capisco. Inizio a chiedergli qualcosa, ma mi interrompe: <Cosa demone stai dicendo?!?> grida. <Non ti sei accorta di essere una femmina? Le femmine non possono diventare guerrieri!> Prende fiato un istante. A me gira la testa. <Dopo il decimo inverno le ragazze smettono di crescere; Saresti il guerriero più debole del mondo!>. Sento le lacrime che bruciano negli occhi, ma lui continua, con un tono solo poco più basso e più calmo: <Dopo il decimo inverno i maschi si allenano per diventare guerrieri e cacciatori; le femmine devono fare i lavori per aiutarli. Siete deboli e non servireste a nulla in combattimento, quindi dovete fare la vostra parte e portare l’acqua, cucinare, pulire, occuparvi dei vestiti e poi, più grandi, dei bambini. Mi sono spiegato? Ora non voglio più sentire storie del genere.> Fa per andarsene. Io mi rialzo e grido singhiozzando la prima cosa che mi viene in mente: <Non è giusto! Secondo me smettiamo di crescere perchè non ci lasciate fare gli allenamenti!>. Quasi non faccio in tempo a finire la frase. Mio padre si gira di scatto, muovendosi per colpirmi col dorso della mano. Faccio per evitare il colpo, ma è troppo veloce. Mi prende in pieno sulla faccia. Vedo delle luci. La stanza gira veloce. Cado. Poi buio per un momento.

Riapro gli occhi, sono sola. Sento mia madre che singhiozza in un’altra stanza. Striscio verso il mio letto. Mi sdraio e penso. Penso che in effetti sono alta come mia madre, che è una delle donne più alte della tribù. Però gli uomini sono tutti più alti di lei di almeno una testa. Mio padre anche di due. Se rimango così piccola a cosa serve l’allenamento? Non posso diventare guerriero. Torna mio padre, quasi non lo sento finchè non mi parla. <Tuo cugino Guretis si trasferisce da noi>, dice, indicando il ragazzo che lo accompagna. Non mi piace mio cugino: ha quattro inverni più di me e si approfitta di essere più grande per prendere in giro me e i miei amici. Guardo mio padre senza capire. Perchè deve venire qui? Mio padre sbuffa. <Ho bisogno di un erede e quindi lo cresceremo in questa casa per insegnargli come si comporta un capo tribù>. Continua e mi punta il dito contro. <Ricordati, da ora in poi devi comportarti come se è tuo fratello maggiore. Quindi anche lui ha il diritto di decidere quali compiti devi fare> Guretis fa un sorriso cattivo. A me sembra di nuovo che la stanza gira. Riesco solo a fare sì con la testa. Mio cugino mi guarda e dice <Bene, allora, visto che se ho capito bene, non sei capace di fare niente, bisogna iniziare con un compito facile: vai al fiume e prendi due secchi d’acqua>. Guardo mio cugino, poi guardo mio padre che mi fissa. Di nuovo, riesco solo a muovere la testa. Cerco di fermare la stanza che gira, poi mi alzo e cammino verso l’uscita. <Non metterci tutta la vita però. Capito?>. Esco, prendo il bastone con legati i due grossi secchi di legno. Cammino triste verso il fiume. Passo di fronte a un prato, dove vedo che ci sono i miei vecchi compagni di giochi. Hanno in mano dei lunghi bastoni e fanno tutti delle mosse, con un grande che dice cosa devono fare. Continuo a camminare piangendo. Oggi è il giorno più brutto della mia vita. Torno a casa, ascolto appena mio cugino che mi dice qualcosa su quanto sono inutile. Non riesco nemmeno a mangiare, vado a letto. Vomito per terra. Pulisco. Torno nel letto e piango finchè non svengo.

-510° ciclo dall’incarnazione. Ventunesimo giorno della terza luna.

Mi sveglio. Ho un pensiero nella testa che non riesco a capire cos’è. Mi concentro. Mi torna in mente la scena che ho visto ieri al campo di addestramento. Un ragazzo ha sbuffato e ha detto “sono stanco!”, il maestro ha risposto “Ottimo! Se ti stanchi vuol dire che l’allenamento fa effetto!”. Stancarsi. È questo il segreto? E come mi stanco? Ci penso un secondo. Facile! Devo correre! Mi alzo e vado in cucina. C’è già mio cugino che mi aspetta. <Prima di fare colazione, vai al fiume e portami altri due secchi d’acqua. Ho proprio voglia di mettere i piedi a bagno.> Maledetto sbruffone! È quasi meglio così: posso subito fare una prova. Prendo l’asta coi secchi e appena sono un po’ lontana dalle case, che sono sicura che non mi vedono, inizio a correre. Corro abbastanza veloce, voglio stancarmi. Arrivo al fiume, raccolgo i secchi e corro per tornare indietro. Stavolta un po’ più piano: non posso rovesciare acqua. Arrivo quasi al villaggio, ma mi viene in mente una cosa: non posso farmi vedere subito, altrimenti si accorgono che ho corso tutto il viaggio.

Che posso fare mentre aspetto? Non sono troppo stanca, posso fare un altro giro! Prendo i secchi e corro di nuovo verso il fiume. Arrivo che sono a pezzi, le gambe le sento dure e pesanti, l’aria mi brucia nel petto, il sudore mi scende dalla fronte. Ma perchè demone non ho lasciato i secchi vicino al villaggio? Troppo tardi per pensarci. Devo correre fino al villaggio, altrimenti ci metto troppo tempo. Corro, le gambe bruciano, faccio fatica a respirare, il sudore mi va sugli occhi e non riesco a vedere bene, i secchi mi pesano sulle spalle e sulle braccia, fanno male, sento la pancia sottosopra. Arrivo vicino al villaggio. Sento che mi viene da vomitare. Mi trattengo, non ho tempo. Inizio a camminare e a fare finta di niente, anche se barcollo. Arrivo davanti a casa e quasi non mi reggo in piedi, ho fame, ma sono troppo distrutta per mangiare subito. Guretis è davanti alla porta <Finalmente sei arrivata!>, poi mi guarda bene. <Ma che cavolo hai fatto? Come demone hai fatto a conciarti così?>. Non so cosa dire. Appoggio solo i secchi, piano, e con un ultimo sforzo li metto davanti a lui. <Ecco.> riesco solo a dire. Mi viene vicino, è molto più alto di me. <Ho capito! Mi sono scordato quanto siete deboli voi donne! Per te è stato molto faticoso portare quei secchi fino a qui!>. Si mette a ridere. Mi viene voglia di dirgli che ho fatto due giri, ma mi mordo la lingua. Intanto lui mette una gamba dietro alle mie e mi spinge, così mi fa cadere. Finisco per terra, e prima che mi rialzo mi si siede sopra. <Mi hanno detto che volevi allenarti da guerriero. Mi fai ridere! Guarda come sei debole! Saresti un guerriero inutile!>. Piango di rabbia, provo a fermare le lacrime, ma non ci riesco molto. Intanto la polvere mi arriva in faccia e mi entra nel naso e nella bocca. Ora so perchè mi alleno. Voglio diventare forte e sconfiggere Guretis. Finalmente mi lascia libera: deve andare al suo allenamento da guerriero, rovescia l’acqua che ho portato e se ne va. Entro in casa. Rimango seduta per un po’ per riposarmi, poi mi sforzo di mangiare qualcosa. Entra mio padre, mi guarda. <Cosa fai ancora qui? Non hai ancora portato l’acqua per la mattinata?>. Inutile discutere. Prendo i secchi ed esco. Questa volta faccio avanti e indietro coi secchi vuoti, di corsa. Poi corro al fiume, riempio i secchi e corro per tornare indietro. Va meglio di prima: sono stanca, molto stanca, ma mi reggo in piedi.

-511° ciclo dall’incarnazione. Settimo giorno della prima luna.

È quasi un anno che mi alleno. Mi sento molto veloce, le mia gambe sono robuste e non mi stanco facilmente. Ogni volta che devo fare qualcosa io faccio due volte il giro di corsa, però non sembra abbastanza: non mi stanco più. Devo trovare una cosa diversa. Anche oggi mio cugino è uscito molto presto, dice che è alla fine dell’addestramento e si deve impegnare di più. Meglio. Così mi rimane più tempo e soprattutto evita di tormentarmi. Mi alzo, mangio veloce e faccio una corsa a prendere l’acqua, ma faccio un giro solo, tanto nessuno mi controlla. Porto i secchi in casa e poi corro verso il prato dove si allenano i ragazzi. Mi nascondo dietro un albero un po’ lontano [Quindi sarà un ontano! Ok, era una battuta pessima, ma non ho resistito, non uccidetemi] e provo a guardare cosa fanno.

Corrono. Questo sono capace anche io di farlo. Non sono neanche velocissimi. L’insegnante dice delle cose, sembra, ma io non sento niente. I ragazzi smettono di correre e si mettono un po’ sparsi nel prato. Devo avvicinarmi per capire come si allenano. Esco da dietro l’albero e provo a strisciare senza farmi vedere. C’è un cespuglio qualche passo più avanti, devo solo arrivare fino lì. I ragazzi sono tutti sdraiati, non mi possono vedere, ma il maestro guarda nella mia direzione. Mi fermo. Non respiro. Sento il cuore che batte, nel petto, nella gola, nelle orecchie. Il maestro si gira. Non mi ha vista! Guardo i ragazzi, da sdraiati a pancia in giù si alzano un po’ usando le braccia. Poi si girano e senza braccia si alzano a sedere. L’istruttore dice cosa fare, da consigli, poi grida con quelli lenti. Li insulta, e li chiama femminucce. Non è giusto. Ho tanta voglia di fargli vedere che non siamo deboli, ma prima mi devo allenare. Adesso i ragazzi hanno smesso e prendono una specie di bastone. Iniziano tutti a fare la stessa mossa, copiando il maestro. Provo a impararla a memoria, ma non è facile. Ormai è molto che sono qui. Devo tornare a casa a fare i lavori, ma ho imparato molte cose: da domani cambio allenamento. Aspetto che nessuno guarda nella mia direzione, corro verso l’albero e poi a casa. Sono fortunata, nessuno si è accorto che ho tardato. Corro a fare i miei lavori, ma penso solo al nuovo allenamento che mi aspetta. La notte arriva tardissimo e io non riesco a dormire, mi rigiro nel letto, sperando che domani arriva presto.

-511° ciclo dall’incarnazione. Ottavo giorno della prima luna.

Mi alzo, finalmente. Non resisto più. Anche oggi gli uomini di casa sono impegnati, quindi posso mangiare veloce, fare una rapida corsa a prendere l’acqua. Poi posso fare una corsa fino a una zona nascosta e provare l’allenamento nuovo. Mi sdraio e comincio a fare il primo esercizio. Non è facile, non sono abituata a sforzare così tanto le braccia. Però riesco almeno a farlo un po’ di volte. Il secondo è più facile, ne faccio molti di più. Finalmente finisco anche questo, quindi mi metto a cercare un bastone; ne trovo uno bello grosso e alto come me. Comincio a far le mosse che ho visto ieri. È un po’ difficile fare quei movimenti, ma non mi sembra di fare fatica. Strano. Non ho molto tempo, quindi continuo per un po’, poi corro verso casa. Così posso sbrigare i miei lavori di corsa e nel pomeriggio posso tornare ad allenarmi.

-511° ciclo dall’incarnazione. Ventisettesimo giorno della seconda luna.

Sta funzionando! Mi sembra proprio che sta funzionando! Sono sempre al mio campo d’addestramento, oggi sono riuscita a fare molti più esercizi con le braccia, e non mi sono stancata troppo; allora dopo gli altri esercizi, rincomincio e faccio un secondo giro di tutti. Mi guardo e mi sembra che sono molto più forte. Ormai devo pensare di tornare a sbirciare cosa fanno i maschi.

-511° ciclo dall’incarnazione. Primo giorno della terza luna.

Oggi non va. Tanto per cominciare oggi mio cugino è a casa. Poi non mi sento bene: mi fa male la testa, mi sento debole e mi sento la pancia sottosopra. Guretis arriva mentre sto provando a mangiare qualcosa senza vomitare. <Orribile!>. Questo è il soprannome con cui mi chiama ultimamente. <Vedi questo sacco? Prendilo e seguimi>. <E sbrigati, scamorza!>. Voglio fargli ingoiare le sue parole. Prendo il sacco e…ma è pesantissimo! Oggi poi mi sento così stanca. Riesco a sollevarlo in qualche modo e inizio a seguirlo. Lui inizia a salire su per la collina vicino al villaggio e intanto mi dice le sue solite cose “carine”. Io sbuffo, non ce la faccio più, mi sembra che il sacco mi schiaccia, sento le gambe che cedono. Non so come arriviamo in cima e Guretis si ferma. Finalmente. Appoggio il sacco, ma mio cugino mi guarda strano. Poi mi dice: < Perchè l’hai appoggiato?>. Io provo a rispondere qualcosa, ma non riesco a prendere aria per parlare, riesco solo ad ansimare. <Ah, ho capito! Sei già stanca! Lo vedi quanto siete inutili voi donne?>. Detto questo mi prende per i capelli e mi fa cadere per terra. Provo a rialzarmi, ma mi schiaccia giù col piede. Voglio proprio ucciderlo. <Dai, rialzati!> Dice, dopo aver tolto il piede. <Devi portare di nuovo il sacco a casa!>. <Non…non…non capisco…>. <Vedi? Oltre che deboli siete pure stupide! Ti spiego: oggi è saltato l’allenamento, quindi mi annoiavo e ho deciso di giocare un po’ con te. Devi essere felice che una persona importante come me dedica tempo a una inutile come te!>. Si, certo, sono così felice che ti voglio uccidere. Non dico nulla, mi rialzo, prendo di nuovo il sacco e mi rimetto a seguire Guretis. Arriviamo a casa che tremo per la fatica e sono in un bagno di sudore. <Bene, ti lascio ai tuoi compiti, prendi l’acqua, raccogli frutta e fai tutte gli altri lavoretti da donna!>. Ed esce. Ha ragione però: devo prendere l’acqua prima che mio padre torna e mi sgrida. Provo a correre, ma mi devo fermare quasi subito: non ce la faccio. Quando devo tornare coi secchi è ancora peggio, il sole è ormai alto e il caldo mi fa girare la testa. Cammino pianissimo, ma finalmente arrivo a casa. Perdo tutta la mattina a fare i lavori, e ci metto anche un po’ del pomeriggio.

Oggi vado troppo lenta, sono a pezzi. È pieno pomeriggio quando riesco ad arrivare al mio campo. Inizio a fare gli esercizi, ma anche questi non mi riescono. Il peggio è quando passo dal primo esercizio al secondo. Mi accorgo subito che qualcosa non va: sento del bagnato fra le gambe. Mi porto la mano e sento che in effetti c’è qualcosa. La ritiro e la guardo. Quasi mi gira la testa per la paura: è piena di sangue. Non avevo mai visto così tanto sangue mio tutto in una volta. Mi alzo. Forse troppo in fretta: mi sento barcollare. Riesco a rimanere in piedi e comincio a tornare verso casa. Ma che è successo? Non mi sono ferita! Come mai allora esce tutto quel sangue? Poi penso, è tutto il giorno che mi sento strana…forse hanno ragione loro. Forse l’allenamento non è adatto alle donne e per questo il mio corpo si sta distruggendo. Arrivo a casa, sfinita, depressa, sconfitta. Non sono neanche capaci di gridare aiuto, ma per fortuna trovo subito mia madre. Non riesco a dirle niente, faccio solo un gesto verso la ferita. Lei mi guarda, stupita. Poi sorride. Perchè sorride? <Che sorpresa figliola, sei già diventata donna!>. Non capisco. <Però sei ridotta a uno straccio! Sdraiati qui, torno subito>. Non me lo faccio ripetere, e quasi mi addormento. Poco dopo sento che torna. <Prendi, mastica questa>. Mi dà una strana foglia in bocca. Io obbedisco. Aspetta un po’ vicino a me, poi mi dice: <Va meglio ora?>. In effetti sì! Il dolore è molto più debole, e mi sembra che esce molto meno sangue. Controllo per sicurezza, ma è proprio così. <Cosa mi hai dato? Come hai fatto?>. Riesco a balbettare. <La pianta la conosci, solo non l’hai riconosciuta: è l’erba del sangue. Per il resto…bè, ora sei grande e puoi sapere.>. Prende fiato. Cosa mi vuole dire? <Noi donne siamo molto diverse dagli uomini. Siamo più piccole e più deboli, ma non solo. Quando diventiamo adulte ci viene questa malattia: per cinque giorni ogni luna, perdiamo sangue da lì sotto. Quindi siamo più deboli ed è anche per questo che non possiamo essere guerrieri>. <E non si guarisce? Non smette mai?>. <Certo. Si interrompe tutte le volte che abbiamo una nuova vita nella nostra pancia.>. È assurdo. Io non voglio questa cosa, ma non voglio neanche una vita nella pancia.

Mi ricordo le donne che gli è successo: erano lente, goffe, e si stancavano subito. Io non voglio queste cose adesso. Io devo diventare un guerriero. Un attimo. Pensa! <Ma l’erba del sangue mi ha fatto stare molto meglio subito! Se si prende quella, si sta bene!>. Mia madre scuote la testa. Brutto segno. <Non abbiamo molta erba del sangue al villaggio, solo poche piante. E sai bene che servono per curare le ferite dei guerrieri e il succo si usa per affilare meglio le loro asce. Noi donne posiamo prenderne solo poche foglie e solo in caso di emergenza>. Non è giusto. Non è giusto! Resto a terra ancora qualche tempo, mia madre mi rimane vicina, per controllare se sto meglio. Finalmente mi riprendo e mi alzo. <Grazie madre. Pensavo di morire> Lei sorride <In qualche modo è così: è morta la bambina ed è nata la donna>. Si avvicina e mi abbraccia. Io rispondo con affetto. Poi mi accorgo di una cosa: sono più alta di mia madre; di qualche dito almeno. Quindi sono forse a donna più alta della tribù. E sono anche molto più robusta di lei. Mi piace questa cosa. Devo solo trovare una soluzione per la malattia.

-511° ciclo dall’incarnazione. Sesto giorno della terza luna.

Oggi sto meglio. Ho smesso di sanguinare e non ho più male. Quindi posso riprendere a correre. Però nel tempo che risparmio ho deciso che non mi alleno. No. Vado a cercare altra erba del sangue.

-511° ciclo dall’incarnazione. Diciannovesimo giorno della terza luna.

È già da qualche giorno che corro. Corro per i prati, e le foreste e i boschi vicino al villaggio, ma non trovo niente. A volte corro con dei sassi in mano, per allenare anche le braccia. Però se voglio allenami davvero devo trovare quella pianta.

-511° ciclo dall’incarnazione. Ventiseiesimo giorno della terza luna.

Ormai è tardi. Domani o il giorno dopo mi inizia la malattia. E io non ho trovato nulla. Devo impegnarmi di più. Corro più veloce mentre faccio i lavori, per risparmiare più tempo. E corro anche più veloce mentre cerco l’erba. Lascio perdere i sassi: devo trovare la pianta, altrimenti non mi serve a niente allenarmi.

-511° ciclo dall’incarnazione. Ventisettesimo giorno della terza luna.

Corro. Mi sembra di correre da sempre. Non sento più le gambe. Respiro appena, mi brucia tutto il petto. Voglio proprio tantissimo trovala. Di colpo, in una radura nel bosco, mi sembra di vederla. Forse è un’allucinazione per la stanchezza? Mi avvicino. La guardo. No, è proprio lei! Svengo per la gioia. Mi risveglio, è quasi notte. Prendo una manciata di erba e torno a casa. Non sono molto preoccupata, perchè nessuno mi controlla più: mia madre è troppo occupata coi lavori, ed è spesso troppo triste. Mio padre è troppo impegnato a insegnare al suo stupido nipote come si fa il capo.

-511° ciclo dall’incarnazione. Diciassettesimo giorno della decima luna.

‘erba ha funzionato, la mastico quasi sempre, quindi la malattia è quasi sparita. A volte faccio finta di averla ancora usando il sangue degli animali che devo cucinare. Ora sono anche più veloce, quindi ho più tempo per allenarmi. Ieri sono anche riuscita a rubare uno dei bastoni che i ragazzi usano per allenarsi. Sono pesanti. Molto più pesanti di quello che usavo io. Devo allenarmi di più, ma ora non ho più ostacoli.

-513° ciclo dall’incarnazione. Sesto giorno giorno della dodicesima luna.

Ho imparato tante cose guardando gli allenamenti. Da quando uso il bastone pesante sono molto più forte, quindi faccio molto prima a fare i lavori, e mi avanza sempre più tempo per allenarmi. Forse era come pensavo: se ci si allena si continua a crescere. Infatti ora sono la più alta della tribù e sono anche quella con le spalle più larghe. Sono sicura di essere la più forte di tutte. C’è chi dice che invece di usare la pietra delle donne, per risvegliarmi hanno usato quella degli uomini. Ma non è vero

-515° ciclo dall’incarnazione. Terzo giorno giorno dell’ottava luna.

Non è giusto. Io lo so che sono forte. Anche più forte di molti guerrieri della tribù. Allora perchè non posso andare con loro? Stamattina sono partiti. Mio padre, lo stupido nipote e altri 5 guerrieri. Vanno alla città. Devono tentare una missione per “riscattare l’onore della razza”. “Cose da uomini”, mi hanno detto. O insistito. Ho incassato un ceffone. Ho insistito ancora. Allora mio padre ha detto che se avessi battuto Guretis sarei potuta venire. Però non è giusto: mio cugino ha quattro anni di allenamento più di me! Infatti ho provato a sconfiggerlo, ma non ci sono riuscita. Le ho prese, sono stata derisa e offesa. Quanto vorrei vendicarmi su tutti loro. Quanto vorrei dimostrare di essere un bravo guerriero. Per questo li sto seguendo, voglio seguirli di nascosto e aiutarli nella missione.

-515° ciclo dall’incarnazione. Sesto giorno giorno dell’ottava luna.

La città è strana. Non assomiglia a un grande villaggio: c’è molta più gente, profumi diversi, colori diversi. Uomini e donne molto strani camminano liberamente. Non so se mi piace. In più devo dormire in posti strani, perchè non ho soldi per le locande. Spero di capire veloce dove devono fare la missione. Sono stanca di seguirli

-515° ciclo dall’incarnazione. Settimo giorno giorno dell’ottava luna.

Useranno una magia? Non sono sicura di aver capito bene. Mi scuoto le orecchie, e mi riavvicino alla finestra della locanda. Dentro i guerrieri della mia tribù parlano con uno stranissimo essere. <Useremo un portale per farvi arrivare nel posto in cui dovete compiere la missione. Problemi?>. Allora avevo sentito! Sembra che non hanno problemi, perchè la creatura continua a parlare e dice che devono uccidere un mostro, per riscattarsi agli occhi degli Offuscati. Ma chi sono gli offuscati? Più tardi escono e io li seguo sempre. Guidati dallo strano tipo arrivano in una piazza piena di gente. Qui un essere tutto coperto di nebbia fa un lungo discorso che non capisco molto. Poi apre una specie di buco colorato nell’aria. Pian piano i guerrieri entrano. Non possono lasciarmi indietro! Corro. Corro più veloce che posso. Qualcuno grida qualcosa e delle guardie provano a mettersi sulla mia strada. Ma sembra che qualcosa le ferma. Il buco rimane ancora aperto. Io corro, e salto dentro. Mi sento scuotere. Vedo strane luci, ma dura tutto pochi battiti di cuore. Mi ritrovo in una terra grigia e deserta. I miei compagni sono abbastanza lontani per non vedermi. Per fortuna ho un po’ di cibo.

-515° ciclo dall’incarnazione. Ottavo giorno giorno dell’ottava luna.

È terribile. Hanno trovato il mostro che cercavano. È grande, rosso, tutto spine e con quattro braccia. Combatte come una furia. Mio padre e mio cugino gli sono addosso con le asce, ma faticano a colpirlo in pieno. Invece prendono dei colpi dai suoi lunghi artigli. Gli altri guerrieri sono un po’ distanti e bersagliano il mostro con giavellotti e asce da lancio. Mi avvicino. Non possono vedermi, sono troppo impegnati. Il mostro viene ferito da uno dei giavellotti. Lancia un urlo. Sembra furioso. Con un colpo disarma mio padre, si gira verso mio cugino, gli pianta un artiglio nella carne, poi lo morde vicino al collo. È velocissimo! Con un balzo arriva in mezzo ai guerrieri che gli tiravano le armi. Inizia a mulinare gli artigli. Mi avvicino ancora per vedere meglio.

È orribile! I tre guerrieri sono a terra. In un lago di sangue. Mio cugino è a terra e non si muove. Mio padre ha appena raccolto l’ascia e fa per avvicinarsi al mostro. Non può farcela da solo! Lancio un urlo e corro verso la bestia con il mio bastone in mano. Non mi fa paura, sono sicura di poterlo sconfiggere. Alzo il bastone e lo abbasso verso la testa del mostro. Un artiglio si mette in mezzo e para il mio colpo. La bestia ride e mi colpisce in pancia con una zampata. Esce molto sangue, io cado in ginocchio. Per fortuna arriva mio padre. Prende il mostro di sorpresa, vedo la sua ascia che si muove veloce verso il collo della creatura. All’ultimo però la bestia si gira. Alza le braccia, ma è troppo lenta, non può parare il colpo. Vedo l’ascia che attraversa il collo del mostro. La testa che si stacca, con una cascata di sangue. La bestia non cade a terra. Non può: con due zampe artigliate è riuscita a trapassare il torace di mio padre. Vedo il suo sguardo stupito, confuso. Poi crolla a terra sul mostro. Sono troppo stordita per urlare. Resto ferma. Mi guardo attorno. Sono tutti morti. Finalmente piango. Piango perchè in fondo volevo essere io a ucciderli. Perchè volevo batterli.

Cammino tra i cadaveri. Mi sembra che uno dei tre guerrieri si sia mosso. Un momento. Si è mosso veramente. Sta provando a dire qualcosa! < … spezza … rosso…> Prova a muovere la mano, per indicare qualcosa, ma poi crolla. Seguo la sua mano. Lo zaino del suo compagno. Lo apro. Rosso, devo cercare qualcosa rosso. Un bastone rosso, eccolo! Spezzarlo? Che male può fare? È fragile, si rompe subito, e mi ritrovo di colpo nel posto dove ero saltata nel cerchio. Quella cosa tutta coperta di nebbie e di luci mi guarda. <Mi rincresce. Se solo tu avessi colmato la fiala che vi era stata assegnata col sangue della creatura da voi uccisa, avreste completato la prova. Malauguratamente forzare le regole affinché tu potessi partecipare è stato vano.>. Non capisco. Ma non mi interessa. Non so cosa devo fare adesso. I migliori guerrieri della mia tribù sono morti. A chi posso dimostrare di essere forte? Dove posso andare a vivere? Inizio a camminare per la città, senza sapere dove andare.

-515° ciclo dall’incarnazione. Dodicesimo giorno giorno della nona luna.

Sono tanti giorni che cammino per la città. Mangio i topi e il cibo che la gente butta via. Non mi piace, ma non so cosa fare. Entro in una strada piccola. Sento odore di topo. Prima di trovarli però mi vengono incontro delle persone. Sembrano umani, più o meno. Sono armati. Mi guardano. <Ehi bella muccona…dove vai tutta sola?> dice quello più avanti di tutti. <Dai, derubiamola, che poi ce la spassiamo!> grida qualcuno più indietro. Poi di nuovo il primo, forse il capo <Senti, sgancia i soldi e saremo più carini con te!>. Ridono. <Non ho soldi. Non ho niente>. <Questa fa la difficile. Posso sistemarla io?>. Viene avanti uno di loro. Molto alto e molto grosso. Ha una mazza in mano. Mi guarda. Lo guardo. Non capisco, non ho niente da rubare. Lui alza la mazza e l’abbassa veloce verso di me. Non faccio in tempo a spostarmi. Il colpo mi arriva su un braccio. Non fa tanto male. Urlo. Il tipo si spaventa. Prendo il bastone e gli tiro un colpo in pancia. L’uomo urla per il male, poi prova a attaccarmi ancora con la mazza. Stavolta sono più pronta e riesco a saltare indietro, quindi mi colpisce appena su una gamba. Alzo il bastone, non fa in tempo a pararsi, riesco a colpirlo forte sulla testa. Sviene. Non è stato molto difficile, però ne rimangono molti. Gli altri hanno una faccia strana, ma poi tirano fuori spade, mazze e pugnali. Non scappo. Voglio combattere. Si avvicinano. Sento un rumore. Non capisco. Tre di loro cadono. C’è una persona nuova in mezzo a loro, con un’armatura. Prima che capiscono cosa succede, colpisce altri tre con una strana arma. Rimane solo il capo. Si gira e guarda il nemico.

Anche io guardo. Non ci credo. È un’anziana. È una donna coi capelli bianchi, le rughe. È anche piccolina. Il capo la attacca con la spada. Lei para il colpo. Poi lo fa cadere a terra con un calcio, lo colpisce sulla spada e la fa volare via, poi lo fa svenire con un colpo sulla testa. Rimango ferma, non so cosa dire. Lei mi guarda. <Non te la sei cavata male, per essere una ragazza.>. Non riesco ancora a parlare. <Scommetto che questi delinquenti ti hanno sorpreso sulla via di casa>. Muovo la testa per dire no. Lei si avvicina e mi guarda meglio. <Ma dove ti ho già visto…ah! Ma tu sei quella pazza che è saltata nel portale insieme a quel gruppo di barbari>. Non ho capito tutto, ma credo che sono io, faccio sì con la testa. <Mi dispiace per i tuoi compagni. Ma ora cosa ci fai qui?> Non so cosa dire, la guardo solo. <Non sai dove andare?> Dico ancora sì. <Ascolta, tu sei molto forte, anche se dotata di uno stile grezzo. E io ho bisogno di un nuovo apprendista, purtroppo il ragazzo a cui insegnavo è morto in un incidente>. <Mi…mi dispiace> riesco a dire. <Ah! Ma allora sai anche parlare! Fantastico!>. L’anziana è strana. Sorride. <Allora mi puoi dire come ti chiami!>. <Sgomina>. <Strano nome, in ogni caso io sono Torife. Senti, ti andrebbe di essere la mia allieva? Ti insegnerei a combattere e tu faresti i lavori più faticosi per me.>. Parla in un modo che non si capisce bene. Però un po’ ho capito. E mi piace. Molto. Sento che quasi piango. Muovo molto forte la testa per dire sì.

-517° ciclo dall’incarnazione. sesto giorno giorno dell’undicesima luna.

Sono due cicli che sto con Torife. Lei mi ha imparato a combattere molto bene. E mi ha imparato alcune cose su questa città. È molto bello stare con lei, mi piace che c’è una donna che può essere un guerriero. Però voglio far vedere a tutti che anche io sono un guerriero. E che sono il guerriero più forte della mia tribù. C’è un modo, anche se tutti sono morti: superare la prova che li ha uccisi.  



CREDETEMI, VE LO GIURO!
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